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Ucraina, Putin tiene in scacco le città: così vuole vincere la guerra

Pubblicato: 12/12/2025 08:26

Mentre sui tavoli dei negoziati si cerca una formula per fermare le armi, sul terreno il conflitto accelera e si radicalizza. Il volume di fuoco cresce, la linea tra fronte e retrovia si assottiglia fino quasi a scomparire. È una guerra totale, combattuta senza esclusione di colpi in terra, cielo e mare, mentre ogni parte tenta di presentarsi al possibile appuntamento diplomatico con il massimo vantaggio militare.

Nella notte tra mercoledì e giovedì l’Ucraina ha lanciato la più imponente offensiva di droni dall’inizio del conflitto: oltre trecento velivoli senza pilota, decollati quasi simultaneamente, hanno colpito in profondità il territorio russo. Il Cremlino ha risposto con una raffica di missili e bombe plananti contro diversi centri abitati ucraini. Ma è soprattutto sul fronte terrestre che gli scontri hanno raggiunto un livello di intensità micidiale, con offensive russe che sembrano rispondere a un obiettivo preciso: arrivare a un eventuale accordo di pace con le avanguardie schierate alle porte di quattro città chiaveKramatorsk, Kharkiv, Sumy e Zaporizhzhia — mettendo un’ipoteca pesantissima sul futuro dell’Ucraina.

La notte dei droni

Lo sciame organizzato dai servizi segreti di Kiev si è diretto nel cuore della Russia. Una parte dei droni ha puntato su Mosca, causando gravi disagi al traffico aereo civile: circa duecento voli sono stati dirottati su altri scali. Per la prima volta l’aviazione russa è intervenuta direttamente per intercettare gli incursori, coordinandosi con le batterie contraeree. Esplosioni sono state segnalate in quattro sobborghi della capitale, apparentemente in prossimità di impianti industriali.

Secondo i comandi russi, sarebbero stati abbattuti 287 droni, 32 dei quali nell’area di Mosca. I danni più seri si registrano a Velikiy Novgorod, dove è stata incendiata la più grande fabbrica di nitrati, materiale strategico per fertilizzanti ed esplosivi. Colpiti anche depositi di gas e centrali elettriche in varie regioni. Fonti non confermate parlano anche dell’uso di missili Neptune, uno dei quali avrebbe aperto un cratere largo venti metri.

In direzione opposta, circa 150 ordigni russi — tra missili e droni — si sono abbattuti sull’Ucraina. Particolarmente colpita Kremenchuk, nel distretto di Poltava, dove sono arrivati tre missili balistici e una ventina di droni. La città industriale era già stata bombardata tre giorni prima.

Pokrovsk, ultimo atto

Gli analisti descrivono l’intera area come una zona grigia, dove i confini del controllo territoriale cambiano di ora in ora. A Pokrovsk resiste ancora un nucleo di paracadutisti del reggimento Skala, che continua a condurre agguati e raid con droni. Martedì hanno issato la bandiera nazionale nel centro cittadino per dimostrare che la presenza ucraina non è stata annientata.

Le forze russe stanno però consolidando le posizioni, tentando di chiudere le vie di fuga. Il generale Oleksandr Syrsky ha negato che l’accerchiamento sia completo, ma i resoconti dal campo raccontano una realtà più critica. Ieri mattina Mosca ha lanciato un attacco su larga scala verso Hryshyne, a nord della città, con l’obiettivo di tagliare l’autostrada. Decine di droni ucraini si sono abbattuti sulle colonne nemiche — moto e mezzi blindati — provocando circa quaranta morti.

Agli scontri ha preso parte anche la 68ª brigata Jaeger, unità d’élite di Kiev, mentre i razzi Himars hanno colpito dall’esterno della sacca. Non è chiaro quanti soldati ucraini siano rimasti intrappolati: alcune centinaia controllano ancora il sud di Myrnohrad, riforniti esclusivamente da droni che portano munizioni e viveri. L’unica via di ritirata è a piedi, per oltre dieci chilometri in territorio battuto da pattuglie nemiche. Ogni giorno le bombe plananti da una tonnellata colpiscono gli edifici sospettati di ospitare centri di controllo dei droni, riducendo interi condomini in macerie.

Le ripercussioni sul negoziato

Kiev non vuole cedere Pokrovsk: sarebbe una vittoria simbolica che il Cremlino sfrutterebbe al tavolo dei negoziati, rafforzando la tesi — cara a Donald Trump — dell’impossibilità di difendere il Donbass. Mosca, dal canto suo, continua a riversare nuove unità sul fronte. «Se ne respingiamo cinquanta, nell’ondata successiva ne mandano cento», ha raccontato un difensore al Kyiv Independent.

Dal punto di vista militare, la caduta della città non sarebbe decisiva: alle spalle esiste una linea fortificata con campi minati e ostacoli anticarro. Ma la ritirata è estremamente rischiosa: significa abbandonare feriti ed equipaggiamenti. La neve caduta nei giorni scorsi rende inoltre più letali i droni killer, perché il contrasto termico facilita l’individuazione di corpi e motori anche di notte.

Il pressing sulle metropoli

L’intensità dei combattimenti è cresciuta lungo tutti i mille chilometri di fronte. L’attenzione si concentra attorno alle grandi città: Kramatorsk, Kharkiv, Sumy, Zaporizhzhia. In uno scenario di pace con una fascia demilitarizzata di cinquanta chilometri, l’Ucraina rischierebbe di dover lasciare questi centri senza difese. Da qui il timore di una spinta russa da nord verso Sloviansk e Kramatorsk, capoluogo del Donetsk che Putin considera irrinunciabile.

Il cuore degli scontri è ora Lyman, città da ventimila abitanti prima della guerra, occupata nel maggio 2022 e liberata cinque mesi dopo. I russi sfruttano le foreste del parco nazionale per infiltrare squadre di fanteria che penetrano nei centri abitati e colpiscono con droni anche le retrovie, come Mykolaivka. Più a est infuria la battaglia di Siversk, ormai rasa al suolo. Qui Mosca impiega massicciamente artiglieria e lanciarazzi multipli; mercoledì sarebbe stato distrutto anche un cannone FH70, probabilmente di origine italiana.

La marcia su Zaporizhzhia

Il colpo più duro è arrivato però più a ovest, lungo il Dnipro. I paracadutisti russi hanno conquistato Kamyanske e superato Plavne, avanzando verso Prymorske. La caduta di villaggi dotati di solide fortificazioni ha colto di sorpresa Kiev. Zaporizhzhia, città da 700 mila abitanti, potrebbe presto rientrare nel raggio operativo dei droni russi, complicando i rifornimenti al fronte.

L’aviazione ucraina è intervenuta per fermare l’affondo: Mig-29 armati con munizionamento occidentale colpiscono le colonne nemiche, mentre le forze speciali hanno distrutto una postazione radar russa per agevolare i raid. La pressione prosegue su tre direttrici: lungo il fiume, nella pianura centrale verso Orikhiv, e al confine con il Donetsk, nell’area di Huliaipole.

Non ci sono cifre ufficiali sui caduti, ma la sensazione condivisa dagli osservatori è che questa nuova offensiva stia spingendo il conflitto verso un altro primato di sangue, mentre la diplomazia continua a inseguire una tregua sempre più lontana.

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