
Per anni il suo nome è stato sussurrato, circondato da un’aura di fragilità e ingiuste semplificazioni. Oggi, invece, Michele Bravi torna a Sanremo da protagonista, tra i Big dell’edizione 2026, con un carico di maturità e consapevolezza che pochi artisti della sua generazione possono vantare.
La partecipazione al Festival rappresenta il punto più luminoso di un percorso che, fino a qualche tempo fa, sembrava essersi interrotto per sempre. La vita di Bravi è infatti cambiata all’improvviso il 22 novembre 2018, quando rimase coinvolto in un incidente stradale in cui perse la vita una motociclista di 58 anni. Un evento traumatico che segnò per sempre il suo equilibrio, la sua carriera e la sua identità artistica. Per molto tempo Michele scelse il silenzio: si ritirò dalle scene, cancellò gli impegni, si chiuse in un dolore che lui stesso ha definito “un buco nero”.
La condanna: il periodo nero di Michele Bravi
Nel 2020 arrivò la condanna a un anno e sei mesi, con sospensione condizionale della pena. Ma fu soprattutto il peso psicologico di quell’accaduto a schiacciarlo. In diversi momenti Bravi ha raccontato come avesse smesso di scrivere, di cantare persino per sé stesso, e di come la musica – che era sempre stata rifugio e cura – fosse diventata per un periodo qualcosa di irraggiungibile.
Eppure, proprio dal silenzio è ripartito. Prima con un percorso personale di ricostruzione, poi con piccoli passi che lo hanno riportato sul palco, fino al ritorno discografico accolto con calore dal pubblico. La sua voce, più intensa e vulnerabile, ha iniziato a parlare di dolore, di accettazione, di rinascita. E così, lentamente, Michele Bravi è tornato a essere un protagonista della scena musicale italiana, senza rinnegare la frattura del passato ma trasformandola in consapevolezza artistica.
Sanremo 2026 sarà per lui molto più che un Festival: sarà il simbolo di un cammino umano e professionale che, pur segnato da un evento irreparabile, ha saputo ritrovare luce. Michele torna sul palco dell’Ariston come un artista adulto, capace di portare nella sua musica una profondità rara. E il pubblico, che negli ultimi anni lo ha sostenuto con rispetto e delicatezza, lo attende ora come si attende chi ha conosciuto il dolore e ha trovato il coraggio di trasformarlo in arte.


