
Alessandro Di Battista ha raccontato di essere stato operato a Cuba per un tumore cerebrale, spiegando che i medici gli hanno asportato «quasi tutto il tumore» e che ora dovrà affrontare le successive cure. Sulle sue condizioni è intervenuto Giuseppe Barbagallo, segretario generale della Società italiana di neurochirurgia, sottolineando come la diagnosi di un tumore al cervello non permetta, da sola, di stabilire quale sarà l’esito della malattia.
«Parlare di tumori cerebrali non deve spaventare e non significa necessariamente parlare di una malattia dall’esito infausto», ha spiegato Barbagallo all’Adnkronos Salute. Il neurochirurgo ha ricordato che esistono numerosi tipi di tumori cerebrali, con sottotipi caratterizzati da differenti caratteristiche biologiche e molecolari. Per questo motivo, secondo lo specialista, non è sufficiente distinguere semplicemente tra tumori benigni e maligni.
Un percorso di cura oltre l’intervento
L’intervento chirurgico rappresenta soltanto una parte del possibile percorso terapeutico. Come ha spiegato Barbagallo, dopo l’operazione possono essere necessarie ulteriori cure, tra cui radioterapia, chemioterapia e, in alcuni casi, immunoterapia. Per stabilire il trattamento più adeguato è importante conoscere sia l’esame istologico sia il profilo biomolecolare del tumore.
Il neurochirurgo ha sottolineato anche l’importanza della consapevolezza del paziente rispetto alla propria condizione. Di Battista ha infatti raccontato di voler concentrare le proprie energie sulle cure e di aver scelto, per questo motivo, di non occuparsi al momento di politica. Secondo Barbagallo, il suo racconto può contribuire a mostrare come anche nell’ambito dei tumori cerebrali esistano situazioni cliniche molto differenti.
«Così come siamo abituati a parlare di tumore del polmone o della mammella e sappiamo che in molti casi si può convivere con la malattia per molti anni, anche per i tumori cerebrali è importante sapere che esistono numerosi tipi di tumore e che molti possono essere trattati chirurgicamente», ha affermato lo specialista. Ha inoltre ricordato che i reparti di Neurochirurgia italiani dispongono delle strutture necessarie per affrontare questi interventi.
La chirurgia e la qualità di vita
Per Barbagallo, la chirurgia rappresenta nella maggior parte dei casi un passaggio importante per ridurre la massa tumorale. La quantità di tessuto che rimane dopo l’intervento può infatti incidere sulle successive terapie, come la radioterapia. L’obiettivo dell’operazione, però, non consiste soltanto nella rimozione del tumore.
«La chirurgia deve essere eseguita cercando di preservare le funzioni neurologiche e la qualità di vita del paziente», ha spiegato il segretario generale della Sinch. Le moderne tecnologie disponibili nei reparti italiani permettono di intervenire cercando di evitare, quando possibile, la comparsa di nuovi deficit neurologici.
Anche l’età deve essere valutata nel quadro complessivo delle condizioni del paziente, ma secondo Barbagallo l’età avanzata non rappresenta necessariamente un limite all’intervento. Molti tumori cerebrali si manifestano infatti nelle persone sopra i 60 anni. La possibilità di procedere con la chirurgia deve quindi essere stabilita caso per caso, tenendo conto delle condizioni generali della persona e delle caratteristiche specifiche del tumore.


