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“Prendo troppo poco!”. Bassetti e lo stipendio, lo sfogo diventa virale: le sue parole

Pubblicato: 01/10/2026 12:26

Anni di università, specializzazione e formazione continua, poi turni di notte, weekend e giorni festivi, con responsabilità che possono riguardare direttamente la salute e la vita dei pazienti. È partendo da questo percorso che Matteo Bassetti ha riaperto il tema delle retribuzioni dei medici italiani, sostenendo che l’attuale sistema non riconosca abbastanza le differenze tra specializzazioni, carichi di lavoro e responsabilità.

In un video pubblicato sui social, l’infettivologo genovese ha messo al centro della discussione lo stipendio dei medici del Servizio sanitario nazionale, confrontandolo con quanto, secondo i dati da lui citati, percepiscono alcuni colleghi all’estero. La sua proposta è quella di modificare il sistema dei compensi, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la sanità pubblica e rendere alcune posizioni professionali più attrattive.
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Lo stipendio indicato da Bassetti

Bassetti individua una cifra precisa per descrivere quella che considera la situazione retributiva di riferimento per un medico dipendente pubblico. «Il numero magico: tremila euro netti al mese. Questo è lo stipendio di un medico italiano dopo un percorso formativo di sei anni di medicina, quattro o cinque anni di specializzazione e anni di formazione», afferma.

Il ragionamento parte dunque dal lungo percorso necessario per arrivare alla professione medica. Alla formazione universitaria si aggiungono gli anni della specializzazione, prima dell’ingresso pieno nell’attività professionale, con una carriera che può poi comportare turni particolarmente impegnativi.

Secondo Bassetti, il problema non riguarda soltanto la cifra complessiva, ma anche il modo in cui viene strutturata la retribuzione. «Un medico italiano che lavora nel pubblico guadagna questa cifra per il giorno, per le notti, per i sabati e le domeniche. Ed è la stessa cifra sia se fai l’infettivologo come me, sia se lavori al pronto soccorso, se fai il chirurgo, il cardiochirurgo o il neurochirurgo. Stiamo parlando di specialità di altissima responsabilità».

È proprio l’appiattimento retributivo tra professionisti impegnati in ambiti differenti uno dei punti sui quali l’infettivologo concentra la propria critica.

Il peso delle assicurazioni

Nel suo intervento, Bassetti richiama anche i costi che possono ricadere direttamente sui professionisti. Alcune specializzazioni, caratterizzate secondo il medico da un livello particolarmente elevato di rischio professionale, possono infatti richiedere una copertura assicurativa privata.

Il costo, sostiene Bassetti, «può arrivare anche a ventimila euro all’anno». Una spesa che, nel suo ragionamento, riduce ulteriormente il reddito effettivamente disponibile per alcuni medici.

Il tema viene quindi collegato non soltanto allo stipendio lordo o netto, ma anche alle spese connesse allo svolgimento della professione e alle diverse condizioni nelle quali i medici sono chiamati a lavorare.

Il confronto con l’estero

Bassetti amplia poi il confronto alle retribuzioni dei medici in altri Paesi. «Francia, 4.500 euro netti al mese. Germania, seimila euro netti al mese. In Svizzera e Stati Uniti siamo a oltre 15mila euro netti al mese».

Secondo l’infettivologo, il divario rispetto alle retribuzioni indicate per altri sistemi sanitari contribuisce a rendere l’estero una destinazione per i professionisti italiani. Il tema della fuga dei medici viene quindi inserito all’interno di una discussione più ampia sulla capacità del sistema sanitario italiano di trattenere personale qualificato.

Bassetti riconosce che la struttura della retribuzione della dirigenza medica italiana è costruita su una base contrattuale comune, all’interno della quale incidono diversi elementi. «Nel sistema sanitario italiano la struttura stipendiale della dirigenza medica è legata a una base contrattuale comune, in cui le variazioni dipendono principalmente da anzianità, incarichi, turni e attività aggiuntive».

Il punto, secondo il medico, è però capire se questo meccanismo riesca a valorizzare adeguatamente le differenze tra professioni e specializzazioni. «Il punto non è dire che un internista, un cardiochirurgo e un neurochirurgo facciano lo stesso lavoro. Non lo fanno», osserva Bassetti.

La domanda che pone riguarda quindi il riconoscimento economico della diversa complessità professionale, della formazione richiesta, delle responsabilità e dei sacrifici legati ai diversi percorsi.

matteo bassetti vacanza

«Differenziare gli stipendi»

Da qui arriva la proposta centrale dell’intervento: superare un modello percepito come troppo uniforme e introdurre maggiori differenze nella retribuzione dei medici.

«Dobbiamo necessariamente trovare il modo di differenziare gli stipendi – dice -. Ci sono posti in cui nessuno vuole andare a lavorare, come il pronto soccorso o alcune zone disagiate: bisognerà pagarli di più».

La proposta riguarda quindi anche le aree nelle quali risulta più difficile garantire la presenza dei professionisti. Per Bassetti, una maggiore differenziazione economica potrebbe diventare uno strumento per rendere più attrattivi gli incarichi caratterizzati da condizioni di lavoro particolarmente impegnative.

Il medico contesta infine l’idea di una retribuzione sostanzialmente uniforme tra professionisti con mansioni e responsabilità differenti: «Non è possibile che abbiamo uno stipendio unico per tutti. Dobbiamo cambiare se vogliamo salvare questo sistema sanitario nazionale».

Il tema sollevato da Matteo Bassetti riguarda così uno dei nodi della discussione sulla sanità pubblica italiana: il rapporto tra formazione, responsabilità, condizioni di lavoro e remunerazione dei medici. Al centro della sua proposta c’è la richiesta di una maggiore differenziazione degli stipendi, soprattutto per le specializzazioni e le sedi considerate più difficili da coprire.

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