Vai al contenuto

Cisgiordania, espulsi i sei italiani fermati: rientro in Italia domani

Pubblicato: 07/11/2026 21:47

I sei cittadini italiani fermati dall’esercito israeliano in Cisgiordania mentre affiancavano alcuni agricoltori palestinesi nella raccolta delle olive saranno espulsi e rientreranno in Italia nella mattinata di domenica 8 novembre. Il loro arrivo è previsto alle 9.15 all’aeroporto di Venezia, dopo la partenza da Israele con un volo di linea programmato alle 6.25.

La conferma è arrivata dalla Farnesina al termine delle visite consolari effettuate dai funzionari dell’Ambasciata italiana a Tel Aviv. I sei connazionali hanno potuto parlare con la console e con i suoi collaboratori e sono riusciti a contattare telefonicamente le rispettive famiglie. Le loro condizioni di salute vengono definite complessivamente buone, ma gli attivisti hanno riferito di avere subito forme di violenza psicologica durante la detenzione. Uno di loro ha inoltre denunciato di essere stato aggredito in una delle fasi del fermo. L’Ambasciata italiana ha chiesto chiarimenti alle autorità israeliane sul trattamento riservato al gruppo.

Il fermo vicino a Ramallah

I sei italiani erano stati fermati venerdì 6 novembre nei pressi del villaggio palestinese di Kafr Ni’ma, situato a poco più di venti chilometri da Ramallah. Si trovavano all’interno di un gruppo composto da quattordici volontari internazionali impegnati ad accompagnare e sostenere i contadini palestinesi durante la raccolta delle olive, uno dei momenti più delicati dell’anno per le comunità rurali della Cisgiordania.

Secondo le informazioni diffuse dalla Farnesina, tra i connazionali fermati ci sarebbero quattro attivisti e due giornalisti. Tra i nomi emersi figurano Giorgia Lombardi, consigliera comunale della Spezia e componente del Consiglio nazionale di Europa Verde, Lorenzo Diofili, Aurora Valentini, Cosimo Dondini, la fotoreporter Paula Jesus e Marco Cola, presidente di un’associazione del terzo settore.

Dopo il fermo, gli italiani erano stati condotti nella stazione di polizia di Modi’in Illit. L’Ambasciata a Tel Aviv e il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme erano intervenuti immediatamente presso le autorità israeliane, chiedendo il rilascio dei connazionali, chiarimenti sulle ragioni dell’operazione e la garanzia dell’assistenza consolare. Il gruppo è stato successivamente trasferito nell’area dell’aeroporto Ben Gurion destinata alla permanenza degli stranieri in attesa del rimpatrio.

Le accuse sulle violenze dei coloni

Una ricostruzione più grave dell’accaduto è stata fornita da Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde. Secondo quanto riferito dal parlamentare dopo avere ricevuto un messaggio vocale da Giorgia Lombardi, i volontari internazionali e i raccoglitori palestinesi sarebbero stati aggrediti da alcuni coloni israeliani.

Bonelli sostiene che, dopo l’arrivo dell’esercito e della polizia israeliana, sarebbero stati fermati i volontari anziché le persone indicate come responsabili dell’aggressione. Ai cittadini stranieri sarebbero stati ritirati i passaporti prima del trasferimento nella stazione di polizia. Questa versione dovrà essere chiarita attraverso gli accertamenti richiesti dall’Ambasciata italiana alle autorità israeliane.

Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani era intervenuto sul caso, sottolineando che gli italiani «non hanno fatto nulla» e che si trovavano in Cisgiordania per partecipare a un’attività agricola di sostegno alla popolazione palestinese. La Farnesina ha seguito l’intera vicenda attraverso le rappresentanze diplomatiche italiane in Israele e nei territori palestinesi.

Bonelli: «Il governo italiano smetta di tacere»

Dopo la comunicazione dell’espulsione, Bonelli ha attaccato duramente le autorità israeliane. «Raccogliere le olive è un crimine per l’esercito israeliano che protegge i coloni violenti e assassini», ha dichiarato il deputato. Il co-portavoce di Europa Verde ha poi collegato il fermo alla situazione complessiva nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, parlando di «crimini contro l’umanità» e accusando l’Europa e il governo italiano di mantenere un atteggiamento troppo debole nei confronti di Israele.

Bonelli ha inoltre criticato l’opposizione dell’esecutivo italiano all’introduzione di sanzioni contro il governo israeliano. Si tratta di giudizi politici particolarmente duri, mentre sul piano diplomatico Roma ha formalmente chiesto spiegazioni sia sulle ragioni del fermo sia sulle denunce relative alle condizioni di detenzione.

Il terzo episodio in poche settimane

Il fermo dei sei italiani non rappresenta un caso isolato. È infatti il terzo episodio nel giro di poco più di due settimane che coinvolge cittadini italiani impegnati ad accompagnare gli agricoltori palestinesi durante la raccolta delle olive in Cisgiordania.

Il 22 ottobre quattro cittadine italiane erano state fermate nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron, mentre assistevano alcuni agricoltori palestinesi. Il 29 ottobre altri cinque attivisti italiani erano stati bloccati nei pressi di Al Lubban al-Gharbiyye. Quattro avevano accettato l’espulsione amministrativa immediata, mentre il quinto aveva scelto di attendere la procedura giudiziaria israeliana prima del rimpatrio.

La presenza dei volontari internazionali negli uliveti palestinesi ha una funzione che va oltre il semplice aiuto materiale. Gli attivisti cercano di documentare eventuali aggressioni, intimidazioni e limitazioni agli spostamenti, svolgendo anche un ruolo di accompagnamento e protezione per gli agricoltori. La raccolta delle olive rappresenta una fonte essenziale di reddito per numerose famiglie palestinesi, ma negli ultimi anni è diventata anche uno dei momenti di maggiore tensione con i coloni israeliani.

Il rientro dei sei italiani chiude la fase più urgente della vicenda, ma restano aperti gli interrogativi sulle circostanze del fermo e sul trattamento denunciato durante la detenzione. L’attenzione si sposta ora sulla risposta che le autorità israeliane forniranno alla richiesta di chiarimenti avanzata dall’Ambasciata italiana.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Ultimo Aggiornamento: 07/11/2026 21:49

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure