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“Indagato il politico italiano”. Pestaggi nella polizia locale, scoppia la bomba

Pubblicato: 05/11/2026 16:21

Quando le ombre del sospetto e della mala gestione istituzionale si allungano irrimediabilmente sui corridoi del potere cittadino, scuotendo le fondamenta di organismi preposti alla tutela e alla sicurezza della collettività, l’eco delle rivelazioni finisce per travolgere vertici amministrativi e comandi operativi in un’unica, gigantesca bufera giudiziaria. Tra messaggi scottanti scambiati a margine di appuntamenti pubblici, indagini parallele e informali che rischiano di inquinare il lavoro degli inquirenti e il muro di omertà svelato da clamorose testimonianze interne, la cronaca si trova a documentare uno degli scossoni più profondi che abbiano mai colpito la macchina comunale. Un’inchiesta imponente che mette a nudo presunti abusi e coperture ai vertici.

Un vero e proprio terremoto giudiziario travolge i vertici della sicurezza di Genova: tra i nuovi indagati nell’inchiesta sui presunti pestaggi e abusi consumati all’interno del reparto Sicurezza Urbana – Nucleo Antidegrado figurano l’ex assessore comunale alla Polizia Locale Antonino “Sergio” Gambino e l’ex comandante del corpo Luca Giurato. Le ipotesi di reato formulate a loro carico sono ritardata denuncia, favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio. Al centro del quadro accusatorio tracciato dalla Procura vi è un emblematico messaggio redatto l’11 ottobre 2024, in cui Gambino scriveva a Giurato: «In Procura niente… non portarli in Procura!». Pochi giorni prima, nel corso di un aperitivo elettorale, l’allora assessore era stato avvicinato da due agenti che gli avevano denunciato violenze, insulti razzisti, abusi di potere e verbali falsificati all’interno della struttura.

Secondo la ricostruzione dei magistrati, Gambino avrebbe sollecitato Giurato a svolgere verifiche interne: il comandante avrebbe così avviato un’attività investigativa non dovuta, interrogando dodici appartenenti al Nucleo e svelando le contestazioni, con il concreto rischio di compromettere le indagini ufficiali e screditare le agenti denuncianti.

Le violenze nella chat “Quei bravi ragazzi” e le altre inchieste

L’imponente indagine, coordinata dalla pm Sabrina Monteverde e condotta con meticolosità dagli uomini della Squadra Mobile, è giunta all’avviso di conclusione delle indagini preliminari e vede coinvolti a vario titolo ben trenta agenti. Le accuse spaziano dalle lesioni aggravate dall’odio razziale al falso ideologico, fino al peculato, all’omissione di atti d’ufficio e alla falsa testimonianza.

Elemento chiave del materiale probatorio è la chat di gruppo su WhatsApp denominata «Quei bravi ragazzi», all’interno della quale venivano commentati e descritti nei dettagli pestaggi, soprusi e minacce perpetrati contro le persone fermate per strada. Gravi episodi di violenza che hanno trovato piena conferma nel corso dell’incidente probatorio attraverso le drammatiche deposizioni rese da alcune delle vittime.

La posizione dei due principali indagati si complica ulteriormente sullo scenario politico cittadino: Antonino “Sergio” Gambino e Luca Giurato risultano infatti già iscritti nel registro degli indagati in un secondo fascicolo relativo ai presunti dossier falsi realizzati per danneggiare Silvia Salis, all’epoca candidata alla carica di sindaca. L’ex assessore Gambino si trova inoltre coinvolto in un terzo filone d’inchiesta parallelo con l’accusa di corruzione.

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