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“È proprio lui!”. Allarmi bomba sugli aerei: chi è il capo del gruppo terrorista

Pubblicato: 06/11/2026 08:28

Dietro il nome Male State, il movimento russo al quale vengono ricondotti i cosiddetti Combattenti dello Stato Maschile, compare la figura di Vladislav Pozdnyakov, blogger ed ex personal trainer diventato noto per le sue posizioni estremiste, la propaganda misogina e le campagne contro le donne. L’organizzazione è finita nuovamente sotto i riflettori dopo che alcune mail attribuite ai Combattenti dello Stato Maschile sono state indicate come responsabili degli allarmi bomba che hanno interessato due voli diretti a Roma, partiti da Helsinki e Dublino.

Pozdnyakov è il fondatore di un’organizzazione conosciuta anche con il nome russo di Muzhskoye gosudarstvo, traducibile come Stato Maschile. La sua figura viene spesso accostata a quella dell’influencer Andrew Tate per la retorica fortemente maschilista e le posizioni apertamente antifemministe. Dietro il movimento, tuttavia, non c’è soltanto una comunità virtuale, ma una struttura ideologica che negli anni ha sviluppato una rete di canali, gruppi e attività di propaganda, fino ad attirare l’attenzione delle autorità russe.
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Vladislav Pozdnyakov e la nascita di Male State

Il movimento Male State nasce nel 2016 sulla piattaforma VKontakte, il principale social network russo, spesso considerato l’equivalente locale di Facebook. Pozdnyakov costruisce la propria organizzazione attorno a un manifesto ideologico caratterizzato da nazionalismo radicale, suprematismo bianco e una concezione rigidamente patriarcale della società.

Come ricostruito da un’inchiesta di Bellingcat, uno degli elementi centrali della propaganda del gruppo è l’idea che soltanto le persone bianche, soprattutto appartenenti ai popoli slavi, abbiano pieno diritto di vivere in Russia. Nella visione promossa da Pozdnyakov, il femminismo e la comunità Lgbtq+ vengono rappresentati come elementi estranei alla tradizione nazionale, descritti come una sorta di contaminazione proveniente dall’Europa.

La società immaginata dal fondatore di Male State si basa su una netta divisione dei ruoli tra uomini e donne. Agli uomini viene attribuita una posizione dominante, mentre alle donne viene assegnato prevalentemente il compito di diventare mogli e madri, subordinate all’autorità dei mariti.

Non si tratta, dunque, soltanto di un gruppo nato per diffondere contenuti provocatori sui social network. Pozdnyakov ha cercato di trasformare queste convinzioni in un movimento organizzato, dotato di una propria simbologia, di strutture territoriali e di una rete di comunicazione capace di raggiungere migliaia di utenti.

La propaganda misogina e le campagne contro le donne

Nel corso degli anni, Male State ha sviluppato una presenza articolata sul web. Tra i suoi simboli figura un’aquila nera accompagnata dalle lettere cirilliche ‘МГ’, mentre in diverse zone della Russia sono state create sezioni regionali riconducibili all’organizzazione.

Pozdnyakov ha inoltre promosso diversi canali Telegram, tra cui Male State, Butylka (La bottiglia), Nationalism and Patriarchy e un blog personale. Gli spazi digitali sono stati utilizzati per diffondere contenuti nazionalisti, razzisti e apertamente ostili alle donne considerate non conformi ai modelli tradizionali sostenuti dal movimento.

Secondo l’International Centre for Counter-Terrorism (ICCT), sarebbe però riduttivo identificare Male State con il fenomeno degli incel, ovvero quegli uomini che attribuiscono alla propria difficoltà nel trovare relazioni sentimentali la causa dell’ostilità nei confronti delle donne.

La natura del movimento è differente: i suoi aderenti non sono necessariamente persone incapaci di instaurare rapporti affettivi. L’ideologia del gruppo si inserisce piuttosto nello scontro tra la diffusione delle idee femministe nella società russa e le spinte conservatrici che puntano a mantenere una struttura familiare fondata sui ruoli tradizionali.

Uno degli episodi più significativi risale al 2018, durante i Mondiali di calcio organizzati in Russia. In quell’occasione Male State promosse una campagna contro alcune donne russe fotografate o sospettate di avere avuto rapporti sessuali con tifosi stranieri.

