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Israele, Netanyahu annuncia il blocco totale della Cisgiordania: “Come Gaza”

Pubblicato: 23/10/2026 16:14

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato un cordone di sicurezza attorno alla città di Hebron e ha disposto i preparativi per un blocco totale della Cisgiordania. La decisione arriva dopo un attacco armato contro alcuni soldati israeliani a un posto di blocco nel sud del territorio palestinese. Secondo le autorità israeliane, l’intervento dei militari avrebbe impedito un attentato di più vaste proporzioni. Netanyahu ha annunciato un rafforzamento delle operazioni di sicurezza e una nuova ondata di arresti, mentre il ministro di estrema destra Bezalel Smotrich chiede un’operazione militare su larga scala, simile a quelle condotte a Gaza e in Libano.

Netanyahu: «Blocco totale della Cisgiordania, nessun posto dove nascondersi»

L’annuncio del primo ministro israeliano è arrivato dopo una consultazione con il ministro della Difesa e i vertici delle agenzie di sicurezza.

«Ho dato istruzioni alle forze di sicurezza di imporre immediatamente un cordone di sicurezza sulla città di Hebron e di prepararsi a un blocco totale di tutta la Giudea e la Samaria a partire da oggi», ha dichiarato Netanyahu, utilizzando la denominazione israeliana della Cisgiordania.

Il provvedimento è stato annunciato in risposta all’aggressione armata contro i soldati dell’Idf, avvenuta presso un posto di blocco nel sud della Cisgiordania. Secondo la ricostruzione delle autorità israeliane, l’intervento dei militari avrebbe sventato un attacco di grandi dimensioni. Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulla dinamica dell’episodio né sulle eventuali vittime. La decisione annunciata dal premier prevede un’immediata stretta sulla città di Hebron e la preparazione di restrizioni più ampie sull’intero territorio. Non è ancora chiaro quando e con quali modalità il blocco totale potrebbe essere effettivamente applicato.

«Daremo la caccia ai terroristi di Hamas ovunque»

Netanyahu ha annunciato anche il rafforzamento della presenza militare israeliana in Cisgiordania e l’intensificazione delle operazioni di arresto. «Le nostre forze stanno operando con un contingente rafforzato per contrastare il terrorismo e stanno conducendo vaste ondate di arresti», si legge nella dichiarazione del premier. Il primo ministro ha poi rivolto un avvertimento diretto ai militanti di Hamas. «Daremo la caccia ai terroristi di Hamas e ai loro emissari ovunque e in qualsiasi momento. Non avete nessun posto dove nascondervi», ha affermato. Le misure annunciate potrebbero comportare nuove limitazioni agli spostamenti della popolazione palestinese, anche se i dettagli operativi non sono ancora stati chiariti.

Cinque attiviste italiane fermate: si lavora al rimpatrio

La nuova escalation arriva mentre è ancora aperta la vicenda delle attiviste italiane fermate il 22 ottobre in Cisgiordania, durante un’attività di accompagnamento ad agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive.

Secondo gli ultimi aggiornamenti riportati, le autorità italiane sono in contatto con quelle israeliane per organizzare il rimpatrio di cinque connazionali. Le attiviste dovrebbero essere trasferite presso l’Autorità israeliana per l’immigrazione, prima dell’espulsione e del successivo rientro in Italia. Il viaggio potrebbe avvenire già nella giornata di venerdì 23 ottobre, anche se non è stata ancora confermata una partenza. La Farnesina continua a seguire la vicenda attraverso l’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv e il Consolato Generale a Gerusalemme.

Eizenkot sostiene i militari: «Sventato un grave attacco»

Sulla vicenda è intervenuto anche Gadi Eizenkot, indicato come uno dei principali sfidanti politici di Netanyahu in vista del voto del 27 ottobre.

L’ex capo di Stato maggiore israeliano ha espresso sostegno ai soldati dell’Idf, senza pronunciarsi direttamente sulla decisione di predisporre un blocco totale della Cisgiordania.

«L’eroismo dei soldati ha sventato un grave attacco contro i civili», ha scritto sui social.

Eizenkot ha quindi ribadito il proprio appoggio alle forze di sicurezza israeliane.

«Ribadisco il mio sostegno a tutte le forze di sicurezza che lavorano giorno e notte in tutti i settori per la difesa di Israele», ha aggiunto.

Smotrich chiede un’offensiva militare: «In Cisgiordania come a Gaza»

Ancora più dura la posizione del ministro israeliano di estrema destra Bezalel Smotrich, che ha chiesto un intervento militare su vasta scala in Cisgiordania.

Secondo Smotrich, Israele dovrebbe arrivare allo smantellamento dell’Autorità Nazionale Palestinese e al sequestro delle armi presenti nel territorio.

«È inevitabile una campagna militare su vasta scala in Giudea e Samaria per smantellare l’Autorità Palestinese, sequestrare le armi ed eliminare i terroristi. Proprio come a Gaza e in Libano», ha scritto su X.

Il ministro ha poi sostenuto la necessità di un cambiamento radicale nella strategia di sicurezza israeliana.

«Il compito non sarà completato senza un cambiamento del concetto di sicurezza e senza sconfiggere il terrorismo e i suoi responsabili con un’ampia campagna militare», ha dichiarato.

Smotrich ha inoltre indicato questa linea come una delle priorità che vorrebbe imporre al prossimo governo israeliano.

Cisgiordania, cresce la tensione dopo le decisioni israeliane

Le dichiarazioni di Netanyahu e Smotrich delineano due livelli distinti della risposta israeliana: da una parte le misure di sicurezza annunciate dal premier, dall’altra la richiesta del ministro di estrema destra di un’offensiva militare più ampia contro le strutture dell’Autorità Palestinese.

Il blocco totale della Cisgiordania è stato annunciato come misura da predisporre, mentre il cordone di sicurezza su Hebron è stato ordinato con effetto immediato.

Resta da chiarire quale sarà l’effettiva estensione delle restrizioni e quali conseguenze avranno per la popolazione palestinese.

La situazione è particolarmente delicata anche per la presenza di attivisti internazionali nel territorio, tra cui le cittadine italiane fermate nelle ore precedenti.

Le prossime decisioni delle autorità israeliane saranno determinanti per comprendere se la risposta all’attacco armato resterà circoscritta alle operazioni di sicurezza oppure si tradurrà in un intervento militare di portata più ampia.

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