
Quando il battito ipnotico di un intero genere musicale perde improvvisamente il suo inventore più visionario, l’universo della cultura underground globale si ferma di colpo in un silenzio carico di reverente sconcerto. Tra le luci soffuse dei club di tutto il mondo che ne hanno celebrato le intuizioni per oltre quattro decenni, il dolore dei colleghi che da lui hanno tratto sconfinata ispirazione e il tributo unanime di un’intera industria che deve a lui le proprie radici, la notte perde la sua guida più luminosa. Una scomparsa improvvisa che lascia un vuoto incolmabile nei cuori di milioni di appassionati.
La musica elettronica piange la drammatica scomparsa di Juan Atkins, pioniere assoluto della techno e co-fondatore dello storico gruppo Cybotron, morto all’età di 64 anni. Il leggendario artista è stato rinvenuto privo di sensi all’interno della sua camera d’albergo a Città del Messico, dove avrebbe dovuto salire sul palco in serata allo YuYu Cine Club. Il decesso è sopraggiunto poco dopo il suo arrivo in ospedale, come confermato dall’agenzia Greensmith Artists alla testata Resident Advisor. Insieme a Derrick May e Kevin Saunderson, con cui formava il celebre trio dei Belleville Three,Atkins è unanimemente riconosciuto come l’inventore del suono di Detroit, una rivoluzione sonora capace di fondere la house di Chicago con la sperimentazione elettronica di gruppi iconici come i Kraftwerk.
La sua sensibilità musicale nacque e si sviluppò tra le strade di una Detroit segnata dal declino industriale e dall’abbandono delle fabbriche: «Detroit è sempre stata in rovina. L’unica volta in cui ricordo che Detroit fosse davvero vivace, con il centro affollato di gente che faceva acquisti nei grandi magazzini, è stato quando ero bambino. Ancora prima che pensassi di dedicarmi alla musica», aveva raccontato in un’intervista rilasciata a Electronic Beats.
L’eredità di Model 500 e la rivoluzione delle drum machine
Dopo l’esordio come DJ e la nascita dei Cybotron nel 1980 assieme a Rik Davis, l’artista diede vita all’etichetta Metroplex, firmando con lo pseudonimo Model 500 la pietra miliare «No UFO’s». Il brano, inserito tra le pietre miliari della storia dance, fu celebrato con motivazioni storiche inconfutabili: «Ricco e incalzante, “No UFO’s” – il primo 12 pollici a nome Model 500 – ha definito il modello dell’approccio di Detroit», con la critica che ribadiva un concetto fondamentale: «Juan Atkins ha inventato la techno, punto e basta: l’ha concepita e le ha dato il nome».
Sfruttando strumenti iconici come la drum machine Roland TR-808 e il sintetizzatore Korg MS-10, la sua intuizione artistica nacque applicando i concetti appresi durante un corso scolastico focalizzato sulla «transizione da una società industriale a una società tecnologica», come ricordato al quotidiano The Guardian. Incidendo anche sotto gli pseudonimi di Infiniti e Audio Tech, l’innovatore americano ha intrecciato la fantascienza con il ritmo dei dancefloor,restituendo con forza le radici afroamericane a un genere che avrebbe conquistato l’intero pianeta.


