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Morte della giudice Ercolini, svolta da brividi: “Strangolamento”

Pubblicato: 20/10/2026 20:22

La frattura al collo riscontrata durante la seconda autopsia rappresenta un nuovo elemento nell’inchiesta sulla morte di Francesca Ercolini, la magistrata di 51 anni trovata senza vita nella sua abitazione di Pesaro il 26 dicembre 2022. Il reperto non sarebbe compatibile con l’impiccagione e potrebbe invece essere riconducibile a uno strangolamento. Un risultato che rafforza i dubbi sulla ricostruzione iniziale del decesso, in un caso che da tempo non viene più considerato soltanto come una possibile morte volontaria.

La vicenda giudiziaria è tornata al centro dell’attenzione dopo la riapertura delle indagini e l’esecuzione di nuovi accertamenti medico-legali. La prima ipotesi era stata quella del suicidio, ma alcuni elementi emersi nel corso degli approfondimenti, tra cui un solco sul collo e la presenza di lividi sul corpo, hanno portato gli investigatori a riconsiderare le circostanze della morte. La seconda autopsia costituisce quindi un passaggio rilevante per verificare se le lesioni siano compatibili con la dinamica ipotizzata inizialmente oppure se indichino una diversa causa del decesso.

La frattura al collo e i nuovi accertamenti medico-legali

Il dettaglio emerso dalla nuova perizia riguarda un piccolo osso situato tra la mandibola e il collo, dalla forma simile a un ferro di cavallo. Secondo le informazioni diffuse il 20 ottobre, il reperto sarebbe indicativo di un’azione meccanica più compatibile con lo strangolamento che con l’impiccamento. L’accertamento è stato condotto dal medico legale Vittorio Fineschi, incaricato di esaminare nuovamente il corpo della magistrata dopo la riapertura del caso.

La frattura si aggiunge agli altri elementi che avevano già messo in discussione la ricostruzione originaria. In particolare, i segni riscontrati sul collo non sarebbero compatibili con quelli che avrebbe dovuto lasciare la striscia di seta trovata legata alla ringhiera della scala interna dell’abitazione. La relazione medico-legale, composta da circa 450 pagine e depositata nei mesi scorsi, aveva già sollevato dubbi sulla possibilità che Ercolini si fosse tolta la vita.

Resta necessario distinguere i risultati degli esami dalle conclusioni definitive sulle responsabilità. La frattura costituisce un elemento rilevante per la ricostruzione della dinamica, ma sarà il complesso degli accertamenti a dover chiarire come sia morta la giudice e se la scena del ritrovamento sia compatibile con la prima versione dei fatti.

Il ritrovamento a Pesaro e i dubbi sulla prima ricostruzione

Francesca Ercolini, originaria di Campobasso, aveva 51 anni ed era presidente della seconda sezione civile del Tribunale di Ancona. Il suo corpo fu trovato il 26 dicembre 2022 nella casa di Pesaro in cui viveva con il marito, l’avvocato Lorenzo Ruggeri, e il figlio. La prima ricostruzione aveva indicato il suicidio per impiccamento: la donna sarebbe stata trovata con un foulard al collo, collegato alla ringhiera della scala interna.

La dinamica del ritrovamento è diventata uno dei punti centrali degli approfondimenti successivi. Tra gli aspetti da verificare ci sono la posizione del corpo, le caratteristiche del segno sul collo e la compatibilità tra le lesioni e gli oggetti presenti nell’abitazione. I nuovi esami hanno quindi spinto gli inquirenti a verificare se la morte possa essere stata provocata da un’azione violenta e se la scena sia stata ricostruita correttamente dopo il decesso.

L’inchiesta della Procura dell’Aquila: sei persone indagate

La Procura dell’Aquila, competente per le vicende giudiziarie che riguardano magistrati in servizio nelle Marche, ha riaperto il caso dopo che inizialmente era stato archiviato come suicidio. Il fascicolo comprende sei indagati, con ipotesi di reato differenti. Tra questi figurano il marito della magistrata, Lorenzo Ruggeri, avvocato pesarese, e un ex funzionario di polizia in pensione, amico della famiglia. Per loro gli inquirenti ipotizzano anche l’omicidio volontario, mentre gli altri filoni riguardano presunti reati legati agli accertamenti svolti dopo la morte.

Le contestazioni comprendono, a vario titolo, depistaggio, falsa perizia, falsità ideologica, violazione del segreto istruttorio e omissione di atti d’ufficio. Si tratta di ipotesi investigative che dovranno essere verificate nel corso del procedimento e che non equivalgono a responsabilità accertate. La nuova indagine punta a stabilire non soltanto le cause del decesso, ma anche se le verifiche effettuate nel 2022 abbiano ricostruito correttamente quanto accaduto nell’abitazione.

La riapertura del caso è stata accompagnata dalla riesumazione della salma, avvenuta nel giugno 2025 nel cimitero di Riccia, in provincia di Campobasso. Il corpo è stato trasferito a Roma per consentire nuovi esami medico-legali. La famiglia della giudice, in particolare la madre, aveva continuato a contestare la spiegazione del suicidio e ha chiesto che venissero approfonditi gli elementi ritenuti incongruenti nella prima ricostruzione.

I sopralluoghi dei Ris e gli accertamenti ancora da completare

Parallelamente agli esami sul corpo, i Carabinieri del Ris di Roma hanno effettuato nuovi sopralluoghi nell’abitazione di Pesaro. Il 27 giugno 2026 gli specialisti sono tornati nella casa di viale Zara per ricostruire la scena del ritrovamento e verificare la plausibilità della dinamica inizialmente descritta. Durante le operazioni sono stati eseguiti rilievi e simulazioni con un manichino, utilizzando anche un foulard simile a quello rinvenuto nel 2022.

Gli investigatori devono chiarire anche la natura del solco sul collo e la possibile corrispondenza con alcuni oggetti presenti nell’abitazione. Tra gli elementi sottoposti ad approfondimento figurano i cavi elettrici di alcune lampade, sequestrati durante le indagini. La loro eventuale compatibilità con i segni riscontrati sul corpo è uno dei punti tecnici da verificare, senza che al momento si possa considerare definitivamente accertato quale oggetto abbia provocato le lesioni.

Secondo quanto riferito dalle ricostruzioni giornalistiche del 20 ottobre, i risultati degli accertamenti del Ris hanno subito ulteriori rinvii e sono attesi almeno per la metà di novembre. Il confronto tra le consulenze tecniche e le risultanze dei sopralluoghi dovrà contribuire a chiarire le incongruenze emerse nel corso dell’inchiesta.

La frattura al collo rappresenta dunque un nuovo elemento a sostegno dell’ipotesi di una morte violenta, ma non chiude l’indagine. Saranno la valutazione complessiva delle prove medico-legali, la ricostruzione della scena e gli ulteriori accertamenti a stabilire se la morte di Francesca Ercolini sia stata provocata da uno strangolamento e se vi siano responsabilità penali. A quasi quattro anni dal ritrovamento del corpo, il caso resta aperto e la ricostruzione definitiva dipende ancora dagli esiti delle verifiche in corso.

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