Le immagini e i dati personali di diverse donne vennero pubblicati online, esponendole a insulti, intimidazioni, molestie e minacce. Un’attività che contribuì a rendere ancora più evidente la pericolosità delle campagne organizzate attraverso i canali del movimento.

La condanna di Pozdnyakov e il divieto in Russia

Le attività di Male State hanno avuto anche conseguenze sul piano giudiziario. Nel settembre 2018 Vladislav Pozdnyakov venne condannato a due anni di libertà vigilata per istigazione all’odio nei confronti delle donne.

La decisione giudiziaria, tuttavia, fu successivamente annullata nel 2019, in seguito a una modifica della normativa sulla quale si basava la condanna.

Nel 2020 il gruppo subì un altro importante contraccolpo: VKontakte decise di bloccarne la presenza per incitamento alla violenza. L’organizzazione spostò quindi una parte consistente delle proprie attività su Telegram, utilizzato come principale strumento di comunicazione e diffusione della propaganda.

Nel frattempo, Pozdnyakov cercò anche possibili interlocutori nell’ambiente politico russo. Tra i tentativi figura quello di avvicinarsi al Partito liberal-democratico russo (Ldpr), formazione nazionalista ed estremista di destra guidata all’epoca da Vladimir Zhirinovsky.

Il progetto di collaborazione non ebbe però successo. Le posizioni del movimento vennero considerate troppo radicali anche all’interno degli ambienti nazionalisti russi.

Il passaggio decisivo arrivò nel 2021, quando un tribunale russo dichiarò Male State un’organizzazione estremista, disponendone il divieto. Una decisione che impose al gruppo di modificare nuovamente la propria identità pubblica.

Da Male State a Male Legion, l’estremismo continua sui social

Dopo la messa al bando, il movimento ha assunto il nome di Male Legion, senza però abbandonare l’impostazione ideologica originaria. I canali collegati hanno continuato a diffondere contenuti caratterizzati da nazionalismo radicale, misoginia e razzismo.

Sebbene l’organizzazione non si definisca ufficialmente neonazista, nei suoi ambienti digitali sono stati individuati riferimenti riconducibili alla simbologia e al linguaggio dell’estrema destra neonazista.

Tra questi compare il numero 1488, utilizzato negli ambienti suprematisti bianchi come codice ideologico, insieme al termine tedesco untermensch. Quest’ultima espressione, utilizzata dalla propaganda nazista per indicare le persone considerate inferiori, sarebbe comparsa nelle conversazioni del movimento anche in riferimento agli ucraini.

Negli anni successivi, inoltre, la propaganda degli ambienti vicini a Male State si è intrecciata con quella relativa alla guerra in Ucraina. Nei canali riconducibili al movimento sono circolati filmati dal fronte e contenuti di estrema violenza, comprese immagini di decapitazioni.

La comunicazione del gruppo ha sostenuto l’invasione russa e alimentato l’ostilità nei confronti della popolazione ucraina, confermando l’evoluzione di una rete che non si è limitata alla propaganda contro il femminismo e i modelli sociali occidentali.

Il nome di Pozdnyakov e l’aggressione a Leonid Volkov

Il fondatore di Male State è stato accostato anche a episodi di violenza che hanno superato i confini della Russia. Secondo quanto riportato dal quotidiano indipendente russo Novaya Gazeta, Pozdnyakov avrebbe rivendicato di aver ordinato l’aggressione avvenuta a Vilnius, in Lituania, ai danni di Leonid Volkov, storico collaboratore del dissidente russo Alexei Navalny.

Un episodio che aggiunge un ulteriore elemento alla ricostruzione delle attività e delle relazioni attribuite agli ambienti vicini al movimento.

La vicenda degli allarmi bomba sui voli diretti a Roma riporta così l’attenzione su una realtà nata sui social network e cresciuta attraverso una propaganda estremista, capace negli anni di costruire una rete di sostenitori e canali di comunicazione. Al centro rimane la figura di Vladislav Pozdnyakov, fondatore di Male State, il cui nome è legato a una delle esperienze più radicali del nazionalismo maschilista russo.

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