
All’inizio poteva sembrare un percorso pensato per ritrovare equilibrio, superare un momento difficile e recuperare fiducia in se stessi. Yoga, meditazione e difesa personale erano le attività attraverso cui veniva proposto un cammino apparentemente orientato al benessere e alla crescita individuale. Per persone che attraversavano periodi di particolare fragilità, quelle proposte potevano rappresentare una possibilità per lasciarsi alle spalle difficoltà e paure.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, però, dietro quella facciata rassicurante si sarebbe progressivamente sviluppato un sistema completamente diverso. La conquista della fiducia avrebbe rappresentato soltanto il primo passaggio di un percorso che, una volta condotte le persone all’interno della comunità, sarebbe sfociato in condizionamento psicologico, violenze fisiche e presunti abusi sessuali. È questa la pesante ipotesi investigativa che emerge dall’inchiesta.
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L’indagine nella Bassa Val di Susa
La vicenda è ambientata nella Bassa Val di Susa, dove si trovava la comunità residenziale finita al centro dell’operazione “Asmodeo”, condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Torino e coordinata dalla Procura del capoluogo piemontese.
Al centro dell’inchiesta c’è un uomo di 59 anni, raggiunto all’alba da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Le accuse contestate dal Nucleo investigativo comprendono riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato.
Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe utilizzato le discipline olistiche come strumento per avvicinare persone che si trovavano in condizioni di particolare vulnerabilità emotiva o personale. Le attività proposte, tra cui yoga, meditazione e difesa personale, avrebbero favorito l’instaurazione di un rapporto di fiducia con i potenziali nuovi membri della comunità.
Una volta convinte a trasferirsi nella struttura, le persone sarebbero state inserite, secondo l’ipotesi investigativa, in un sistema caratterizzato da soggezione e controllo.

Le accuse di violenza
È all’interno della struttura che, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, si sarebbe sviluppata la parte più grave della vicenda. Gli investigatori descrivono un contesto nel quale le persone residenti sarebbero state sottoposte a ripetute sopraffazioni, sia sul piano fisico sia su quello psicologico.
Alle presunte violenze si aggiungono le contestazioni relative ad abusi sessuali, che secondo l’accusa sarebbero stati utilizzati anche nell’ambito di un sistema volto a piegare la volontà delle persone coinvolte.
La ricostruzione investigativa segue quindi un percorso preciso: dall’avvicinamento attraverso attività presentate come strumenti di benessere, alla progressiva inclusione nella comunità e, infine, alle condizioni di controllo che si sarebbero instaurate al suo interno.
Si tratta delle accuse formulate nell’ambito dell’inchiesta e dovranno essere gli sviluppi del procedimento a stabilire le eventuali responsabilità delle persone coinvolte.

Gli altri indagati
L’inchiesta “Asmodeo” non riguarda soltanto il 59enne arrestato. Nel registro degli indagati risultano infatti anche altre persone, accusate a vario titolo di aver collaborato alla gestione della struttura.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il loro ruolo sarebbe stato collegato alla conduzione della comunità e al mantenimento del clima di coercizione contestato nell’inchiesta. Gli accertamenti dovranno ora chiarire il contributo attribuito a ciascuno e ricostruire nel dettaglio i rapporti interni alla struttura.
Al centro del procedimento resta dunque la presunta trasformazione di un ambiente presentato come luogo dedicato alle discipline olistiche in una comunità nella quale, secondo l’accusa, alcune persone vulnerabili sarebbero state sottoposte a forme di controllo e violenza. L’operazione dei carabinieri ha portato il caso all’attenzione della magistratura, che dovrà ora esaminare gli elementi raccolti durante le indagini.


