Vai al contenuto

“Assassino di m***a!”. Garlasco, Lovati l’ha urlato al telefono a Sempio. Testimonianza shock

Pubblicato: 11/11/2025 11:16

Un presunto colpo di scena potrebbe squarciare il velo di incertezza che avvolge le complesse indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, una vicenda che continua a tenere banco nelle cronache giudiziarie italiane. Il nucleo di questa potenziale svolta decisiva risiede in una testimonianza anonima, emersa durante la trasmissione televisiva MattinoCinque, che ha gettato un’ombra inquietante sull’ex avvocato di uno degli indagati, Massimo Lovati.

Il racconto, se convalidato dalle autorità competenti, potrebbe ridefinire gli equilibri processuali e riaprire scenari investigativi che sembravano essersi stabilizzati. L’episodio descritto dal testimone, una persona che afferma di essere molto vicina all’ex legale, è di natura esplosiva e riguarderebbe una telefonata avvenuta presumibilmente prima dell’estate, in un periodo in cui Lovati era ancora ufficialmente il difensore di Andrea Sempio, il trentasettenne coinvolto nelle indagini con l’accusa di omicidio in concorso.

La drammatica telefonata e l’accusa al cliente

Il cuore della narrazione si concentra su una conversazione telefonica che avrebbe avuto come protagonista l’avvocato Massimo Lovati. Secondo quanto riferito dalla fonte anonima al programma televisivo, Lovati si sarebbe lasciato andare a uno sfogo violentissimo al telefono, durato ben un quarto d’ora, durante il quale avrebbe urlato frasi estremamente pesanti e offensive, rivolgendosi a un interlocutore che il testimone identifica senza mezzi termini come Andrea Sempio.

Le parole esatte riferite sono “assassino di mea”, un’espressione di rabbia e accusa di inaudita gravità, soprattutto considerando che a pronunciarle sarebbe stato il difensore legale della persona in questione. Il testimone ha affermato con assoluta convinzione che il destinatario di tale veemenza fosse proprio il suo assistito, Andrea Sempio. Questa certezza, secondo la fonte, deriverebbe da un elemento temporale e di contenuto di fondamentale importanza: “Dopo due giorni è uscita la storia del Dna sotto le unghie di Chiara Poggi”. Questo dettaglio collegherebbe temporalmente lo sfogo dell’avvocato con una delle notizie chiave emerse nel corso delle indagini, suggerendo che la furia di Lovati fosse legata a una potenziale scoperta o rivelazione che avrebbe potuto compromettere seriamente la posizione di Sempio. La descrizione dello stato emotivo dell’avvocato è vivida: “L’avvocato urlava assassino di m*a, era arrabbiato come non l’avevo mai visto in dodici anni”, un periodo che, stando al testimone, rappresenterebbe la durata della loro conoscenza.

La ferma smentita dell’avvocato Lovati

La reazione di Massimo Lovati alla diffusione di questa testimonianza è stata immediata e categorica, respingendo con forza inaudita ogni singolo punto della ricostruzione. L’ex avvocato di Andrea Sempio ha definito la narrazione come totalmente priva di fondamento, affermando che si tratta di una “roba del genere che non sta né in cielo né in terra”. Lovati ha voluto ribadire la sua posizione sulla questione fondamentale della colpevolezza del suo ex assistito, sottolineando di aver sempre sostenuto l’innocenza di Sempio. La sua difesa è incentrata sull’assurdità logica di un simile comportamento professionale e umano: “Ho sempre detto che Sempio è innocente. Questa è una calunnia“. L’avvocato ha negato recisamente di aver mai contattato Sempio per rivolgergli accuse di quel tenore, rimarcando l’incongruenza di una condotta che vedrebbe un difensore accusare il proprio cliente di essere un omicida. L’affermazione “Figuriamoci se mi metto a dire al mio cliente che è un assassino” sintetizza il suo totale diniego della veridicità del racconto.

Le ombre sul testimone e possibili sviluppi legali

Massimo Lovati non si è limitato a smentire i contenuti della telefonata, ma ha anche espresso un giudizio tranchant sull’identità e la credibilità del testimone anonimo. L’avvocato ha liquidato la fonte come “un pazzo”, mettendo seriamente in discussione la sua affidabilità. La reazione di Lovati, inoltre, si è spinta fino a paventare conseguenze legali estreme nel caso in cui il testimone decidesse di rendere la sua dichiarazione ufficiale. “Se va in Procura a dire una cosa del genere lo denuncio“, ha avvertito Lovati, marcando la sua intenzione di difendere la sua onorabilità e la sua reputazione professionale con ogni mezzo legale a sua disposizione. Questa minaccia di querela per calunnia evidenzia la gravità della posta in gioco e il potenziale impatto che tale testimonianza, anche se anonima, sta avendo sulla vicenda. L’intera situazione, pertanto, si configura come un duello di credibilità tra una fonte rimasta nell’ombra e un professionista che si sente attaccato e diffamato. Sarà compito delle autorità investigative accertare l’identità del testimone e la fondatezza delle sue asserzioni, determinando se questa clamorosa rivelazione sia un elemento di fatto da inserire nel quadro probatorio o semplicemente un tentativo di calunnia e depistaggio.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure