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“Berlusconi mi ha distrutto la carriera”: Zoff rompe il silenzio e svela la verità sulla lite che sconvolse l’Italia

Pubblicato: 07/11/2026 12:47

Un viaggio straordinario attraverso i decenni più gloriosi del costume e dello sport internazionale si trasforma nell’affresco di un’intera nazione, svelando retroscena inediti, cadute fragorose, trionfi leggendari e gesti d’altri tempi. Tra gli aneddoti di spogliatoio rimasti chiusi per anni dietro le quinte del palcoscenico agonistico, il ricordo di scontri epocali con i protagonisti della politica e l’insegnamento profondo di un’etica ormai rara, il racconto personale si intreccia indissolubilmente con la storia d’Italia. Una lezione d’altri tempi affidata al tempo che passa, capace di emozionare e far riflettere gli appassionati di ogni generazione.

Icona intramontabile e pilastro assoluto del calcio mondiale, Dino Zoff — nato nel 1942 a Mariano del Friuli, in provincia di Gorizia, e pronto a spegnere 85 candeline il prossimo 28 febbraio — si concede a un lungo e intimo racconto personale, ripercorrendo le tappe memorabili della propria vita tra campo, famiglia e panchina. Lo storico estremo difensore della Nazionale, della Juventus e del Napoli fissa subito le coordinate del suo agire: «La dignità è basilare e significa essere sé stessi. Sono l’unico calciatore italiano ad aver conquistato sia un Europeo che un Mondiale, ma sono soprattutto un uomo di sport. Uno che ha provato sempre a vincere, ma sa che si può anche perdere. Quando mi è accaduto, e mi è accaduto, non ho mai cercato scuse».

I primi passi furono segnati da un rigoroso senso del dovere trasmesso dal padre, che dopo un gol strano incassato lo redarguì seccamente: «Fai il farmacista per caso?», insegnandoli ad assumersi sempre ogni responsabilità. Il debutto in Serie A a 65 anni di distanza con l’Udinese fu da incubo: «Presi 5 gol a Firenze e mi vergognai come un ladr. Andai al cinema per dimenticare e all’intervallo La Settimana Incom proiettò sullo schermo le immagini della partita. Scivolai sulla poltrona fino a sfiorare il pavimento». Se il pallone non avesse funzionato, rivela, «avrei fatto il meccanico. Non ero male con i pistoni». Tra i suoi grandi maestri figura Čestmír Vycpálek, tecnico juventino venuto dall’Est con una profonda saggezza, diversissimo dal nipote Zdeněk Zeman.

Aneddoti leggendari: da Gascoigne a Pertini e Berlusconi

Gli anni da allenatore alla Lazio furono segnati dall’incontro con il geniale e sregolato Paul Gascoigne. Zoff ricorda la notte in cui l’inglese voleva scappare dal ritiro e il clamoroso siparietto del mattino seguente, quando il calciatore si presentò davanti al gruppo: «Mister, io sapere tu bisogno di me, io arrivato, ma non fatto in tempo a vestire»,presentandosi completamente nudo oltre la vetrata. «Lo mandai a casa, ma mi costò. Lo avrei fatto giocare perché gli artisti si ammirano, non si giudicano. Gascoigne era un talento incredibile e un uomo che commuoveva e inteneriva. Gli ho voluto molto bene».

Parole d’amore profondo sono riservate al commissario tecnico Enzo Bearzot, guida nel trionfo del 1982, e al Presidente della Repubblica Sandro Pertini, protagonista della celebre partita a scopone in aereo persa contro Franco Causio e Bearzot, culminata 15 giorni dopo con un cablogramma presidenziale di scuse inviato a casa Zoff.

Infine, il ricordo delle irrevocabili dimissioni da CT della Nazionale dopo l’Europeo del 2000, rassegnate a seguito degli attacchi sferrati da Silvio Berlusconi: «Non posso prendere lezioni di dignità dal signor Berlusconi. Nel calcio puoi fare di tutto, litigare, rovesciare i tavoli, urlare, ma poi finisce sempre tutto a tarallucci e vino. In quel caso le dimissioni rappresentavano un gesto rivoluzionario. Lo sapevo, come sapevo che lo avrei pagato perché in qualche modo la mia carriera di tecnico è finita lì. Giusto? Sbagliato? So soltanto che in quel momento non ero in grado di fare altro e non volevo fare altro. Lo feci e, anche se non ho pianto in pubblica piazza, non ho cambiato idea».

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Ultimo Aggiornamento: 07/11/2026 13:26

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