Vai al contenuto

“Questo lo dice lei”. Clamoroso in diretta, volano stracci tra Gruber e Bersani

Pubblicato: 15/10/2026 11:09

Il confronto politico in televisione si accende quando alle previsioni sugli equilibri elettorali si affiancano i giudizi sull’operato del governo e sulle prospettive economiche del Paese. Il futuro del centrodestra, le possibilità di una rimonta delle opposizioni e il rapporto tra l’Italia e le istituzioni europee sono temi destinati a pesare nel dibattito politico, soprattutto quando si avvicina una nuova fase di confronto elettorale. Al centro della discussione rimangono le scelte compiute dall’esecutivo, i risultati ottenuti e le riforme che, secondo i suoi critici, sarebbero ancora necessarie per rilanciare la crescita.

È in questo contesto che si inserisce il confronto tra Pier Luigi Bersani e Lilli Gruber durante Otto e mezzo, il programma di approfondimento politico in onda su La7. L’ex segretario del Partito democratico ha contestato le valutazioni sull’attuale scenario politico e ha rivolto critiche dirette al governo guidato da Giorgia Meloni, soffermandosi in particolare sull’andamento dell’economia italiana, sul rapporto con l’Europa e sulla mancanza di riforme strutturali. Nel corso della trasmissione non sono mancati momenti di confronto diretto, a partire dalle prospettive di permanenza al potere della destra.
Leggi anche: “Avete arruolato…”. Bersani massacrato, putiferio in studio: Gruber e Formigli reagiscono così

Bersani e Gruber, il botta e risposta sul futuro della destra

La discussione si apre con una valutazione della conduttrice sulle possibilità che il centrodestra conservi la guida del Paese. Lilli Gruber osserva che «ci sono buone possibilità che rimanga la destra». Una previsione alla quale Bersani risponde immediatamente, prendendo le distanze da una conclusione che considera tutt’altro che scontata.

«Questo lo dice lei», replica l’ex segretario del Pd.

Poche parole che evidenziano la distanza tra le due valutazioni e lasciano aperta la questione degli equilibri politici in vista delle prossime elezioni. Il confronto si sposta quindi sulle contraddizioni che Bersani individua nella linea politica della presidente del Consiglio, in particolare sul modo in cui il governo si rapporta alle istituzioni europee.

Gruber chiede infatti come sia possibile che Meloni rivendichi i risultati ottenuti in Europa e, allo stesso tempo, continui a criticare l’Unione europea sul terreno economico. Una domanda che porta Bersani a concentrare il proprio intervento sul confronto tra la situazione economica italiana di alcuni anni fa e quella attuale.

Bersani critica Meloni: «L’Europa è quella lì, con tutti i suoi difetti»

Nel rispondere alla conduttrice, Bersani sostiene che il quadro europeo non sia cambiato in maniera tale da giustificare, da solo, l’andamento economico dell’Italia. L’ex segretario del Pd riconosce i limiti dell’Unione, ma attribuisce un’importanza decisiva alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

«L’Europa è quella lì, con tutti i suoi difetti. È quella di quattro anni fa. L’unica novità vera è che ci ha messo questo PNRR, se no saremmo ampiamente nei guai», afferma.

Il riferimento è al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), attraverso il quale l’Italia dispone di risorse destinate a sostenere investimenti e interventi di rilancio. Per Bersani, il programma europeo rappresenta un elemento fondamentale per comprendere il contesto economico nel quale si è mosso il Paese negli ultimi anni.

La sua critica si concentra soprattutto sul confronto tra la crescita registrata in precedenza e quella più recente. «La domanda a cui la Meloni dovrebbe rispondere è: essendo che l’Europa è ancora quella lì, com’è che noi quattro anni fa, quando sono arrivati loro, eravamo nei primi tre paesi europei per crescita? Crescevamo il 3,9 e oggi siamo negli ultimi tre? Cioè con la puntura di 200 miliardi. Ma vuole spiegarmelo? Questo deve dire. Perché l’Europa è quella lì. È rimasta purtroppo quella lì, con tutti i suoi difetti».

