Vai al contenuto

“Pararsi il cu**”. Morte del piccolo Domenico dopo il trapianto di cuore, spuntano le chat: agghiacciante

Pubblicato: 26/10/2026 20:24

«E a lui cosa vuoi che interessino i dati clinici? Lui vuole solo pararsi il culo». Parole durissime, affidate a una chat privata tra anestesisti dell’ospedale Monaldi di Napoli, che riaccendono i riflettori sulla tragedia del piccolo Domenico Caliendo. È il 13 febbraio 2026 e il bambino, dopo il trapianto fallito del 23 dicembre 2025, è ancora attaccato all’Ecmo, il sistema di supporto vitale che sostiene temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni. Le sue condizioni sono disperate. Morirà il 21 febbraio, dopo settimane di lotta.

A colpire, nei messaggi scambiati dai medici, è soprattutto il tono con cui viene affrontata la possibilità di un nuovo intervento. «Il trapianto si poteva fare una ventina di giorni fa, ma adesso non ha più senso», si legge nella conversazione. Un passaggio che getta nuove ombre sulla gestione clinica del bambino e sulla possibilità che, in una fase precedente, un secondo trapianto potesse ancora rappresentare una strada percorribile. I dialoghi, emersi nell’ambito della vicenda, si inseriscono in una storia dolorosa che la famiglia continua a chiedere di chiarire.

Dai messaggi attribuiti agli anestesisti emerge un quadro clinico estremamente compromesso. Tra le condizioni riportate figurano «polmoni di pietra», insufficienza epatica e un peggioramento della tomografia computerizzata dell’encefalo. Elementi che, secondo quanto discusso nella chat, avrebbero reso sempre più difficile ipotizzare un nuovo intervento chirurgico. La conversazione documenta le valutazioni espresse in quel momento dai medici, ma per stabilire eventuali responsabilità occorre distinguere le opinioni contenute nei messaggi dagli accertamenti clinici e medico-legali complessivi.

La vicenda del piccolo Domenico era iniziata il 23 dicembre 2025, quando al bambino era stato trapiantato un cuore successivamente risultato danneggiato a causa di un errore nella gestione e nel trasporto dell’organo. Dopo l’intervento, le sue condizioni erano precipitate, rendendo necessario il ricorso all’Ecmo, una tecnica di supporto extracorporeo che permette di sostenere temporaneamente la circolazione sanguigna e l’ossigenazione quando cuore e polmoni non sono in grado di funzionare adeguatamente. Il protrarsi di questo trattamento, tuttavia, può comportare complicazioni importanti, soprattutto nei pazienti già gravemente compromessi.

Un altro elemento che emerge dalla ricostruzione riguarda Guido Oppido, il cardiochirurgo che aveva operato il bambino. Il 12 febbraio, secondo quanto riferito, il medico avrebbe dovuto iniziare un periodo di ferie destinato a proseguire fino all’8 marzo. La direzione ospedaliera aveva però revocato il periodo di assenza, ritenendo necessaria la sua presenza per garantire la continuità terapeutico-assistenziale a Domenico. Un dettaglio che aggiunge un ulteriore tassello alla ricostruzione dei giorni più delicati della vicenda.

I messaggi sembrano inoltre intrecciarsi con le contestazioni sollevate dalla famiglia Caliendo-Mercolino e dal loro legale, l’avvocato Francesco Petruzzi. Secondo la loro posizione, il ricorso al Berlin Heart, un dispositivo di assistenza ventricolare meccanica, avrebbe potuto offrire al bambino maggiori possibilità di arrivare a un secondo trapianto. Il sistema, infatti, può sostenere la funzione cardiaca per periodi più prolungati rispetto all’Ecmo in pazienti selezionati, consentendo in alcuni casi di guadagnare tempo in attesa di un nuovo organo.

La differenza tra le due tecnologie è rilevante. L’Ecmo fornisce un sostegno temporaneo alla circolazione e, quando necessario, all’ossigenazione, ma il suo impiego prolungato può aumentare il rischio di complicanze, tra cui sanguinamenti, trombosi e danni agli organi. Il Berlin Heart, invece, è un dispositivo di assistenza ventricolare progettato per supportare il cuore per periodi più lunghi. Non è però una soluzione applicabile indistintamente a tutti i pazienti: la possibilità di utilizzarlo dipende dalle condizioni cliniche, dalle caratteristiche del quadro cardiaco e dagli altri organi coinvolti.

È proprio su questo punto che si concentra una delle questioni più delicate sollevate dalla famiglia: Domenico avrebbe potuto affrontare un secondo trapianto se fosse stato utilizzato un diverso sistema di assistenza? I familiari e il loro avvocato ritengono che il ricorso al Berlin Heart avrebbe potuto preservare meglio le condizioni del bambino. Secondo la loro ricostruzione, oltre 50 giorni di supporto con Ecmo avrebbero contribuito a determinare danni irreversibili. La valutazione di un simile scenario, tuttavia, richiede un esame specialistico della documentazione clinica e delle decisioni adottate nelle diverse fasi del ricovero.

La chat degli anestesisti aggiunge così un elemento alla vicenda, ma non chiude gli interrogativi sulla gestione del caso. Le parole scambiate tra i medici, le condizioni cliniche descritte e la discussione sull’eventualità di un secondo trapianto dovranno essere valutate nel loro contesto, insieme alla documentazione sanitaria e agli altri elementi disponibili. Al centro resta la domanda della famiglia Caliendo-Mercolino: se esistessero alternative terapeutiche praticabili, perché non sono state adottate in tempo? Una risposta definitiva potrà arrivare soltanto attraverso gli accertamenti necessari a ricostruire le decisioni mediche e il loro eventuale rapporto con l’esito tragico della vicenda.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure