
Kimi Antonelli è campione del mondo di Formula 1. Il pilota bolognese della Mercedes ha conquistato il titolo iridato a soli vent’anni, chiudendo un’attesa che per l’Italia durava dal 1953. L’ultimo a riuscirci era stato Alberto Ascari, due volte campione con la Ferrari. Da allora sono trascorsi 73 anni, durante i quali il motorsport italiano ha celebrato grandi successi senza però riuscire a riportare un proprio pilota sul gradino più alto del Mondiale. A interrompere questa lunghissima assenza è stato un ragazzo che, appena due anni fa, non aveva ancora disputato una gara di Formula 1.
Il trionfo è arrivato domenica 1° novembre, sul circuito Hermanos Rodríguez di Città del Messico, al termine di una stagione dominata dal talento italiano. Una data particolare, perché coincide con le celebrazioni messicane del Día de Muertos, la ricorrenza dedicata alla memoria di chi non c’è più. E proprio mentre il Messico celebra il proprio passato, l’Italia della Formula 1 ritrova un presente da protagonista. Antonelli raccoglie idealmente l’eredità di Ascari e diventa il più giovane campione del mondo nella storia della categoria, aggiungendo un primato personale a un risultato già storico.
Il Gran Premio del Messico che ha deciso il Mondiale
Per conquistare matematicamente il titolo, ad Antonelli sarebbe bastato un piazzamento a punti. Il pilota Mercedes ha fatto molto di più, concludendo la gara al terzo posto, dietro Max Verstappen su Red Bull e Lewis Hamilton su Ferrari. Partito dalla quarta casella, ha dovuto affrontare una corsa movimentata, con cambiamenti di strategia, incidenti e ripartenze. A favorire la sua corsa verso il titolo è arrivata anche la penalizzazione di dieci secondi inflitta al compagno di squadra e principale rivale George Russell, coinvolto in un contatto con Isack Hadjar.
Il momento decisivo si è verificato dopo la bandiera rossa provocata dall’incidente di Valtteri Bottas. Alla nuova partenza, Hamilton è riuscito a superare Charles Leclerc, mentre Antonelli ha trovato lo spazio per attaccare il ferrarista alla prima curva del giro successivo. Quel sorpasso gli ha consegnato la terza posizione, mantenuta fino alla bandiera a scacchi nonostante un’ulteriore Safety Car per l’incidente di Arvid Lindblad. Quindici punti conquistati in una domenica nella quale ne sarebbero bastati soltanto due. Sul podio messicano, il ventenne italiano ha potuto festeggiare il risultato più importante della sua carriera.
Il titolo rappresenta il coronamento di una stagione straordinaria. Antonelli si era presentato in Messico con nove vittorie già conquistate, a cominciare dal primo successo in Cina, seguito dall’affermazione in Giappone. Tra i risultati più impressionanti resta quello di Monza, dove il pilota bolognese era riuscito a vincere nonostante una partenza dalla diciannovesima posizione. Ad Austin aveva invece imposto il proprio ritmo con l’autorità di un veterano. Una sequenza di prestazioni che gli aveva permesso di costruire un vantaggio decisivo su Russell, dimostrando di saper gestire una monoposto competitiva meglio di un compagno di squadra molto più esperto.
Dalla scommessa della Mercedes al titolo mondiale
La storia di Antonelli è anche quella di una scelta coraggiosa della Mercedes e del suo responsabile, Toto Wolff. Il manager austriaco aveva individuato le qualità del giovane bolognese quando correva ancora nelle categorie minori, accompagnandone la crescita e accelerandone l’arrivo nella massima serie. Nel 2025, a diciotto anni, Kimi aveva ricevuto il volante lasciato libero da Lewis Hamilton. Un’eredità pesantissima, soprattutto per un debuttante chiamato a misurarsi immediatamente con i migliori piloti del mondo e con le aspettative di una delle squadre più importanti del campionato.
L’esordio non era stato privo di difficoltà. Errori, incidenti e risultati inferiori alle attese avevano alimentato interrogativi sulla scelta di affidare una Mercedes a un pilota così giovane. Wolff aveva continuato a sostenerlo, pur pretendendo progressi e maggiore maturità. Nel 2026, con una monoposto finalmente in grado di competere stabilmente per il Mondiale, Antonelli ha compiuto il salto di qualità. Ha imparato a gestire la pressione, a essere costante e soprattutto a trasformare la velocità in risultati. Fino a conquistare il titolo davanti al proprio compagno di squadra.
Dietro il successo c’è anche una famiglia che ha accompagnato il pilota fin dall’infanzia. Il padre Marco, da sempre legato al mondo delle corse, ha seguito la crescita sportiva del figlio attraverso i kart e le categorie giovanili. Per Antonelli il percorso verso la Formula 1 è stato rapidissimo, ma non per questo semplice. Ancora alla vigilia del Gran Premio messicano aveva ammesso di avvertire una tensione particolare, consapevole di trovarsi davanti all’occasione più importante della sua vita. Una pressione enorme per chi ha appena vent’anni e si trova improvvisamente a rappresentare le speranze di milioni di appassionati.
Per l’Italia si chiude così una delle attese più lunghe dello sport automobilistico. Dopo Giuseppe Farina e Alberto Ascari, il Paese torna ad avere un proprio campione del mondo. Generazioni di tifosi avevano imparato a festeggiare soprattutto i successi della Ferrari, senza poter celebrare un pilota italiano vincitore del titolo. Antonelli cambia questa storia, e lo fa all’inizio di una carriera che ha ancora moltissimo da raccontare. Il suo Mondiale non è soltanto la consacrazione di un talento precoce, ma la dimostrazione di quanto possano contare preparazione, fiducia e capacità di reagire alle difficoltà.
Settantatré anni dopo Ascari, il nome di un italiano torna dunque nell’albo d’oro della Formula 1. E la coincidenza con il Día de Muertos aggiunge un significato particolare a una giornata già indimenticabile: proprio mentre in Messico si rende omaggio alla memoria del passato, lo sport italiano ritrova una gloria che sembrava appartenere definitivamente alla storia. Alberto Ascari non è più l’ultimo campione del mondo italiano. Da domenica 1° novembre 2026, accanto al suo nome, c’è quello di Andrea Kimi Antonelli, vent’anni, bolognese, campione del mondo con la Mercedes.


