
Un velo di tristezza avvolge la cultura italiana mentre cala definitivamente il sipario sull’esistenza di un maestro che ha saputo sfidare le convenzioni estetiche del nostro Paese, lasciando un’impronta indelebile nella storia dello spettacolo. Tra i ricordi commossi di un’intera generazione di appassionati, il tributo di quanti ne hanno ammirato l’audacia stilistica e l’inevitabile riaprirsi di interrogativi legati all’asse ereditario di una figura leggendaria, il panorama artistico saluta un gigante indiscusso. Una scomparsa dolorosa che riaccende i riflettori non solo su un’immensa memoria creativa, ma anche sulle complesse dinamiche familiari vissute negli ultimi anni.
Il cinema italiano si ritrova a piangere la scomparsa del maestro Tinto Brass, spentosi a Roma mercoledì 4 novembre 2026 all’età di 93 anni. Il celebre cineasta lascia la seconda moglie Caterina Varzi e i due figli Bonifacio e Beatrice,avuti dal primo matrimonio con Carla Cipriani, scomparsa nel 2006. Oltre allo sterminato valore artistico delle sue pellicole, la morte del regista riapre tuttavia il capitolo legato alle sue sostanze economiche, già al centro di una dura battaglia giudiziaria esplosa nel 2017 a seguito delle seconde nozze. All’epoca, le perplessità espresse dai primogeniti sulla destinazione di alcuni dipinti e sulle spese di conservazione del materiale professionale avevano spinto la magistratura romana a nominare un amministratore di sostegno, individuato proprio nella Varzi.
Un provvedimento che il regista aveva subito impugnato con fermezza davanti alla Corte d’appello, affidando alle cronache una dichiarazione ricca di delusione: «Accade a volte che a un certo punto della vita siano i figli a portarti in tribunale. È successo anche a Sofocle». Con il passare del tempo, il maestro era tuttavia riuscito a riallacciare i legami affettivi con entrambi i figli.
I diritti d’autore e le regole per la successione
A dispetto dell’enorme popolarità globale del maestro dell’eros, il suo tesoro economico è sempre apparso ben lontano dai grandi patrimoni milionari. Nel corso del contenzioso del 2018, la legale del cineasta aveva chiarito come l’artista vivesse in un appartamento di proprietà nella Capitale con un reddito lordo annuo di circa 30mila euro, composto da una modesta pensione e dalle royalty delle opere. Ad oggi non è noto se il regista abbia lasciato un testamento formale: in assenza di disposizioni scritte, la normativa del Codice civile assegna un terzo dell’asse ereditario alla vedova Caterina Varzi,mentre i restanti due terzi andranno divisi in parti uguali tra Bonifacio e Beatrice.
Oltre all’immobile romano e ai diritti d’autore trasmissibili agli eredi, nel patrimonio figura soprattutto uno straordinario archivio cinematografico fatto di fotografie e documenti storici. Resta ora da capire come la famiglia gestirà questa preziosa eredità culturale, tenendo conto delle riserve di legge garantite ai legittimari.


