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Orbán vola da Putin senza mandato Ue: tensione alle stelle

Pubblicato: 29/11/2025 10:17

Il premier ungherese Viktor Orbán torna a varcare la soglia del Cremlino, ribadendo ancora una volta la sua linea autonoma rispetto a Bruxelles. Una visita di quasi quattro ore con Vladimir Putin, concepita per blindare le forniture di gas e petrolio russi e per rilanciare la propria immagine di mediatore nella guerra in Ucraina. Una mossa che ha suscitato sconcerto e irritazione tra i leader dell’Unione Europea, che non erano stati né avvisati né consultati.

Al centro del viaggio a Mosca c’è la sicurezza energetica dell’Ungheria, Paese che continua a importare grandi quantità di combustibili fossili dalla Russia, opponendosi alla strategia europea di riduzione della dipendenza da Mosca. Orbán rivendica apertamente la sua scelta: «Oggi sono in Russia per garantire che l’approvvigionamento energetico dell’Ungheria rimanga sicuro e accessibile questo inverno e il prossimo anno». Un messaggio diretto ai partner Ue, che hanno stabilito il blocco totale delle importazioni di gas russo entro il 2027.

L’ombra della tregua dietro l’incontro

Ma la trasferta non ha solo un carattere economico: Orbán torna a proporsi come facilitatore di una possibile tregua. Ha rilanciato infatti l’idea di un vertice di pace a Budapest, proposta che Putin ha accolto ringraziando e rivelando che l’iniziativa sarebbe nata da un suggerimento di Donald Trump: «È stata una proposta di Donald. Ha detto: abbiamo entrambi buoni rapporti con l’Ungheria».

Durissime le reazioni in Europa. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha accusato Orbán di essersi presentato a Mosca «senza un mandato europeo», sottolineando che il premier ungherese «non gioca con la nazionale europea da un po’ di tempo». Secondo Merz, è altamente improbabile che Orbán possa raggiungere risultati laddove tutti gli sforzi diplomatici precedenti hanno fallito.

Le parole del premier magiaro non hanno contribuito a rasserenare gli animi. In un’intervista a Die Welt, Orbán ha ribadito la sua visione: l’unica soluzione sarebbe che l’Ucraina tornasse a essere uno Stato cuscinetto tra Russia e Nato. Ha definito «inevitabili» le concessioni territoriali richieste da Mosca, ipotizzando un accordo postbellico in cui le aree a est resterebbero sotto controllo russo, mentre a ovest sopravviverebbe un’Ucraina ridimensionata.

Una posizione che smentisce apertamente la linea ufficiale dell’Unione Europea e della stessa Kiev, che rifiutano qualsiasi ipotesi di cedimento territoriale. Orbán, intanto, prosegue sulla sua strada: autonomo, spigoloso, inatteso. E più distante che mai dall’Europa che dice di voler rappresentare.

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