
«Non avevo mai visto le condizioni di due persone precipitare così repentinamente». È la drammatica testimonianza che Vincenzo Cuzzone, primario del reparto di Rianimazione dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, avrebbe fornito agli investigatori nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, di appena 15 anni, avvelenate dalla ricina nei giorni successivi al Natale. Le due vittime erano arrivate in ospedale il 26 dicembre, ma le loro condizioni sarebbero peggiorate in maniera improvvisa e gravissima nelle ore successive. Il medico, ascoltato per la prima volta dagli agenti della Questura di Campobasso, avrebbe descritto un quadro clinico dalla rapidità eccezionale.
Ricina, il racconto del primario: «Le condizioni sono precipitate»
A riportare il contenuto della testimonianza è Fanpage.it, che cita fonti vicine all’indagine.
Vincenzo Cuzzone, responsabile della Rianimazione del Cardarelli, avrebbe raccontato agli investigatori quanto accaduto durante il ricovero di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Madre e figlia, residenti a Pietracatella, in provincia di Campobasso, erano state accompagnate al pronto soccorso il 26 dicembre dopo aver accusato gravi malori.
Le loro condizioni si erano progressivamente aggravate, fino al trasferimento nel reparto di Rianimazione. È proprio qui che, secondo quanto riferito dal primario, il quadro clinico delle due pazienti sarebbe precipitato con una rapidità che il medico non aveva mai osservato prima. Entrambe sono morte dopo il ricovero, nonostante l’assistenza sanitaria ricevuta. La testimonianza di Cuzzone rappresenta un ulteriore elemento acquisito dagli investigatori per ricostruire le ultime ore di vita delle due vittime e comprendere l’evoluzione dell’avvelenamento.
Le due indagini: avvelenamento premeditato e presunte responsabilità mediche
L’inchiesta sulla morte di Antonella e Sara procede lungo due distinti filoni investigativi.
Il primo riguarda il presunto avvelenamento premeditato con ricina, una sostanza estremamente tossica la cui presenza è stata individuata soltanto dopo approfonditi accertamenti scientifici.
Gli investigatori cercano di stabilire chi possa aver somministrato la sostanza alle due vittime, in quali circostanze e con quali modalità.
Il secondo filone riguarda invece le cure prestate alle due donne durante il ricovero al Cardarelli.
Nelle prime fasi della vicenda, infatti, si era ipotizzato che madre e figlia fossero state colpite da una grave intossicazione alimentare.
Soltanto successivamente, attraverso numerose analisi, è emersa la presenza della ricina, cambiando radicalmente il quadro investigativo.
Cinque medici che avevano assistito le pazienti al pronto soccorso risultano ancora indagati nell’ambito degli accertamenti sulle eventuali responsabilità sanitarie.
La loro iscrizione nel registro degli indagati non implica tuttavia l’accertamento di errori medici o di responsabilità penali.
Le ricerche sulla ricina su Reddit e i computer sequestrati nelle scuole
Parallelamente, gli investigatori continuano a cercare elementi utili a identificare chi avrebbe provocato l’avvelenamento.
Uno degli aspetti più recenti dell’inchiesta riguarda alcune ricerche online sull’utilizzo della ricina, individuate sul forum Reddit e considerate potenzialmente rilevanti dagli inquirenti.
Seguendo questa pista, gli investigatori hanno effettuato accertamenti in quattro istituti scolastici tra Campobasso e Riccia.
Durante le operazioni sarebbero stati sequestrati centinaia di computer utilizzati da studenti e insegnanti, con l’obiettivo di verificare eventuali collegamenti con le ricerche sospette.
Alcune delle scuole interessate erano frequentate da Sara Di Vita e dalla sorella Alice, mentre in altri istituti lavoravano docenti conosciuti dalla famiglia.
Non risulta però dimostrato che le ricerche sulla ricina siano state effettuate dalle vittime, dai loro familiari o da persone appartenenti all’ambiente scolastico. Gli accertamenti informatici servono proprio a verificare l’origine delle attività online.
Cinque medici ancora indagati: il nodo delle prime cure
La nuova testimonianza del primario della Rianimazione si inserisce anche nel filone dedicato alla gestione sanitaria dell’emergenza.
La rapidità del peggioramento delle condizioni delle due pazienti potrebbe rappresentare un elemento importante per valutare la gravità del quadro clinico e le possibilità di intervento dei sanitari.
Gli investigatori dovranno distinguere gli effetti dell’avvelenamento dalle eventuali criticità nelle cure, verificando se le procedure adottate siano state adeguate alle condizioni delle pazienti e alle informazioni disponibili in quel momento.
Nel materiale riportato viene richiamata anche la posizione dell’avvocato Terminiello, secondo il quale sarebbe sorprendente che gli accertamenti sui medici siano ancora in corso. Non vengono tuttavia riportate ulteriori dichiarazioni testuali del legale.
Chi ha avvelenato Antonella e Sara? Il mistero resta aperto
A distanza di mesi dalla morte delle due donne, l’interrogativo centrale dell’inchiesta rimane senza risposta: chi ha utilizzato la ricina contro Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita?
La scoperta della sostanza tossica ha indirizzato le indagini verso l’ipotesi di un avvelenamento intenzionale, ma l’identità dell’eventuale responsabile resta sconosciuta.
La testimonianza di Vincenzo Cuzzone aggiunge un elemento significativo alla ricostruzione delle ultime ore delle vittime: il peggioramento improvviso e devastante delle loro condizioni cliniche.
Resta ora da stabilire quale peso avranno le dichiarazioni del medico nei due procedimenti e se gli accertamenti scientifici e informatici permetteranno di chiarire le circostanze della tragedia di Pietracatella.


