
Una nuova indagine per omicidio volontario riapre il caso della morte di Giovanni Ferri, il meccanico di 88 anni trovato senza vita a Garlasco il 22 novembre 2010. Quello che all’epoca era stato considerato un suicidio è ora al centro di un nuovo fascicolo della Procura di Pavia, aperto contro ignoti per chiarire le circostanze del decesso. L’anziano era stato ritrovato in un’intercapedine di via Mulino, con la gola tagliata e i polsi recisi. Accanto al corpo erano presenti un coltello e un fazzoletto intriso di sangue. La vicenda torna sotto i riflettori anche per le ipotesi, mai dimostrate, di un possibile collegamento con l’omicidio di Chiara Poggi.
Giovanni Ferri, la Procura di Pavia apre un’indagine per omicidio
A distanza di quasi sedici anni dalla morte dell’anziano meccanico, la Procura di Pavia ha deciso di approfondire nuovamente il caso, questa volta ipotizzando il reato di omicidio volontario.
La notizia è stata riportata dalla trasmissione Mattino 5, in onda su Canale 5, che ha fornito alcuni dettagli sull’attività investigativa.
Secondo quanto riferito dal programma, il fascicolo sarebbe stato affidato a un pubblico ministero definito «di grande valore», mentre gli accertamenti saranno condotti dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Moscova.
L’inviato della trasmissione condotta da Federica Panicucci, Emanuele Canta, ha commentato la decisione parlando di «un segnale forte e di grande serietà sull’indagine».
Il procedimento è attualmente contro ignoti. L’apertura di un fascicolo per omicidio volontario non significa che sia già stato accertato un delitto, ma consente agli investigatori di approfondire le circostanze della morte attraverso nuovi accertamenti.
Il ritrovamento del corpo nel 2010: gola tagliata e polsi recisi
Giovanni Ferri aveva 88 anni quando, il 22 novembre 2010, venne trovato morto in un’intercapedine di via Mulino, a Garlasco, in provincia di Pavia.
L’uomo, che in passato aveva lavorato come meccanico, presentava profonde ferite alla gola e tagli ai polsi.
Accanto al cadavere furono rinvenuti un coltello e un fazzoletto sporco di sangue, elementi che tornaranno ora al centro dell’attenzione degli investigatori.
Le indagini condotte all’epoca avevano portato a considerare il decesso un suicidio.
A distanza di anni, però, la famiglia ha chiesto di riesaminare quanto accaduto, sollevando interrogativi sulla ricostruzione originaria.
L’esposto della vedova Gabriella Canti
A chiedere formalmente la riapertura del caso è stata Gabriella Canti, vedova di Giovanni Ferri, che lo scorso settembre ha presentato un esposto attraverso il proprio legale, l’avvocato Fabrizio Gallo.
L’iniziativa ha riportato all’attenzione degli inquirenti una vicenda rimasta per molti anni classificata come suicidio.
Per approfondire gli aspetti tecnici e scientifici della morte dell’88enne, l’avvocato Gallo sarà affiancato da un gruppo di consulenti composto da un medico legale, un genetista e un criminologo.
L’obiettivo è riesaminare gli elementi disponibili e verificare se vi siano circostanze incompatibili con l’ipotesi iniziale.
Particolare attenzione sarà riservata al coltello e al fazzoletto insanguinato ritrovati vicino al corpo.
Il coltello e il fazzoletto insanguinato: i punti da chiarire
Uno degli aspetti centrali della nuova indagine riguarda proprio i reperti rinvenuti sulla scena della morte.
Gli accertamenti dovranno cercare di chiarire quale ruolo abbiano avuto il coltello e il fazzoletto intriso di sangue e se possano fornire elementi utili a ricostruire la dinamica del decesso.
Il lavoro dei consulenti potrebbe contribuire a valutare le lesioni riportate dall’uomo e la loro compatibilità con le diverse ipotesi investigative.
Non è stato ancora comunicato se siano già stati disposti nuovi esami scientifici sui reperti o se questi siano tuttora disponibili per ulteriori analisi.
Il possibile collegamento con il delitto di Chiara Poggi
A rendere particolarmente delicata la vicenda è anche il contesto in cui si inserisce.
Nel corso degli anni, infatti, sono circolate ipotesi su alcuni decessi avvenuti a Garlasco e su un loro possibile collegamento con l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia.
Tra i casi citati in queste ricostruzioni figura anche quello di Giovanni Ferri.
Si tratta, tuttavia, di ipotesi che non hanno trovato conferme investigative o giudiziarie. Allo stato delle informazioni disponibili, non emergono elementi che consentano di stabilire un legame tra la morte dell’anziano e il delitto di Chiara Poggi.
La nuova inchiesta della Procura di Pavia riguarda innanzitutto le circostanze del decesso di Ferri e la necessità di chiarire se si sia trattato realmente di un suicidio oppure di un omicidio.
Una nuova indagine dopo quasi sedici anni
La decisione della Procura segna un passaggio importante per una vicenda rimasta irrisolta nei dubbi sollevati dai familiari.
L’apertura del fascicolo per omicidio volontario permetterà agli investigatori di riesaminare il materiale disponibile e approfondire eventuali elementi trascurati o non chiariti nelle indagini originarie.
La domanda centrale resta una: Giovanni Ferri si tolse la vita oppure qualcuno lo uccise?
Per rispondere sarà necessario ricostruire con precisione quanto accadde il 22 novembre 2010 nell’intercapedine di via Mulino, partendo dalle ferite sul corpo dell’88enne e dai reperti ritrovati accanto a lui.
Solo gli sviluppi dell’indagine potranno chiarire se l’ipotesi di omicidio volontario troverà riscontri concreti.