Nel ragionamento dell’ex segretario democratico, dunque, il punto non è soltanto il rapporto tra Roma e Bruxelles, ma soprattutto la capacità dell’esecutivo di tradurre le risorse disponibili in una crescita economica più solida. Bersani chiama direttamente in causa Meloni, chiedendo conto del rallentamento che, nella sua lettura, caratterizza l’attuale andamento dell’economia italiana.

«Di riforme strutturali che faccian crescere la competitività non ce n’è una»

La critica di Bersani prosegue sul terreno delle politiche economiche interne. Secondo l’ex segretario del Pd, il governo avrebbe concentrato la propria azione sul rispetto dei parametri europei, senza realizzare interventi sufficientemente incisivi per aumentare la competitività e migliorare gli equilibri del sistema economico nazionale.

«Cosa han fatto in quattro anni? Han tenuto i binari dei numerini europei grazie, fondamentalmente, al fiscal drag, mettendosi in tasca il fiscal drag di dipendenti e pensionati e così via dicendo», dichiara.

Il riferimento al fiscal drag riguarda il meccanismo attraverso il quale l’aumento dei redditi nominali, in presenza di un sistema fiscale progressivo e di scaglioni non adeguati all’inflazione, può determinare un incremento del prelievo fiscale. Bersani utilizza questo argomento per contestare la gestione dei conti pubblici e sostenere che il governo abbia beneficiato di maggiori entrate senza accompagnarle con riforme capaci di incidere sulla crescita.

Nel mirino finiscono anche le misure adottate dall’esecutivo, che Bersani giudica frammentarie e prevalentemente orientate a obiettivi politici immediati.

«Hanno fatto un sacco di micro misure, molto di bandiera, anche ideologica, questa sì, ma – continua l’ex-segretario PD – di riforme strutturali che faccian crescere la competitività e l’equilibrio di ‘sto Paese non ce n’è una».

Il giudizio è netto: secondo Bersani, gli interventi realizzati non avrebbero affrontato in modo adeguato i problemi che condizionano la capacità del sistema produttivo italiano di crescere e competere. La contestazione riguarda quindi non soltanto le singole misure, ma l’assenza di una strategia riformatrice di più ampio respiro.

«Sono stati anni buttati via»: l’affondo sulle riforme del governo

Nel passaggio conclusivo del suo intervento, Bersani torna sulla questione delle riforme, chiedendo quali cambiamenti strutturali possano essere considerati il risultato più significativo dei quattro anni di governo.

«Han fatto la legge elettorale. Punto. C’è una riforma in questi quattro anni che si possa ricordare? Ecco, sono stati anni buttati via e purtroppo in un momento in cui non ti è consentito di buttar via del tempo. Questa è un’onesta preoccupazione insomma, ecco».

È soprattutto questa la frase che riassume la posizione espressa dall’ex segretario del Pd a Otto e mezzo. La sua critica non si limita alla crescita economica, ma investe il bilancio complessivo dell’azione dell’esecutivo, accusato di non aver utilizzato il tempo a disposizione per realizzare trasformazioni capaci di rafforzare il Paese.

Il confronto con Lilli Gruber mette così in evidenza due questioni strettamente collegate: da una parte, le prospettive politiche del centrodestra; dall’altra, la valutazione dei risultati economici e delle riforme portate avanti dal governo Meloni.

Le dichiarazioni di Bersani rappresentano una critica politica all’operato dell’esecutivo e pongono al centro del dibattito la capacità di sostenere la crescita, utilizzare efficacemente le risorse europee e intervenire sui problemi strutturali dell’economia italiana. Il giudizio sui risultati raggiunti resta il terreno sul quale maggioranza e opposizioni continuano a confrontarsi, mentre le prospettive elettorali rimangono aperte.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure