
Un duplice omicidio dalle contorni agghiaccianti sconvolge la comunità di Mirandola, nel Modenese, dopo la tragica scoperta avvenuta nella serata di giovedì 15 ottobre 2026. A lanciare l’allarme è stata una vicina di casa che, insospettita dall’assenza prolungata della coppia, ha deciso di contattare le forze dell’ordine. Gli elementi raccolti dalla Polizia di Stato e coordinati dal pubblico ministero Marco Niccolini hanno subito indirizzato le indagini verso una pista familiare ben precisa.

Le vittime dell’aggressione sono la settantaquattrenne Vincenza Giannini, originaria di Bovino, e il marito Pier Ferdinando Casari, di ottantadue anni, nato a San Felice sul Panaro. I due coniugi vivevano insieme nella tranquilla abitazione di via Imperiale, diventata improvvisamente il teatro di un massacro che ha lasciato attonita l’intera provincia modenese.
Principale indiziato della strage è il cinquantaquattrenne Daniele Tavoni, figlio della donna, per il quale è già scattato il fermo per duplice omicidio volontario aggravato. L’uomo si trova attualmente piantonato all’ospedale Sant’Anna di Modena in attesa delle decisioni della Procura, mentre a suo carico figurano elementi d’accusa ritenuti estremamente pesanti dagli inquirenti.
L’intervento dei soccorritori e degli agenti intorno alle 19:30 di giovedì ha rivelato uno scenario da film horror: i corpi dei due anziani giacevano a terra, legati e privi di vita. La drammaticità della scena è apparsa subito evidente agli investigatori, trovatisi di fronte a un delitto di eccezionale ed efferata violenza.
Gli accertamenti medico-legali hanno confermato che le vittime sono state prima colpite da numerose coltellate mortali e successivamente sottoposte a una macabra decapitazione. Le teste delle vittime sono state poi ritrovate dagli uomini della Squadra Mobile all’interno dello stesso immobile, riposte dentro alcune bacinelle.
Gli investigatori del Commissariato di Mirandola hanno subito concentrato la loro attenzione su Daniele Tavoni, che risiedeva in un’abitazione adiacente a quella della madre. L’uomo, con lavori saltuari e un passato segnato da un percorso di salute mentale iniziato dieci anni fa ma interrotto dal 2019, è stato perquisito: nella sua casa la polizia ha sequestrato diversi coltelli insanguinati con evidenti tracce ematiche.

Durante i rilievi scientifici nell’appartamento delle vittime, il sospettato è rimasto a lungo all’esterno della casa, in stato di forte confusione mentale e in completo silenzio. A consolidare il quadro indiziario nei suoi confronti sono giunte anche le testimonianze di persone informate sui fatti, raccolte tempestivamente dagli agenti della polizia giudiziaria.
Dai racconti dei conoscenti emerge il possibile movente: l’assenza di un lavoro stabile spingeva frequentemente il cinquantaquattrenne a pretendere denaro dalla coppia, innescando liti familiari e forti attriti. Sebbene la pista del delitto economico sia al momento la più accreditata, gli inquirenti mantengono la massima cautela in attesa di ulteriori riscontri ufficiali.

Mentre le due proprietà rimangono sotto sequestro giudiziario e gli animali domestici della famiglia vengono messi in salvo dai servizi preposti, l’attenzione si sposta sull’iter processuale. La Procura chiederà la convalida del fermo al GIP nell’udienza fissata per la giornata di sabato 17 ottobre 2026.
Il racconto del vicino
A tracciare un primo ritratto del nucleo familiare è stato un vicino di casa, rientrato attorno alle 20.30 di giovedì 15 ottobre: “Io ero appena tornato a casa dal lavoro alle 20.30 e ho visto i vigili del fuoco, polizia e ambulanze davanti alla via di casa. Poi mi ha chiamato mio fratello e mia ha detto che avevano ammazzato decapitandoli una coppia di anziani. E’ stato scioccante. Io non li conoscevo perché io e la mia compagna ci siamo trasferiti qui da nemmeno 2 mesi. Vedevo loro o il figlio quando portava fuori il cane, era sempre sulla ciclabile. Com’era il figlio? Apparentemente sembrava una persona tranquilla, anche se alcuni vicini dicevano che lo vedevano fuori in strada parlare da solo o urlare. Dicono avesse dei problemi”. Le indagini proseguono a ritmo serrato nel massimo riserbo per fare piena luce sul terribile massacro.
La sindaca di Mirandola: “Una tragedia che scuote nel profondo la comunità”
La sindaca di Mirandola Letizia Budri, allertata, è in contatto con le forze dell’ordine, in attesa di sviluppi e di aggiornamenti. L’unico elemento noto, dalle prime indiscrezioni sul posto, è che i corpi degli anziani coniugi avevano ferite molto profonde al capo. Tanto da far dire che erano decapitati. Ogni pista viene esaminata ma con ogni probabilità si è trattato di un duplice omicidio.
”Questa è una tragedia che sta scuotendo nel profondo la nostra comunità, soprattutto per la dinamica. Poco fa ho parlato con il Questore e resto in attesa di aggiornamenti”, ha detto all’Adnkronos Letizia Budri.


