
Un nuovo capitolo si apre nel caso Garlasco, ma una cosa sembra già certa: la famiglia di Chiara Poggi non intende costituirsi parte civile nell’eventuale processo a carico di Andrea Sempio. Una decisione che arriva in un momento particolarmente delicato, dopo la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura di Pavia nei confronti dell’amico di Marco Poggi, oggi accusato di essere l’autore dell’omicidio della giovane. Una vicenda giudiziaria che, a distanza di quasi vent’anni, continua a dividere e a sollevare interrogativi.
La posizione dei familiari della vittima non rappresenta una novità, ma assume un significato particolare alla luce degli ultimi sviluppi investigativi. La famiglia Poggi ha sempre sostenuto la propria convinzione sull’innocenza di Sempio, senza mai mettere in discussione la responsabilità di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio della fidanzata. Una posizione ribadita più volte e che ora si traduce nella scelta di non partecipare come parte civile al procedimento contro il nuovo indagato.

A confermare la decisione a Fanpage.it è stata la stessa famiglia, all’indomani della richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura di Pavia. Per Andrea Sempio si avvicina dunque la possibilità di comparire davanti al Tribunale di Pavia per l’udienza preliminare. Il giudice per l’udienza preliminare dovrà fissare la data entro cinque giorni, con un’udienza da celebrare entro i successivi trenta, secondo quanto previsto dalla procedura applicabile.
Il percorso giudiziario, tuttavia, potrebbe non essere così lineare. La difesa di Sempio potrebbe infatti sollevare una questione legata alla presenza di una condanna definitiva per lo stesso omicidio, quella di Alberto Stasi. Si apre così un nodo giuridico particolarmente delicato: come procedere con un nuovo processo per un delitto per il quale esiste già un responsabile condannato in via definitiva? Tra le ipotesi da valutare c’è anche un eventuale intervento della Corte Costituzionale, qualora venissero sollevate questioni di legittimità costituzionale.
A spiegare la posizione della famiglia era stato soprattutto Marco Poggi, fratello di Chiara, durante un’intervista a Quarto Grado. In quell’occasione aveva chiarito che la convinzione sulla colpevolezza di Stasi non nasceva da una presa di posizione aprioristica, ma dall’esperienza diretta del processo e dall’aver seguito le udienze. «Non è che non vogliamo cambiare idea», aveva precisato, spiegando come inizialmente avesse persino pensato che Alberto fosse innocente, anche perché era la persona più vicina a Chiara e quella che le dimostrava affetto.
Poi, con il passare del tempo e l’ascolto delle testimonianze in aula, qualcosa era cambiato. «Leggendo le motivazioni della carcerazione ho capito che nelle sue dichiarazioni tante cose non tornavano», aveva raccontato Marco Poggi, citando in particolare le spiegazioni fornite da Stasi sul DNA di Chiara trovato sui pedali della bicicletta. Elementi che, secondo il fratello della vittima, avevano contribuito a consolidare definitivamente la convinzione sulla responsabilità dell’ex fidanzato.
Ancora più netta la posizione espressa nei confronti di Andrea Sempio. «Non mi ha convinto quello che è stato detto su di lui, non ho cambiato idea. Sono invece convinto che la sentenza su Stasi sia la verità. Non pretendiamo che lo sia per tutti», aveva dichiarato Marco. Parole che fotografano la distanza tra la ricostruzione della famiglia e quella degli inquirenti, che oggi attribuiscono a Sempio la responsabilità del delitto.
Secondo la Procura di Pavia, infatti, Andrea Sempio avrebbe ucciso Chiara Poggi la mattina del 13 agosto 2007, dopo il presunto rifiuto di un approccio sessuale. Nella nuova ricostruzione accusatoria, l’indagato avrebbe colpito ripetutamente la giovane con un corpo contundente, inizialmente al volto, facendola cadere a terra. Successivamente l’avrebbe trascinata verso la porta della cantina e colpita ancora mentre tentava di reagire. Infine, avrebbe spinto il corpo lungo le scale, continuando a infierire sulla vittima anche quando era già priva di sensi. Per i magistrati, i colpi complessivi sarebbero stati numerosi e avrebbero provocato le gravi lesioni cranio-encefaliche che causarono la morte.
Nell’impianto accusatorio vengono contestate a Sempio anche le aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti. Il presunto movente, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe legato alla visione casuale di un video intimo di Chiara Poggi e Alberto Stasi, circostanza che avrebbe alimentato un’ossessione nei confronti della ragazza. Si tratta, naturalmente, di accuse che dovranno essere verificate nelle sedi giudiziarie e che non costituiscono responsabilità accertate. La vicenda di Garlasco si prepara così a un nuovo, delicatissimo passaggio: da una parte la convinzione della famiglia Poggi, dall’altra una Procura che ritiene di aver individuato un nuovo responsabile. La verità giudiziaria, almeno per quanto riguarda le nuove accuse, dovrà ancora passare attraverso il vaglio di un tribunale.


