
Ci sono indagini in cui la ricostruzione dei fatti passa attraverso dettagli apparentemente marginali: una ricerca su Internet, un messaggio scambiato nelle ore precedenti a un decesso, un incontro che gli investigatori ritengono meritevole di approfondimento. Quando si ipotizza l’impiego di una sostanza altamente tossica, anche le tracce digitali possono assumere un’importanza decisiva. È su questo terreno che si concentra una parte degli accertamenti, con l’obiettivo di ricostruire le informazioni cercate online, verificare eventuali collegamenti e individuare elementi utili a chiarire la dinamica di una vicenda ancora avvolta da numerosi interrogativi.
La questione centrale non riguarda soltanto la possibile disponibilità di una sostanza velenosa, ma anche il momento in cui qualcuno potrebbe averne cercato informazioni, le modalità di utilizzo e la conoscenza dei suoi effetti. Gli investigatori devono distinguere le circostanze verificate dalle ipotesi investigative, senza attribuire significati definitivi a elementi che necessitano ancora di riscontri. In questa fase, l’analisi dei dispositivi informatici e delle comunicazioni personali potrebbe contribuire a definire meglio i rapporti tra le persone coinvolte e a ricostruire gli avvenimenti che hanno preceduto la morte delle due donne.
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Ricina, verifiche sui computer dell’istituto agrario di Riccia
Uno dei passaggi più delicati dell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita riguarda l’istituto agrario di Riccia, in provincia di Campobasso. La struttura è finita al centro dell’attenzione investigativa perché, in un ambiente dedicato anche allo studio delle materie scientifiche, la presenza di informazioni sulla ricina potrebbe avere spiegazioni legittime. Proprio per questo, gli accertamenti dovranno concentrarsi sull’eventuale esistenza di ricerche riconducibili alla vicenda, senza coinvolgere indiscriminatamente studenti e insegnanti.
Gli investigatori della Squadra mobile di Campobasso e del Servizio centrale operativo sono attesi per le verifiche tecniche insieme ai consulenti delle persone offese e ai cinque medici che hanno avuto in cura le due donne. Questi ultimi risultano ancora indagati per omicidio colposo, mentre la Procura di Larino lavora da mesi sull’ipotesi di duplice omicidio premeditato.
L’attenzione degli inquirenti si concentra su un utente anonimo che, a partire dall’agosto 2025, avrebbe consultato più volte un forum sulla piattaforma americana Reddit per chiedere informazioni sulla ricina. Le domande avrebbero riguardato le modalità per ottenere la sostanza, i suoi effetti e le possibilità di impiego. Dopo la morte delle due donne, l’utente avrebbe inoltre cercato informazioni sulla possibilità che il veleno fosse individuabile attraverso un’autopsia.
L’obiettivo delle verifiche è individuare, tra i circa 70 computer presenti nell’istituto, eventuali tracce riconducibili a quelle ricerche. Gli specialisti utilizzerebbero un software in grado di individuare parole chiave anche all’interno di file cancellati. Il prelievo dei dispositivi sarebbe previsto soltanto qualora emergessero elementi pertinenti.

Il movente passionale e i rapporti da chiarire
Tra le ipotesi investigative viene privilegiata quella di un movente passionale, legato alla crisi matrimoniale tra Antonella Di Ielsi e Gianni Di Vita. Al centro degli approfondimenti ci sarebbero l’intenzione della donna di separarsi e le presunte relazioni, passate o presenti, attribuite al marito.
Nelle scorse settimane, Gianni sarebbe stato interrogato anche sul rapporto con Monia, una sua amica di lunga data che insegna matematica al liceo scientifico di Riccia. La donna, moglie di Michele, tecnico di laboratorio impiegato nell’istituto agrario, sarebbe stata messa a confronto con Di Vita negli uffici della Squadra mobile a causa di divergenze emerse nelle rispettive dichiarazioni.
Il legame tra queste persone rappresenta uno degli aspetti sui quali gli investigatori stanno cercando di fare chiarezza. Al momento, tuttavia, eventuali collegamenti tra i rapporti personali e la morte delle due donne devono essere considerati ipotesi da verificare, non responsabilità accertate.
Gli incontri prima dell’avvelenamento e i messaggi sul telefono
Un altro elemento sottoposto ad approfondimento riguarda la presunta visita che Michele avrebbe fatto ad Antonella la sera del 22 dicembre, nello studio di commercialista di Gianni Di Vita a Campobasso. L’incontro sarebbe avvenuto circa 24 ore prima del presunto avvelenamento.
Ulteriori interrogativi riguardano alcuni messaggi che Michele e Antonella si sarebbero scambiati durante le festività natalizie, quando la donna avrebbe già manifestato problemi di salute. Il contenuto delle comunicazioni non è stato reso noto e gli investigatori mantengono il massimo riserbo sulle chat recuperate dal telefono della vittima.
Anche questi elementi dovranno essere valutati nel loro contesto, verificando date, contenuti e circostanze delle comunicazioni. Un incontro o uno scambio di messaggi, da soli, non dimostrano un coinvolgimento nel presunto delitto, ma possono diventare rilevanti se inseriti in un quadro di riscontri convergenti.
Tra le persone che potrebbero essere a conoscenza di aspetti della vita privata di Antonella viene indicato anche il parroco di Pietracatella, suo confessore e, secondo quanto riportato, vicino a Michele. Nei giorni successivi al confronto tra Monia e Gianni in questura, i due uomini sarebbero stati visti trascorrere diverso tempo insieme. Anche questa circostanza, se confermata, dovrà essere valutata dagli inquirenti senza anticipare conclusioni.

Chi era il vero obiettivo del presunto avvelenamento?
L’analisi dei computer dell’istituto agrario potrebbe rappresentare un passaggio importante per l’inchiesta. Se venissero individuate ricerche compatibili con quelle attribuite all’utente anonimo di Reddit, gli investigatori avrebbero un nuovo elemento da confrontare con gli altri dati raccolti. Un eventuale riscontro positivo, però, non basterebbe automaticamente a identificare l’autore delle ricerche o a dimostrare un collegamento con la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.
La verifica informatica potrebbe contribuire anche a orientare diversamente alcune valutazioni investigative. Tra le domande ancora aperte c’è infatti quella relativa alla possibile vittima designata: l’obiettivo sarebbe stato Antonella oppure Gianni?
Per ora non esiste, sulla base degli elementi descritti, una risposta definitiva. Saranno gli esiti degli accertamenti tecnici, l’analisi delle comunicazioni e il confronto con le altre prove a stabilire se le diverse circostanze siano collegate e in quale modo.
L’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella prosegue dunque su più fronti: dalla ricerca della possibile origine delle informazioni sulla ricina alla ricostruzione dei rapporti personali, passando per l’esame dei messaggi e degli incontri precedenti ai decessi. Il punto decisivo sarà trasformare gli interrogativi ancora aperti in riscontri verificabili, evitando che sospetti e ricostruzioni provvisorie vengano confusi con fatti accertati.


