
Quando un giovanissimo talento infrange ogni record infrangendo le barriere della storia dello sport e raggiungendo la vetta più alta del motorsport mondiale, il boato dei festeggiamenti si intreccia inevitabilmente con la lucida consapevolezza dei giganti che quel percorso lo hanno già compiuto prima di lui. Tra l’entusiasmo travolgente dei tifosi che celebrano un’impresa d’altri tempi, il clamore mediatico pronto a travolgere una vita intera e i preziosi moniti di chi conosce alla perfezione il peso della gloria e delle pressioni ad alta quota, il motorsport azzurro vive una giornata d’estasi assoluta. Un trionfo epocale che apre tuttavia una sfida manageriale e umana di altissimo livello.
La consacrazione di Kimi Antonelli, diventato campione del mondo di Formula 1 a soli 20 anni, ha scatenato un’ondata di entusiasmo travolgente. Tra i primi a regalare complimenti sinceri al più giovane iridato di sempre è stato Valentino Rossi, legato al pilota bolognese da una stima profonda nata quando il neo-campione era ancora un ragazzino.Nel corso della diretta fiume di Sky dal circuito intitolato ai fratelli Rodriguez, il “Dottore” ha esaltato lo straordinario percorso di crescita compiuto con la Mercedes, mettendo però in guardia il giovane amico: «Adesso sarà dura per Kimi perché diventerà una superstar mondiale e ci sarà da gestire questo aspetto, lui è un ragazzo speciale e se come credo rimarrà così non sarà un grande problema».
L’ex fuoriclasse delle due ruote ha sottolineato come il pubblico italiano, caloroso e sanguigno, sia pronto ad amarlo come un vero eroe nazionale, pur ribadendo la necessità di schermare la sfera personale.
Il consiglio di Valentino e lo scudo di Toto Wolff
Ribadendo i concetti espressi alle telecamere anche in un’intervista al Corriere della Sera, Valentino Rossi ha regalato al giovane pilota una ricetta fondamentale per non smarrirsi: «Bisogna rimanere con i piedi per terra, fare finta di non essere così famoso. Pure io ho fatto fatica ed ero una star delle moto». Rossi ha ricordato un aneddoto personale vissuto a Imola un anno e mezzo fa: «Andai a trovarlo, era disperato, non riusciva a sopportare una popolarità pressante e improvvisa. In questi casi è fondamentale essere capaci di dire dei no prima di raggiungere uno sfinimento. È un equilibrio difficile da trovare. Diventare ricchi e famosi a 20 anni è una cosa complicata da gestire».
In questo fondamentale percorso di crescita un ruolo chiave lo ha giocato il boss della Mercedes, Toto Wolff, che lo ha sostenuto fin dagli esordi, offrendogli la monoposto freccia d’argento ad appena 18 anni e tutelandolo dalle pressioni della stampa fin dal primo successo ottenuto a metà marzo. Il manager austriaco ha sempre imposto un profilo bassissimo al team, vietando categoricamente paragoni ingombranti con leggende del calibro di Ayrton Senna o Lewis Hamilton per permettere al ragazzo di prendersi il Mondiale con i suoi tempi.


