
Comprare prodotti online dalla Cina e dagli altri Paesi extraeuropei diventa più costoso. Da oggi, 1° novembre, entra in vigore un nuovo contributo europeo di 2 euro sulle spedizioni destinate ai consumatori dell’Unione, senza distinzioni legate al valore della merce. Il provvedimento si somma al prelievo di 3 euro introdotto a luglio per gli acquisti inferiori a 150 euro. Per questa categoria di spedizioni, dunque, il costo aggiuntivo parte da almeno 5 euro, ma può aumentare in base alla composizione degli ordini.
La misura interessa soprattutto il commercio elettronico alimentato dalle grandi piattaforme asiatiche, come Shein, Temu e AliExpress, e arriva in un momento particolarmente delicato per gli acquisti online, a poche settimane dal Black Friday e dalle festività natalizie. L’obiettivo di Bruxelles è rafforzare la capacità di controllo delle dogane europee, alle prese con miliardi di spedizioni ogni anno. Il nuovo sistema punta anche a contrastare l’ingresso di merci contraffatte o non conformi alle norme comunitarie, rispondendo alle richieste dei produttori europei che denunciano da tempo condizioni di concorrenza squilibrate.
Come funziona il nuovo contributo e quanto si paga
Il meccanismo di calcolo presenta una particolarità importante: il contributo non dipende dal numero complessivo degli oggetti acquistati, ma dalle differenti categorie merceologiche presenti nella spedizione. Un pacco contenente venti cappellini comporta un costo di 2 euro. Se invece nello stesso ordine sono presenti cappellini, magliette e cinture, il contributo sale a 6 euro, perché le categorie sono tre. Per le spedizioni inferiori a 150 euro si aggiungono altri 3 euro per ciascuna categoria, portando nell’esempio il costo aggiuntivo complessivo a 15 euro.
Non è detto, tuttavia, che l’acquirente debba pagare direttamente questi importi. L’obbligo formale ricade infatti sulle piattaforme di vendita, sui commercianti o sugli intermediari che gestiscono l’importazione. Saranno questi soggetti a decidere se assorbire il costo oppure trasferirlo sui prezzi finali. L’organizzazione europea dei consumatori Beuc ha chiarito un aspetto rilevante: gli eventuali importi devono essere gestiti nella fase di acquisto e non possono essere richiesti successivamente al destinatario dagli operatori postali o dalle società incaricate della consegna.
Alla base dell’intervento c’è la crescita delle importazioni di prodotti a basso costo. Nel solo 2025 sono arrivati nell’Unione europea quasi 5,9 miliardi di piccoli pacchi, equivalenti a oltre 180 spedizioni al secondo. Si tratta di un volume quattro volte superiore a quello registrato nel 2022. Il 93% delle merci proveniva dalla Cina. Numeri che rendono estremamente difficile effettuare verifiche sistematiche e che, secondo le istituzioni comunitarie, aumentano il rischio di commercializzazione di prodotti pericolosi, irregolari o contraffatti.
Le nuove regole fino al 2028 e la decisione dell’Italia
La pressione per modificare il sistema è arrivata anche da diversi governi nazionali, con la Francia particolarmente attiva nel chiedere regole più severe. Secondo i primi dati, il contributo di 3 euro introdotto a luglio avrebbe già determinato una contrazione di circa il 64% nel flusso dei piccoli pacchi. La Commissione europea invita però alla prudenza, considerando ancora prematuro stabilire quanto questa diminuzione sia direttamente attribuibile alla misura. Il nuovo contributo di 2 euro avrà invece carattere permanente e sarà rivisto ogni due anni in funzione dei costi sostenuti per i controlli doganali.
Un ulteriore cambiamento è previsto dal 1° luglio 2028, quando saranno introdotte tariffe agevolate per le merci che transitano attraverso magazzini specializzati. Nella stessa data verrà eliminato il prelievo di 3 euro sui piccoli pacchi, che saranno assoggettati al normale sistema dei dazi doganali europei. Per evitare differenze tra i mercati nazionali, Bruxelles ha inoltre imposto l’abbandono dei contributi autonomamente introdotti dai singoli Stati membri. Anche l’Italia si è adeguata, cancellando dalla manovra economica in discussione il proprio provvedimento nazionale sulle spedizioni.


