
Cinque ore di perquisizione, i dati dei computer acquisiti e nuove verifiche su alcune ricerche online che potrebbero essere collegate alla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avvelenate con la ricina a Pietracatella, in Molise. Prosegue l’inchiesta della Procura di Larino sul duplice omicidio della donna di 50 anni e della ragazza di 15. Mercoledì 14 ottobre gli investigatori hanno effettuato un’ispezione informatica al liceo Scientifico di Riccia, dove insegna una professoressa già ascoltata come testimone. L’attenzione si concentra anche su alcuni messaggi pubblicati in forum online, tra cui quello di un utente che avrebbe chiesto quale veleno utilizzare per commettere un omicidio senza lasciare tracce. Intanto, gli inquirenti continuano a valutare diverse ipotesi, compresa quella di una vendetta che avrebbe potuto avere come vero bersaglio Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime. Nel fascicolo per duplice omicidio premeditato, al momento, non risultano indagati.
Pietracatella, cinque ore di perquisizione al liceo Scientifico di Riccia
Si è conclusa alle 14.15 di mercoledì 14 ottobre la perquisizione effettuata al liceo Scientifico di Riccia, in provincia di Campobasso.
Gli investigatori sono rimasti all’interno dell’istituto per circa cinque ore, anche se le operazioni strettamente necessarie all’acquisizione dei dati informatici sono durate soltanto un’ora.
Si tratta della seconda delle quattro ispezioni disposte dalla Procura di Larino per individuare eventuali tracce digitali riconducibili alla preparazione dell’avvelenamento.
Gli accertamenti non hanno richiesto l’esame individuale dei computer presenti nella scuola. Gli investigatori hanno infatti acquisito i dati conservati nel server centrale dell’istituto, al quale confluiscono le attività dei diversi dispositivi.
Alle operazioni ha assistito anche Gianni Alfonso, consulente informatico dell’avvocato Vittorino Facciolla, legale di Gianni Di Vita.
L’attività scolastica è proseguita regolarmente durante gli accertamenti.
La professoressa di matematica e il marito tecnico di laboratorio
L’attenzione degli investigatori si è concentrata anche sull’istituto di Riccia per i collegamenti con alcune persone già ascoltate nell’ambito dell’inchiesta.
Nella scuola insegna matematica una professoressa amica di Gianni Di Vita, più volte sentita come testimone nel corso degli ultimi mesi.
La donna non era presente durante l’ispezione di mercoledì.
Il marito della docente lavora invece come tecnico di laboratorio nell’istituto Agrario dello stesso comune, dove gli investigatori avevano effettuato un’altra acquisizione informatica martedì 13 ottobre.
Anche in quell’occasione non era stato necessario esaminare singolarmente i venti computer della scuola: le attività si erano concentrate sul server centrale.
La presenza dei due coniugi negli istituti interessati dalle verifiche rappresenta un elemento del contesto investigativo, ma non equivale all’attribuzione di responsabilità. Nel procedimento per duplice omicidio, infatti, non risultano attualmente persone formalmente indagate.
Le ricerche sulla ricina e il messaggio inquietante pubblicato in un forum
Uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta riguarda le possibili ricerche effettuate su internet prima o durante il periodo in cui si è verificato l’avvelenamento.
Gli investigatori starebbero esaminando alcuni messaggi pubblicati in forum online nei quali compare la parola «ricina», la sostanza tossica che ha provocato la morte di Antonella e Sara.
Tra i contenuti finiti sotto osservazione ce ne sarebbe uno particolarmente significativo.
Un utente, presentandosi come uno scrittore alla ricerca di idee per un romanzo, avrebbe chiesto quale tipo di veleno potesse essere utilizzato per commettere un omicidio senza lasciare tracce.
La domanda risalirebbe proprio ai giorni del duplice omicidio.
Si tratta di una coincidenza temporale che gli investigatori intendono approfondire, ma della quale non è stato ancora dimostrato alcun collegamento con la morte delle due vittime.
L’obiettivo delle perquisizioni informatiche è verificare se dai computer degli istituti scolastici siano state effettuate ricerche sulla ricina o altre attività digitali potenzialmente rilevanti.
Per questo motivo vengono acquisiti i dati dei server, che potranno essere sottoposti a ulteriori analisi tecniche.
La pista della vendetta: Gianni Di Vita poteva essere il vero bersaglio?
Nonostante i numerosi accertamenti, il movente del duplice omicidio rimane ancora da chiarire.
Gli investigatori continuano a valutare diverse piste, senza escludere che Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita possano essere state vittime di un avvelenamento destinato a un’altra persona.
Una delle ipotesi prese in considerazione riguarda proprio Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara.
Secondo questa ricostruzione investigativa, ancora tutta da verificare, qualcuno potrebbe aver cercato di colpire l’uomo per una vendetta personale, provocando invece la morte della moglie e della figlia.
Non ci sono, al momento, elementi pubblici sufficienti per stabilire se questa ipotesi corrisponda effettivamente a quanto accaduto.
La seconda pista, indicata come una delle più approfondite dagli investigatori, riguarda invece possibili relazioni personali e sentimentali che potrebbero aver alimentato contrasti all’interno della famiglia o nella cerchia delle conoscenze.
Dall’analisi dei messaggi presenti sul telefono di Antonella sarebbe emersa anche la volontà della donna di chiedere la separazione dal marito.
Un elemento che gli inquirenti stanno valutando nel tentativo di ricostruire il contesto personale e familiare precedente alla tragedia, senza che questo consenta di individuare un responsabile.
L’avvelenamento da ricina scoperto dopo tre mesi: le due inchieste della Procura
La morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, risale allo scorso dicembre.
Inizialmente il caso era stato affrontato anche come una possibile intossicazione alimentare.
Solo successivamente, grazie agli accertamenti condotti dall’Istituto Maugeri di Pavia, è stata individuata la presenza della ricina.
Le analisi, durate circa tre mesi, hanno permesso di identificare la sostanza tossica. Gli esami autoptici hanno poi confermato che l’avvelenamento era stato la causa del decesso di entrambe le vittime.
Da quel momento le indagini si sono concentrate sulla possibilità che la sostanza fosse stata somministrata intenzionalmente.
Attualmente l’inchiesta procede su due distinti filoni.
Il primo riguarda l’ipotesi di duplice omicidio premeditato, per la quale si procede contro ignoti.
Il secondo, avviato dopo i decessi, riguarda invece l’ipotesi di omicidio colposo e vede cinque medici iscritti nel registro degli indagati.
Si tratta di procedimenti differenti: il primo punta a chiarire chi possa aver provocato l’avvelenamento, mentre il secondo riguarda gli eventuali profili di responsabilità sanitaria nella gestione del caso.
Attesa per le analisi dalla Germania: possibili primi indagati
Un passaggio importante potrebbe arrivare dagli esiti delle analisi effettuate in Germania sui reperti sequestrati nelle scorse settimane nell’abitazione di Pietracatella.
Gli investigatori attendono i risultati degli accertamenti, che potrebbero fornire nuovi elementi per ricostruire le modalità dell’avvelenamento.
Secondo le indiscrezioni riportate, proprio dopo l’arrivo di questi risultati la Procura potrebbe valutare eventuali prime iscrizioni nel registro degli indagati per il duplice omicidio.
Al momento, tuttavia, non risultano provvedimenti di questo tipo e non è possibile anticipare quali decisioni assumeranno i magistrati.
Le prossime perquisizioni: il liceo Classico di Campobasso e la scuola di Casacalenda
Le verifiche informatiche proseguiranno anche nei prossimi giorni.
Per giovedì 15 ottobre è prevista un’ispezione al liceo Classico di Campobasso, istituto frequentato fino allo scorso anno scolastico da Sara Di Vita e dalla sorella Alice.
Venerdì 16 ottobre, invece, gli investigatori dovrebbero effettuare un’ulteriore perquisizione al liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, dove insegna Laura, cugina di Gianni Di Vita.
Anche in questi casi lo scopo sarà acquisire e analizzare eventuali dati informatici utili all’inchiesta.
Il lavoro degli investigatori si concentra dunque su due fronti: da una parte le analisi scientifiche sui reperti, dall’altra la ricostruzione delle attività digitali che potrebbero rivelare ricerche o comunicazioni collegate alla ricina.
A distanza di mesi dalla morte di Antonella e Sara, il giallo di Pietracatella resta ancora senza un responsabile individuato. Le prossime analisi e gli accertamenti sui computer potrebbero rappresentare un passaggio decisivo per verificare le ipotesi investigative e chiarire chi abbia provocato l’avvelenamento delle due vittime.


