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Energia, accordo nella notte sugli Ets: l’Ue trova la mediazione, ma poche concessioni all’Italia

Pubblicato: 16/10/2026 08:27

Un accordo raggiunto a tarda notte, dopo ore di tensioni e trattative tra i governi europei. Il Consiglio europeo ha trovato una mediazione sul nodo dell’energia e del sistema Ets, evitando una rottura tra i 27 Stati membri. Ma il compromesso, costruito dalla Germania e accettato anche dall’Italia, lascia sostanzialmente invariato il quadro delle politiche europee sulla decarbonizzazione. Per il governo di Giorgia Meloni, che aveva guidato il fronte dei Paesi contrari alle conclusioni iniziali del vertice, il risultato appare limitato: Bruxelles riconosce il problema dei prezzi elevati dell’energia, ma non introduce interventi immediati per contenerli.

La trattativa aveva visto l’Italia schierarsi insieme a Cipro, Grecia, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, formando una minoranza in grado di bloccare l’approvazione del documento conclusivo. Al centro dello scontro il funzionamento degli Ets (Emissions Trading System), il sistema europeo che impone un costo alle emissioni di anidride carbonica e rappresenta uno degli strumenti principali della transizione energetica. Roma chiedeva modifiche capaci di ridurre l’impatto economico del meccanismo sulle imprese e sui consumatori, oltre a una maggiore flessibilità nella formazione dei prezzi dell’energia.
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Ets2, nessun rinvio previsto: la Commissione dovrà valutarne gli effetti

Il punto più delicato riguardava gli Ets2, il nuovo sistema che dal 2028 estenderà il prezzo delle emissioni ai combustibili utilizzati negli edifici e nel trasporto stradale, con possibili ripercussioni sui costi di riscaldamento e carburanti. L’Italia e gli altri Paesi del fronte contrario chiedevano maggiori garanzie sulle conseguenze economiche e sociali della misura. Il compromesso finale, tuttavia, non prevede alcun rinvio dell’entrata in vigore. La Commissione europea viene invitata ad aggiornare la valutazione degli effetti del sistema, con particolare attenzione alla sua struttura e agli strumenti di tutela, senza però recepire esplicitamente il riferimento alle conseguenze economiche e sociali richiesto dai governi più critici.

Anche sul funzionamento degli Ets già esistenti le concessioni sono rimaste circoscritte. Il documento conferma il ruolo centrale del mercato europeo delle emissioni nella strategia climatica dell’Unione, pur riconoscendo la necessità di limitarne la volatilità e di contenere gli effetti sui prezzi dell’elettricità. Tra le questioni sollevate durante il negoziato figurava anche il mercato secondario dei certificati, dove le oscillazioni delle quotazioni possono determinare forti aumenti dei costi. Nessuna decisione concreta, però, è stata adottata sulle possibili deroghe temporanee richieste da alcuni Stati.

Sul fronte dei carburanti, il risultato è altrettanto limitato. Non sono state introdotte nuove misure comuni per abbassarne i prezzi, mentre resta centrale il ricorso agli aiuti di Stato, uno strumento che rischia di favorire soprattutto i Paesi con maggiori disponibilità finanziarie, a cominciare dalla Germania. Sul tavolo rimane anche l’ipotesi degli acquisti congiunti di gas, considerata però difficilmente utilizzabile per affrontare un’emergenza immediata a causa dei tempi necessari alla sua attuazione. L’unica apertura riguarda la possibilità che la Commissione studi ulteriori interventi.

La mediazione tedesca e lo scontro sul bilancio europeo

A sbloccare il negoziato è stata proprio la Germania, che ha presentato una formulazione condivisa successivamente da tutti i 27 governi. Il testo riflette soprattutto le preoccupazioni dei Paesi del Nord Europa, contrari a modifiche sostanziali degli Ets per il timore di indebolire l’intera strategia europea di riduzione delle emissioni. La mediazione ha consentito di salvare l’unità politica del vertice, ma ha rinviato le decisioni più importanti, lasciando aperto il confronto tra chi chiede una maggiore protezione dell’economia e chi considera prioritario mantenere gli strumenti della transizione climatica.

Le divisioni europee, intanto, riguardano anche il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione. Il confronto tra i cosiddetti Paesi frugali, favorevoli a contenere la spesa comunitaria, e quelli coesionisti, che chiedono di preservare le risorse destinate allo sviluppo e alla competitività, continua senza una soluzione. Germania e Paesi Bassi spingono per una riduzione delle risorse, mentre altri governi temono tagli alle politiche di coesione. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, intende assumere direttamente la guida del negoziato e convocare un vertice straordinario per il 27 novembre.

L’intesa raggiunta nella notte sull’energia consente dunque all’Unione europea di superare lo stallo immediato, senza risolvere le divergenze che lo hanno provocato. Per l’Italia resta aperta la partita sulla revisione degli Ets e sulla possibilità di ottenere strumenti più efficaci contro il caro energia. Il vertice europeo può intanto proseguire con gli altri dossier in agenda, a cominciare dalla guerra in Ucraina, mentre il confronto sulle politiche energetiche è destinato a continuare nei prossimi mesi.

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