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Flotilla colpita nella notte: paura per Greta Thunberg e gli attivisti a bordo della Family boat

Pubblicato: 09/09/2025 06:19

Un ronzio, poi il botto. E subito le urla di chi era di guardia sul ponte, l’allarme lanciato, l’equipaggio svegliato e invitato a correre fuori: “al fuoco, al fuoco”. È stato questo l’inizio della notte di terrore vissuta dalla Family boat, una delle principali imbarcazioni della delegazione spagnola della Global Sumud Flotilla, su cui viaggiavano anche Greta Thunberg, Yasemin Acar e Thiago Avila. Un drone militare avrebbe colpito la nave, secondo quanto sostengono gli attivisti, diffondendo immagini e video che mostrano il momento in cui un ordigno viene sganciato.

Le autorità tunisine, però, minimizzano. “Secondo i primi accertamenti si è verificato un incendio nei giubbotti di salvataggio”, ha dichiarato Houcem Eddine Jebabli, portavoce della Guardia Nazionale, sottolineando che non è stato rilevato alcun drone. Ma i filmati diffusi dalla Flotilla raccontano un’altra storia, con il ponte in fiamme e l’equipaggio nel panico.

I filmati sembrano confermare l’attacco di un drone

L’organizzazione Global Sumud Flotilla ha pubblicato filmati delle telecamere di sicurezza a bordo della nave `Family´ che «confermano l’attacco di un drone» stanotte contro una delle imbarcazioni dirette a Gaza.
Nei video messi on line su X si vede una persona a bordo dell’imbarcazione che all’improvviso guarda in alto spaventata, prima di un rumore sordo e di una fiammata; poi il panico sulla nave, con un’altra persona che grida «incendio, incendio» e la prima che dice «siamo stati colpiti». Gli organizzatori della spedizione diretta a Gaza hanno dichiarato che tutti i passeggeri e l’equipaggio sono al sicuro.

Tunisia: «Nessuna prova di attacco con droni alla Flotilla, incendio causato da una sigaretta»

«Non sono state riscontrate prove di atti ostili o di attacchi esterni» alla 
Global Sum Flotilla. E’ quanto afferma la Guardia Nazionale tunisina. In un 
dichiarazione riportata da Al Jazeera, le autorità tusinine affermano che le 
notizie relative a un attacco con droni all’imbarcazione `Family Boat´ diretta a Gaza sono «del tutto infondate» e che alle indagini preliminari è emerso che l’incendio a bordo della nave è divampato in uno dei giubbotti di salvataggio «a causa di un accendino o di un mozzicone di sigaretta».

Attivisti sotto shock ma illesi

La Family boat, battente bandiera portoghese, era ormeggiata a Sidi Bou Said, porto turistico nei pressi di Tunisi, in attesa di prendere il largo verso Gaza insieme alle altre imbarcazioni della missione. “Il drone è arrivato sopra di noi e ha sganciato la bomba, improvvisamente tutto il ponte è andato a fuoco”, ha raccontato Yasemin Acar, già intercettata e detenuta in Israele nei mesi scorsi. L’attivista ha precisato che a bordo stanno tutti bene e che le fiamme sono state spente, ma ha denunciato con rabbia: “Hanno bombardato una barca con a bordo civili in territorio tunisino”.

I danni, però, sono gravi: il ponte superiore è bruciato quasi del tutto, l’albero maestro è danneggiato e il fuoco ha divorato parte della stiva. La navigazione in tempi brevi è impossibile e i lavori di riparazione inizieranno solo dopo l’ok delle autorità tunisine, che hanno aperto un’inchiesta ufficiale.

Il precedente e la missione che non si ferma

Non è la prima volta che la Global Sumud Flotilla denuncia attacchi simili. A maggio, la barca a vela Al Damir, diretta anch’essa verso Gaza, era stata colpita da due droni militari al largo di Malta e resa inservibile. Ora tocca alla Family boat, costringendo gli organizzatori a valutare soluzioni alternative: il trasferimento dell’equipaggio su altre imbarcazioni o la ricerca di una sostitutiva.

“Questo è un attacco contro una missione civile pacifica perché non ci vogliono lì – ha affermato Acar – non dobbiamo stare in silenzio, dobbiamo mobilitarci e farlo in fretta”. Dura la condanna degli equipaggi della Flotilla, che ribadiscono la volontà di proseguire: “Gli atti di aggressione mirati a intimidirci o a far fallire la nostra missione non ci fermeranno. Il nostro obiettivo resta rompere l’assedio su Gaza ed esprimere solidarietà al suo popolo”.

Per gli attivisti, è stata la prima notte di paura e rabbia. E la convinzione, condivisa da tutti, è che non sarà l’ultima.

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Ultimo Aggiornamento: 09/09/2025 09:45

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