
Nuovo sviluppo nell’inchiesta sulla banda della minicar che nelle scorse settimane ha seminato il terrore tra Monteverde e Testaccio, a Roma. La madre di uno dei due minorenni coinvolti nelle aggressioni è finita sotto indagine con l’accusa di minacce aggravate. La donna avrebbe preso di mira l’autore di alcuni commenti pubblicati sui social network e rivolti al figlio, inviandogli una serie di messaggi e messaggi vocali contenenti insulti e intimidazioni.
Tra le frasi contestate dalla Procura compaiono espressioni particolarmente pesanti: “Ti sconocchio io”, “Vengo giù, dove stai?”, ma anche “Ti faccio ritrovare a pezzettini” e “Ti faccio passare un brutto quarto d’ora”. Parole che hanno spinto il destinatario a rivolgersi alle forze dell’ordine e a presentare una denuncia, facendo partire gli accertamenti investigativi.
La vicenda, riportata da Il Messaggero, aggiunge un nuovo capitolo a una storia che aveva già suscitato forte preoccupazione nella Capitale per la violenza delle aggressioni attribuite ai due giovanissimi.
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I messaggi e le minacce dopo i commenti sui social
La sequenza contestata agli inquirenti sarebbe iniziata il 17 ottobre, quando la persona che ha successivamente presentato denuncia aveva commentato un articolo dedicato proprio alla vicenda della banda della minicar.
Quel commento avrebbe provocato la reazione della madre di uno dei ragazzi coinvolti. Secondo quanto ricostruito, tra il 17 e il 23 ottobre la donna avrebbe inviato al destinatario diversi messaggi, sia scritti sia vocali, caratterizzati da insulti e minacce.
Tra le frasi finite all’attenzione della Procura figura anche: “Vengo nel quartiere tuo, cerca di rimanerci se ce la fai”. Un’escalation di intimidazioni che avrebbe spinto la vittima a documentare quanto stava accadendo e a rivolgersi alle autorità.
La denuncia ha consentito di avviare le indagini e di mettere a disposizione degli investigatori il materiale relativo alle comunicazioni ricevute, comprese le registrazioni vocali.
Sulla vicenda sono intervenuti anche i legali della persona offesa, Gian Maria e Pietro Nicotera, che hanno spiegato: “La nostra assistita conosce personalmente la donna e sa anche dove vive. Abbiamo proceduto a fornire tutta la documentazione sia dei messaggi pubblicati sui social che quelli vocali”.
Gli accertamenti dovranno ora chiarire le circostanze delle presunte minacce e ricostruire nel dettaglio il comportamento contestato alla donna.

Le aggressioni della banda della minicar tra Monteverde e Testaccio
L’indagine sulle presunte minacce arriva a poche settimane dai fatti che avevano portato all’attenzione delle cronache la cosiddetta banda della minicar. A inizio ottobre, due ragazzi di 16 e 17 anni avrebbero messo in atto una serie di aggressioni notturne tra i quartieri romani di Monteverde e Testaccio, utilizzando una minicar nera.
Secondo le contestazioni, i due giovani avrebbero preso di mira passanti, ciclisti e persone che si spostavano in monopattino, colpendoli durante le loro uscite serali. Episodi che hanno provocato paura tra i residenti e che sono diventati oggetto di un’indagine per ricostruire la sequenza delle violenze.
Il caso più grave riguarda l’attore Davide Iacopini, aggredito nella tarda serata del 5 ottobre mentre percorreva in monopattino via Anton Giulio Barrili.
L’uomo, in seguito all’aggressione e alla caduta, ha riportato un grave trauma cranico, che ha reso necessari due delicati interventi chirurgici all’ospedale San Camillo. Le sue condizioni hanno richiesto un lungo periodo di ricovero in terapia intensiva, durato oltre venti giorni.
Nei giorni scorsi, dopo il miglioramento del quadro clinico, l’attore è stato trasferito nel reparto di Neurochirurgia, lasciando così la terapia intensiva.

La confessione dei due minorenni: “L’abbiamo visto fare su TikTok”
Nel corso degli interrogatori, i due ragazzi avrebbero ammesso di essere gli autori delle aggressioni contestate, fornendo anche una spiegazione sul motivo che li avrebbe spinti a compiere quei gesti.
Agli investigatori avrebbero raccontato di essersi ispirati a contenuti trovati sulla piattaforma social TikTok. “L’abbiamo visto fare su TikTok. Ci sono questi video dove ci sono persone che danno spintoni a passanti scelti a caso. Nessuno si faceva niente. Credevamo che avrebbe funzionato anche per noi”.
Una dichiarazione che ha acceso ulteriormente l’attenzione sul fenomeno delle violenze imitate dopo aver visto video diffusi sui social network. Secondo quanto riferito dai due giovani, quei contenuti avrebbero contribuito a far apparire le aggressioni come gesti senza conseguenze, spingendoli a riprodurle nella realtà.
Per i due minorenni le accuse contestate sono tentato omicidio, lesioni aggravate e percosse. L’inchiesta dovrà ricostruire le responsabilità individuali e l’esatta dinamica dei diversi episodi.
Nel frattempo, anche la vicenda che coinvolge la madre di uno dei ragazzi è entrata nel percorso giudiziario. Le presunte minacce rivolte a chi aveva commentato la storia sui social rappresentano un nuovo fronte investigativo, distinto da quello relativo alle aggressioni compiute dai due minorenni, ma direttamente collegato alle polemiche nate intorno alla banda della minicar.


