
Andrea Sempio, l’uomo di 37 anni indagato nell’ambito dell’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, ha espresso la sua soddisfazione e un senso di sollievo in una recente intervista televisiva, subito dopo il deposito della perizia sul Dna da parte della genetista Denise Albani. Sempio ha dichiarato di sentirsi “contento” poiché la relazione della genetista, incentrata sulle tracce del suo Dna rinvenute sulle unghie della vittima, ha di fatto confermato le tesi sostenute dai suoi consulenti di parte per mesi.
Egli ha sottolineato come la questione del Dna avesse rappresentato un “grosso peso” sulla sua coscienza per tutto il periodo delle indagini. Tuttavia, pur traendo ottimismo dalle conclusioni tecniche, Sempio ha anche manifestato una profonda preoccupazione: quella di essere dipinto mediaticamente come un “mostro”, indipendentemente dall’esito degli accertamenti probatori. L’indagato, intervistato a Quarto Grado su Retequattro, ha lamentato di osservare in giro “un sacco di interpretazioni un po’ tirate per i capelli“, che sembrano mirare a vedere del marcio “a tutti i costi” nella sua posizione, ma si è detto convinto che tutte le accuse a suo carico finiranno per cadere.
La perizia sul Dna e la linea genetica maschile dei Sempio
Uno degli aspetti più complessi e spesso fraintesi del dibattito mediatico riguarda l’analisi del Dna e, in particolare, la linea genetica paterna individuata. Sempio ha voluto specificare che, contrariamente a quanto spesso si pensa, l’espressione “linea paterna” non implica necessariamente una parentela stretta, limitata a padre, nonno o fratelli. La corretta interpretazione, come ha spiegato, sarebbe quella di “linea patrilineare”. Questa linea genetica, che prende il nome dal cromosoma Y, si estende fino al momento in cui tale specifico Dna si è originato in Italia. Il 37enne ha argomentato che potrebbero esistere innumerevoli altre persone nel paese che condividono questa medesima linea genetica senza essere affatto imparentate direttamente con lui, poiché discenderebbero da un antenato comune vissuto forse 500 anni fa. Questa precisazione è cruciale per la sua difesa. I consulenti legali di Sempio sono infatti al lavoro per presentare una contro-relazione che illustri ben 14 possibili “punti di contatto” tra l’indagato e Chiara Poggi. Questi punti riguarderebbero oggetti e luoghi all’interno della villetta di via Pascoli, focalizzandosi in particolare sulle stanze in cui Sempio trascorreva più tempo, come ad esempio la saletta videogiochi situata al piano inferiore o la camera da letto della vittima. L’obiettivo è quello di dimostrare come le tracce di Dna possano essere finite sulle unghie della ragazza attraverso un contatto indiretto o la frequentazione della casa in precedenza.
Le foto del 13 agosto e la reazione dell’indagato
L’intervista ha toccato anche il tema della diffusione delle fotografie che ritraggono Andrea Sempio nelle immediate vicinanze della villetta di Garlasco il pomeriggio del 13 agosto 2007, proprio il giorno in cui è stato scoperto il corpo di Chiara Poggi. Inizialmente, Sempio ha confessato di aver provato un momento di panico: “Oddio, cosa vuol dire questa cosa?“. Tuttavia, dopo aver analizzato le immagini, l’indagato ha cercato di minimizzare la loro rilevanza, sostenendo che le foto non fanno altro che confermare quanto da lui sempre dichiarato, e perciò non capisce il motivo di un simile “scandalo” attorno a esse. Sempio ha ribadito di non essere in grado di ricordare con assoluta precisione la data della sua ultima visita all’interno della casa dei Poggi prima del delitto, ipotizzando che potesse risalire al 4 agosto, in occasione di un incontro con Marco, il fratello della vittima, o comunque a giorni immediatamente precedenti. Questa linea difensiva cerca di smontare qualsiasi nesso causale tra la sua presenza esterna quel pomeriggio e l’omicidio.
Guardando al futuro prossimo, in particolare all’incidente probatorio fissato per il 18 dicembre, Sempio ha espresso la sua più grande preoccupazione. Egli teme che, qualora gli argomenti tecnici e i presupposti probatori contro di lui dovessero venir meno, si tenti di costruire un’immagine distorta e negativa della sua persona, arrivando a creare un “mostro” nella percezione pubblica. L’indagato si è detto convinto che dietro le possibili interpretazioni fuorvianti dei fatti ci sia “una grande forza che vuole travisare il tutto“. Ha tenuto a precisare, tuttavia, che questa sua convinzione non si riferisce in alcun modo agli inquirenti o alla magistratura, ma piuttosto a “tutto quello che c’è attorno” al caso, alludendo probabilmente alla pressione mediatica e all’opinione pubblica che da anni segue con grande attenzione la vicenda di Garlasco.
La scelta di non farsi interrogare dai pm
Un altro punto sollevato frequentemente è il motivo per cui Andrea Sempio non si sia ancora presentato per essere interrogato dagli inquirenti. A questa domanda, Sempio ha fornito una risposta chiara, in linea con la strategia adottata sin dall’inizio dalla sua difesa. Ha affermato che si tratta di “una scelta condivisa coi miei avvocati“. Il 37enne ha ribadito la sua totale fiducia nella linea strategica tracciata e attuata dai suoi legali, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, i quali hanno già spiegato pubblicamente le ragioni di tale decisione. Sempio ha concluso che “Qualora loro riterranno che sarà il momento di farsi sentire, lo faremo“, lasciando intendere che la sua disponibilità a confrontarsi con i Pubblici Ministeri è subordinata alla valutazione strategica dei suoi difensori, i quali evidentemente ritengono più opportuno attendere l’esito delle perizie e degli accertamenti tecnici in corso. L’intera vicenda si avvia verso un momento cruciale, con la difesa che continua a puntare sulla fragilità delle prove genetiche per scongiurare un’accusa formale.


