
Si tingono di contorni sempre più inquietanti le indagini sulla morte della bimba di appena due anni, trovata priva di vita lo scorso febbraio a Bordighera. Dalle più recenti analisi tossicologiche effettuate sul capello della piccola è emersa una drammatica positività alla cocaina, con un picco di consumo ben sei volte superiore alla soglia minima per un arco temporale stimato di quattro mesi. Gli esperti confermano un’assunzione continuativa, pur senza poter ancora stabilire se la sostanza sia stata somministrata volontariamente o inalata per contaminazione ambientale. Un passaggio cruciale per chiarire l’accaduto sarà l’incidente probatorio fissato dinanzi al giudice, momento delicatissimo in cui verranno ascoltate in audizione protetta le due sorelline della vittima, di 8 e 10 anni.
La Procura della Repubblica di Imperia ipotizza che il decesso sia sopraggiunto a seguito dei reiterati maltrattamenti inflitti dalla madre e dal compagno, il quarantenne Manuel Iannuzzi. Secondo il quadro accusatorio, la bambina sarebbe spirata nell’abitazione dell’uomo e soltanto dopo trasportata nella casa materna, da dove è scattata la chiamata ai soccorsi. L’autopsia aveva già evidenziato molteplici lesioni e un fatale trauma cranico.
Le tesi della difesa e gli elementi emersi dai video
Sull’esito degli esami di laboratorio è intervenuta l’avvocata Maria Gioffrè, che difende Manuel Iannuzzi insieme al collega Cristian Urbini, sostenendo che i dati «forniscono un’altra immagine di questa mamma». La legale sottolinea: «Il valore minimo per la positività è dello 0,5, in questo caso il picco, pari al 2,9, e si riscontra tra luglio e ottobre, ben sette mesi prima della morte, quando il mio assistito non aveva contatti con la madre della bimba». Nel periodo della convivenza, la concentrazione sarebbe scesa tra 0,7 e 0,9: «Questi dati vanno a dare un’altra immagine della madre, perché la minore era con lei nel picco di consumo».
Mentre la difesa «rigetta ogni accusa», le sorelline avevano già espresso parole pesanti nei confronti di Iannuzzi. Dagli atti emerge inoltre che alla bambina sarebbe stata fatta aspirare cannabis: in un filmato acquisito agli atti si nota l’uomo intento a far «fumare una sigaretta artigianale – contenente verosimilmente sostanza stupefacente del tipo hashish/marijuana considerato che la chiamava ‘canna’ – prendendola in giro in presenza delle sorelle e della madre». Gli esami autoptici hanno infine riscontrato nei polmoni della piccola tracce di nicotina riconducibili a un’aspirazione diretta.


