
Le primarie del centrosinistra sembrano sempre più vicine, anche se manca ancora una data ufficiale. Giuseppe Conte sostiene di aver proposto agli alleati una strada alternativa, basata sulla scelta condivisa di un candidato terzo rispetto ai leader dei partiti. Secondo il presidente del Movimento 5 Stelle, però, non ci sarebbe stata disponibilità a prendere in considerazione questa ipotesi.
Conte ha spiegato di essersi detto disponibile fin dall’inizio a “valutare insieme e a concordare un nome terzo”, con l’obiettivo di trovare una soluzione capace di garantire la massima concordia all’interno della coalizione. L’ex premier ha precisato che non avrebbe dovuto trattarsi di “un nome qualsiasi”, ma di una figura “autenticamente progressista”, in grado di interpretare le sfide del momento e rappresentare un cambiamento politico.
Conte accusa il Pd di aver scelto le primarie
Secondo Conte, la proposta non avrebbe trovato spazio nel confronto con gli alleati. “Non c’è stata disponibilità a valutare questa strada”, ha detto ai cronisti in Parlamento, spiegando che, a questo punto, “oggi abbiamo di fronte le primarie”. Il leader M5s ha aggiunto che non si tratta di uno strumento appartenente alla tradizione del Movimento né di un’ambizione personale, ma della conseguenza della necessità di individuare una candidatura in vista delle prossime elezioni.
La posizione di Conte si inserisce in un confronto che coinvolge soprattutto Pd e Movimento 5 Stelle. Il Partito democratico spinge per le votazioni ai gazebo e preferisce un meccanismo a doppio turno, mentre il M5s vorrebbe mantenere aperta anche la possibilità del voto online e sostiene il turno unico. Su un punto, però, le forze della coalizione sembrano convergere: la scelta del candidato alla guida del campo largo dovrebbe passare dalle primarie.
Resta invece ancora da stabilire quando si voterà. L’ipotesi di una consultazione a novembre appare sempre meno probabile e nelle ultime settimane ha iniziato a circolare anche l’idea di rinviare il confronto a gennaio. La tempistica assume particolare rilievo anche perché le elezioni politiche potrebbero svolgersi già tra aprile e giugno, lasciando alla coalizione uno spazio relativamente ristretto per definire candidato e programma.
Nel campo largo restano le distanze
Conte aveva già riassunto la sua posizione mercoledì, sostenendo che il Pd avesse posto una scelta tra il partito più forte e le primarie. Anche Angelo Bonelli, esponente di Alleanza Verdi-Sinistra, ha espresso perplessità sul percorso. “Avrei preferito un’intesa politica, perché le primarie rischiano di essere più divisive che unificanti”, ha dichiarato, chiedendo a Schlein e Conte di accelerare sulla definizione della candidatura e del programma.
Sul fronte del Partito democratico, intanto, la segreteria ha iniziato a prepararsi alla competizione. Dalla riunione di mercoledì è emersa una posizione orientata ad affrontare le primarie, con l’obiettivo dichiarato di arrivare pronti al voto. La direzione nazionale del partito è convocata per venerdì 2 ottobre e potrebbe contribuire a chiarire le regole che i democratici intendono sostenere.
Nel frattempo Giorgio Gori sta valutando una candidatura alternativa a quella di Elly Schlein. L’eurodeputato ha spiegato che una sua eventuale discesa in campo potrebbe rafforzare il Pd, ma ha collegato questa possibilità all’adozione del doppio turno. Matteo Renzi, invece, ha dichiarato che sosterrebbe anche Conte qualora il presidente M5s dovesse prevalere alle primarie. Il confronto interno al campo largo resta quindi aperto, sia sul nome del candidato sia sulle modalità con cui gli elettori saranno chiamati a sceglierlo.


