
Una confessione arrivata quando il processo era ormai alle battute finali ha cambiato completamente il corso dell’udienza. Dopo aver sostenuto a lungo la propria innocenza, l’imputata ha deciso di interrompere il silenzio e ammettere le responsabilità davanti ai giudici. Poche parole, pronunciate in aula, che hanno ricostruito una vicenda familiare drammatica e portato alla conclusione di un procedimento giudiziario particolarmente delicato. Subito dopo l’ammissione di colpa è arrivata la decisione della Corte, che ha stabilito la pena detentiva.
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La vicenda ruota attorno alla morte di un uomo anziano, disabile, ucciso con alcuni colpi di pistola mentre si trovava nella propria automobile. Per mesi le indagini hanno cercato di ricostruire cosa fosse realmente accaduto in quel garage, concentrandosi progressivamente sulle persone più vicine alla vittima. A distanza di tempo, proprio la persona che inizialmente aveva negato ogni coinvolgimento ha fornito la propria versione dei fatti, arrivando a riconoscere quanto contestato dall’accusa.
La protagonista della vicenda è Rosa Capuano, condannata a 25 anni di reclusione per l’omicidio del padre Francesco Capuano, pensionato di 79 anni. La sentenza è stata pronunciata il 4 novembre dalla Corte d’Assise di Mantova, che ha accolto la richiesta avanzata dal pubblico ministero Alessia Silimbani.

La confessione in aula e la condanna a 25 anni
Il momento decisivo è arrivato durante l’udienza del 4 novembre, quando Rosa Capuano ha ammesso per la prima volta di essere responsabile della morte del padre. Una dichiarazione che ha segnato una svolta rispetto alla linea difensiva mantenuta fino a quel momento.
«Sono stata io. Non ce la facevo più. Ho preso la pistola e l’ho ucciso».
Con queste parole la donna ha riconosciuto di aver sparato a Francesco Capuano, ponendo fine alla precedente posizione di estraneità ai fatti. La confessione è arrivata al termine del dibattimento e ha preceduto la pronuncia della sentenza.
Il pubblico ministero Alessia Silimbani aveva chiesto una condanna a 25 anni di carcere, escludendo la possibilità dell’ergastolo. Nella richiesta sono state considerate l’ammissione di responsabilità e le attenuanti generiche, riconosciute equivalenti alle aggravanti contestate.
La Corte d’Assise ha accolto integralmente la richiesta della Procura. I giudici hanno escluso l’aggravante dei motivi abietti e futili, confermando invece la premeditazione e il rapporto di parentela tra imputata e vittima. Le attenuanti generiche sono state ritenute equivalenti alle aggravanti riconosciute.
Come precisato in una comunicazione del Comando provinciale dei Carabinieri di Mantova, il procedimento si è concluso dopo che l’imputata, proprio nella fase finale del dibattimento, ha deciso di ammettere le proprie responsabilità.

L’omicidio del padre nel garage di Suzzara
Il delitto risale al 23 dicembre 2024 e si consumò a Suzzara, in provincia di Mantova. Francesco Capuano venne ucciso a colpi di pistola mentre si trovava all’interno della propria automobile, parcheggiata nel garage del condominio di via Biolcheria, dove abitava insieme alla figlia.
A dare l’allarme era stata proprio Rosa, che all’epoca aveva 46 anni. La donna aveva raccontato ai soccorritori e successivamente ai carabinieri di essersi allontanata momentaneamente per tornare nell’appartamento e recuperare un oggetto dimenticato. Secondo la sua versione, avrebbe dovuto accompagnare il padre a svolgere alcune commissioni e, una volta tornata nel garage, lo avrebbe trovato ormai senza vita.
Una ricostruzione che non aveva convinto gli investigatori. Gli accertamenti si erano progressivamente concentrati sull’ambiente familiare e sulla possibilità che l’autore dell’omicidio fosse una persona vicina all’anziano.
Le indagini sono proseguite nei mesi successivi, fino alla svolta arrivata nella primavera del 2025.
L’arresto a Giugliano e la pistola nel beauty case
Nel marzo 2025 Rosa Capuano è stata arrestata a Giugliano, in provincia di Napoli, località dalla quale proveniva la famiglia e dove la donna era tornata dopo la morte del padre.
Durante le operazioni, i carabinieri hanno trovato all’interno del suo beauty case un revolver calibro 22. Nell’arma erano presenti tre bossoli ritenuti compatibili con quelli utilizzati per uccidere Francesco Capuano.
Il ritrovamento ha rappresentato un elemento centrale nell’attività investigativa, contribuendo a rafforzare il quadro accusatorio nei confronti della donna.
Secondo la ricostruzione del movente emersa durante le indagini e richiamata nella vicenda processuale, alla base dell’omicidio ci sarebbe stato un rapporto familiare caratterizzato da una profonda condizione di soggezione nei confronti del padre. Rosa, che si occupava costantemente dell’anziano, avrebbe maturato il desiderio di liberarsi da quella situazione, insieme all’aspettativa di diventare la sua erede universale.
La confessione pronunciata davanti alla Corte d’Assise ha segnato l’ultimo passaggio di una vicenda che per mesi era rimasta avvolta da interrogativi e ricostruzioni investigative. Per l’omicidio del pensionato di 79 anni è arrivata ora la condanna a 25 anni di carcere per la figlia, dopo l’ammissione di responsabilità resa durante l’ultima fase del processo.


