
È previsto per la mattinata di lunedì 2 novembre il rientro in Italia delle salme dei quattro militari morti nello schianto dell’elicottero dell’Esercito italiano in Bosnia. Un aereo militare riporterà i corpi delle vittime all’aeroporto di Ciampino, a Roma. Si tratta dei sergenti dell’Esercito Simone Ruggia e Claudio Marchesi e dei componenti del Corpo Militare volontario della Croce Rossa, il tenente Franco Adriano Zecchillo e il sergente Laura Procacci.
La tragedia si è consumata giovedì 29 ottobre, quando un elicottero militare Chinook CH-47F è precipitato nel distretto di Brčko, nella parte nord-orientale della Bosnia-Erzegovina. A bordo del velivolo si trovavano 15 militari impegnati nell’ambito della missione europea Eufor Althea. Oltre alle quattro vittime, il bilancio dell’incidente comprende undici feriti, nessuno dei quali, secondo le prime informazioni diffuse dalle autorità, sarebbe in pericolo di vita.
La dinamica dell’incidente in Bosnia
Secondo le prime ricostruzioni, l’elicottero stava effettuando un’attività addestrativa di routine, probabilmente collegata a un’esercitazione di evacuazione medica. Il velivolo avrebbe tentato di prendere quota dopo essere atterrato in un campo. Una volta raggiunta un’altezza di circa 50 metri, avrebbe iniziato ad avvitarsi su sé stesso, precipitando rapidamente al suolo. Alcuni testimoni hanno riferito di averlo visto effettuare diverse virate prima dello schianto.
L’impatto è avvenuto in una zona agricola nei pressi del villaggio di Gorica, nel distretto di Brčko. Sul posto sono intervenuti i soccorritori, i vigili del fuoco e la protezione civile locale. Le operazioni si sono rivelate particolarmente difficili a causa delle condizioni del relitto e della necessità di estrarre le persone rimaste intrappolate tra le lamiere. Gli undici feriti sono stati trasferiti in due strutture ospedaliere della Bosnia-Erzegovina, tra Brčko e Tuzla.
Le indagini sulle cause dello schianto
Restano da chiarire le cause che hanno provocato la caduta del Chinook dell’Esercito italiano. Tra le ipotesi prese in considerazione dagli investigatori ci sono un possibile guasto tecnico e un errore umano. Nelle prime ore successive all’incidente era stata avanzata anche l’ipotesi di un eventuale contatto con cavi dell’alta tensione, mentre al momento non emergono elementi che facciano pensare a un sabotaggio o a un’azione ostile.
La Procura militare di Roma ha avviato un’indagine per ricostruire quanto accaduto. Parallelamente, il ministero della Difesa ha inviato in Bosnia una commissione tecnica incaricata di esaminare i rottami, analizzare i dati registrati dagli strumenti di bordo e raccogliere le testimonianze dei militari sopravvissuti. Anche Eufor ha annunciato un’indagine approfondita per accertare le circostanze dell’incidente.
Il cordoglio delle istituzioni per i quattro militari
La morte dei quattro italiani ha suscitato numerose reazioni istituzionali. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso il proprio cordoglio, manifestando vicinanza alle famiglie delle vittime e ai rispettivi corpi di appartenenza. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato i quattro militari, sottolineando il loro impegno al servizio del Paese.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto si è recato in Bosnia per fare visita agli undici feriti ricoverati negli ospedali locali. Prima della partenza aveva inoltre partecipato, insieme alla premier, a un momento di raccoglimento al Villaggio della Difesa allestito al Circo Massimo, a Roma, dove è stato deposto un mazzo di rose in memoria dei caduti.
L’elicottero precipitato era impegnato nell’operazione Eufor Althea, la missione militare dell’Unione europea avviata nel 2004 per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Bosnia-Erzegovina. L’Italia rappresenta uno dei principali Paesi partecipanti e, dal gennaio 2026, guida l’operazione. Il contingente europeo conta circa 1.600 militari provenienti da 24 Paesi, con circa 300 italiani.
Con il rientro previsto per lunedì a Ciampino, le salme di Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci torneranno dunque in patria. Restano invece aperti gli accertamenti per stabilire cosa abbia provocato lo schianto e ricostruire le responsabilità dell’incidente.


