
L’assalto alla redazione de La Stampa a Torino continua a suscitare forti reazioni, non solo tra istituzioni e cittadini, ma anche nell’universo dei social network. Se da una parte l’episodio è stato condannato come un atto gravissimo da parte di autorità e operatori dell’informazione, dall’altra emergono post e commenti che sembrano esultare per l’azione. Si tratta prevalentemente di profili di nicchia, spesso riconducibili a giovani di seconda generazione o a immigrati in Italia, che condividono narrazioni radicali legate ad ambienti antagonisti.
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In questo contesto, a colpire particolarmente è la vicenda di Cecilia Parodi, scrittrice, influencer e attivista per la causa palestinese, che ha condiviso sui propri canali social messaggi interpretati come un elogio agli autori dell’azione violenta. Secondo quanto riportato, Parodi avrebbe criticato figure politiche e giornalistiche come Francesca Albanese ed Elly Schlein, accusandole di rallentare la lotta per la libertà di stampa e di privilegiare la legalità a scapito della solidarietà verso chi subisce detenzioni o confinamenti in centri di permanenza per rimpatrio (Cpr).

Le accuse di Parodi e l’esultanza social
Nei post condivisi, Parodi ha definito “male della causa” coloro che sostengono che tutte le azioni debbano rientrare nel cosiddetto sistema democratico, criticando chi considera il rispetto della legge come valore imprescindibile. La scrittrice ha poi proseguito sottolineando il presunto ruolo della redazione de La Stampa nel sostenere il sionismo, con riferimento a supporti mediatici, economici e militari, e ha concluso esprimendo esultanza per i partecipanti all’assalto: “Viva i ragazzi di Torino che hanno saputo dare una prima risposta all’incarcerazione di un compagno”.
Il compagno citato è l’imam Mahmoud Ebrahim Shahin, attualmente detenuto in un Cpr in attesa di rimpatrio. Secondo Parodi, l’azione dei ragazzi di Torino rappresenterebbe una risposta simbolica alla situazione del religioso, collegando l’episodio a una narrazione più ampia di solidarietà e resistenza.

Reazioni e contesto più ampio
La vicenda ha riacceso il dibattito sul ruolo di Askatasuna, il centro sociale coinvolto nell’assalto, accusato di essere un punto di riferimento per attività violente. Il Comune di Torino sta tentando di trasformare la struttura in un bene comune, ma le pressioni e le proteste locali rendono il percorso complesso.
Parallelamente, il post condiviso da Parodi trae origine da un altro profilo social, non direttamente collegato a lei, che aveva pubblicato l’8 ottobre 2023 immagini di esultanza legate a un assalto avvenuto in Israele, innescando un’escalation del conflitto a Gaza tuttora in corso. La didascalia recitava: “Un solo eroe, il popolo”, scritta in italiano, arabo e francese. Questo contenuto, insieme ad altre storie recenti, è stato condiviso dalla scrittrice, rafforzando l’impressione di un sostegno alla violenza come forma di protesta politica.
L’episodio solleva interrogativi importanti sul confine tra libertà di espressione e incitamento alla violenza, con implicazioni per la sicurezza delle redazioni e per la gestione dei contenuti online da parte di influencer e attivisti. Gli esperti di comunicazione e diritto avvertono che la condivisione di messaggi che lodano atti violenti può avere conseguenze legali significative e contribuire a polarizzare ulteriormente il dibattito pubblico.
La vicenda, ancora aperta, riflette una complessità sociale e politica che va oltre l’assalto materiale, mettendo al centro temi come libertà di stampa, responsabilità degli influencer e ruolo delle comunità antagoniste nel contesto urbano italiano. Le istituzioni, nel frattempo, monitorano l’evolversi della situazione, mentre sul web continua il confronto acceso tra chi condanna e chi giustifica l’azione, rendendo evidente la difficoltà di contenere la narrazione mediatica in un’epoca dominata dai social network.


