
«Abbiamo la coscienza a posto. Andiamo a testa alta del lavoro che abbiamo fatto». L’ex ministro della Salute Roberto Speranza difende la gestione delle prime fasi della pandemia di Covid-19 e respinge le critiche sulla preparazione dell’Italia all’arrivo del coronavirus. Lo fa durante un’audizione davanti alla Commissione parlamentare Covid, rispondendo alle domande del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami.
Al centro del confronto ci sono le decisioni adottate dal governo nei primi mesi del 2020 e, in particolare, una dichiarazione dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che il 28 gennaio di quell’anno, ospite della trasmissione Otto e mezzo su La7, aveva assicurato che l’Italia fosse «prontissima» ad affrontare l’emergenza sanitaria.
Parole che Bignami ha richiamato durante l’audizione, sostenendo che avrebbero potuto indurre i cittadini a sottovalutare il rischio di contagio.
Speranza: «Siamo stati i primi a dichiarare lo stato di emergenza»
Rispondendo alla domanda sulla preparazione del Paese, Speranza ha ricostruito il contesto internazionale delle prime settimane del 2020, quando le informazioni disponibili sul nuovo coronavirus erano ancora limitate.
«Nel mese di gennaio l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) fino al 13 ci diceva che non sussistevano evidenze di trasmissione interumana», ha ricordato l’ex ministro.
Speranza ha quindi richiamato le valutazioni dell’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, sottolineando che il 22 gennaio l’agenzia considerava ancora moderato il rischio legato al virus.
Secondo l’ex titolare della Salute, le istituzioni italiane avevano già cominciato a muoversi per affrontare una possibile emergenza.
«Noi siamo il primo Paese del mondo che alla fine di gennaio proclama lo stato d’emergenza ed io sono stato il primo in Europa a porre il tema» della necessità di innalzare il livello di attenzione, ha dichiarato.
Speranza ha rivendicato il lavoro svolto in quella fase, quando, ha ricordato, non erano ancora stati registrati casi nel Paese.
«Stavamo lavorando, preparandoci nella direzione giusta, giorno e notte», ha affermato.
Bignami fa ascoltare il video di Conte: «Dire che eravamo prontissimi ha avuto effetti drammatici»
Il momento più acceso dell’audizione è arrivato quando Galeazzo Bignami ha fatto ascoltare un estratto della puntata di Otto e mezzo del 28 gennaio 2020.
Nel filmato, la conduttrice Lilli Gruber chiedeva all’allora premier Giuseppe Conte se l’Italia fosse pronta ad affrontare la minaccia del nuovo coronavirus.
La risposta di Conte era stata netta: «Siamo prontissimi».
Una dichiarazione che il parlamentare di Fratelli d’Italia ha contestato, sostenendo che il messaggio trasmesso alla popolazione avrebbe potuto influenzare i comportamenti individuali.
«Dire pubblicamente che “eravamo prontissimi” ha riverberato effetti drammatici», ha affermato Bignami rivolgendosi a Speranza.
Secondo il capogruppo di FdI, i cittadini, rassicurati dalle parole del presidente del Consiglio, potrebbero non aver adottato le precauzioni necessarie per limitare la diffusione del virus.
Bignami ha richiamato anche un passaggio del libro scritto dall’ex ministro, nel quale viene sottolineata l’importanza dei comportamenti individuali nel contenimento dei contagi.
Si tratta di una valutazione politica avanzata dal parlamentare, non di un nesso causale accertato tra la dichiarazione di Conte e la successiva diffusione del coronavirus.
«Io vado a testa alta per il lavoro fatto per il mio Paese»
Speranza ha risposto alle critiche ribadendo che le decisioni del governo devono essere valutate alla luce delle conoscenze scientifiche disponibili in quel momento.
L’ex ministro ha insistito soprattutto sulla tempestività delle prime iniziative italiane, ricordando la proclamazione dello stato di emergenza alla fine di gennaio 2020.
«Abbiamo la coscienza a posto. Andiamo a testa alta del lavoro che abbiamo fatto», ha dichiarato davanti alla Commissione.
Poi ha aggiunto una considerazione personale: «Io vado a testa alta del lavoro che ho fatto per il mio Paese».
La sua posizione è dunque quella di chi rivendica l’impegno delle istituzioni durante una fase segnata da forti incertezze scientifiche e da un’emergenza sanitaria senza precedenti recenti.
Commissione Covid, resta aperto il confronto sulla gestione dell’emergenza
L’audizione di Roberto Speranza riporta al centro del dibattito le scelte compiute dal governo italiano nelle settimane precedenti alla diffusione del coronavirus.
Da una parte, Fratelli d’Italia contesta la comunicazione istituzionale dell’epoca, concentrandosi sulle rassicurazioni fornite ai cittadini e sulle possibili conseguenze.
Dall’altra, l’ex ministro difende le misure adottate, sostenendo che l’Italia si fosse attivata quando anche le autorità sanitarie internazionali stavano ancora valutando la portata della minaccia.
Il confronto tra Bignami e Speranza mette così in evidenza due letture differenti delle prime fasi della pandemia: quella di chi ritiene che la popolazione sia stata rassicurata eccessivamente e quella di chi rivendica la tempestività delle decisioni prese.
Un dibattito destinato a proseguire nell’ambito dei lavori della Commissione Covid, chiamata a ricostruire le scelte istituzionali e la gestione dell’emergenza sanitaria.


