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“Era con noi”. Caso Pierina Paganelli, la nipote rompe il silenzio in aula. Rivelazione shock

Pubblicato: 15/12/2025 18:10

Il processo per l’omicidio di Pierina Paganelli, la settantottenne brutalmente assassinata nell’ottobre del 2023 a Rimini, ha avuto oggi, lunedì 15 dicembre 2025, uno dei suoi momenti cruciali nell’aula del Tribunale. L’unico imputato è Louis Dassilva, il vicino di casa, accusato di aver commesso il delitto per impedire che la vittima scoprisse e rivelasse la sua relazione extraconiugale con l’ex nuora di Pierina, Manuela Bianchi.

Quest’ultima, insieme a suo fratello Loris Bianchi, era stata inizialmente tra i principali sospettati, così come la vicina Valeria Bartolucci. L’udienza odierna si è concentrata sulla deposizione della nipote di Pierina Paganelli, figlia di Manuela Bianchi, che all’epoca dei fatti era minorenne e che oggi, da poco maggiorenne, è stata chiamata a chiarire le iniziali incongruenze di orario che per un lungo periodo avevano messo in discussione l’alibi dello zio Loris. La ragazza ha fornito una ricostruzione dettagliata della sera del delitto, ribadendo che lo zio Loris Bianchi è rimasto nell’appartamento di via del Ciclamino con lei e la madre ben oltre l’orario in cui si presume sia avvenuto l’omicidio.

La testimonianza in aula e il rapporto con la nonna

La neomaggiorenne ha esordito in aula parlando del suo profondo legame con la nonna Pierina. Ha descritto la vittima come una “grande donna” che vedeva quotidianamente, considerandola come una seconda madre e una confidente. Per lei, la nonna “valeva per tre”, sottolineando l’importanza della sua figura nella sua vita. Ha smentito le presunte affermazioni di Valeria Bartolucci, la vicina di casa, secondo cui Pierina Paganelli fosse una persona incline al conflitto, descrivendola invece come una persona che “non amava il conflitto”. La ragazza ha anche ricordato l’ultimo contatto con la nonna, avvenuto il giorno stesso dell’omicidio tramite messaggio, in cui Pierina le aveva chiesto di accompagnarla all’adunanza dei Testimoni di Geova quella sera, invito al quale lei aveva risposto che sarebbe rimasta a casa perché non si sentiva bene.

La sera del 3 ottobre 2023 e l’alibi di Loris Bianchi

La deposizione si è poi concentrata sulla sera del 3 ottobre 2023, momento cruciale per la ricostruzione dei fatti e per l’alibi dello zio Loris Bianchi. La giovane ha raccontato che in quell’occasione si trovava a casa con la madre Manuela e lo zio Loris. Ha anche menzionato che l’imputato, Louis Dassilva, era entrato nell’appartamento per un breve periodo nel tardo pomeriggio. Dopo, la famiglia si era riunita per seguire l’adunanza dei Testimoni di Geova in streaming. “L’abbiamo seguita io, mia mamma e lo zio Loris”, ha spiegato, aggiungendo che una volta terminata l’adunanza, sono rimasti in salotto a chiacchierare. Lo zio si è poi disteso sul pavimento per giocare con il cane, mentre lei si preparava per la notte. Secondo la sua testimonianza, lo zio Loris sarebbe rimasto in casa a parlare con Manuela Bianchi in salotto tra le 20 e le 22.49. Ha confermato di essere sicura di questo orario, in quanto ha scattato delle foto allo zio mentre era disteso con il cane, e tali foto risalirebbero a “circa le 22.45”, poco prima che lasciasse l’appartamento. Questo orario è fondamentale poiché collocherebbe Loris Bianchi in casa nel momento in cui l’omicidio sarebbe stato commesso.

Le iniziali incongruenze sugli orari

Un punto fondamentale affrontato in aula è stato quello relativo alle iniziali discrepanze emerse nella prima testimonianza della ragazza. All’epoca, aveva affermato che lo zio Loris era uscito poco prima delle 22, un orario che si scontrava con i fatti. Oggi la nipote ha chiarito che l’errore era dovuto al fatto di essersi basata su un orologio a muro di casa che, come testimoniato, si ferma spesso e necessita di essere riattivato manualmente. “Io ricordo di aver detto che lo zio Loris fosse uscito alle 22.10, ma in quel momento ho fatto riferimento all’orario sbagliato”, ha spiegato. Ha anche giustificato il fatto di non aver menzionato inizialmente la presenza dello zio durante la cena, sostenendo che le domande dei poliziotti erano molto “specifiche” e non le era venuto subito in mente di includerlo nel racconto della cena.

Il rapporto tra la madre e Louis Dassilva

La deposizione della giovane ha toccato anche il controverso rapporto tra la madre, Manuela Bianchi, e l’imputato Louis Dassilva. La ragazza ha ricordato un episodio avvenuto nell’estate del 2023, prima dell’omicidio, durante una gita al mare a cui avevano partecipato lei, sua madre, i vicini Valeria Bartolucci e Louis Dassilva. Pur descrivendo i toni come “cordiali”, la testimone ha ammesso di essersi sentita “a disagio” perché aveva notato “alcuni sguardi” tra la madre e Dassilva. Ha descritto questi sguardi come quelli tra “due complici”, tanto da farle pensare che potessero essere “amanti”, un dettaglio che rafforza la tesi dell’accusa sul possibile movente passionale.

I risultati dell’autopsia

A margine della deposizione, l’articolo richiama anche le conclusioni della dottoressa Loredana Buscemi, la professionista incaricata dalla Procura di Rimini di eseguire l’autopsia sul corpo di Pierina Paganelli. Secondo la Buscemi, la donna avrebbe cercato di difendersi, ferendosi alla mano destra mentre tentava di afferrare il coltello. La vittima, che è stata raggiunta da numerosi fendenti, si sarebbe trovata sempre di fronte al suo aggressore, con le spalle rivolte al muro. La dottoressa ha sottolineato che Pierina Paganelli “non è stata subito raggiunta dal colpo fatale al cuore o al polmone”, arrivando alla conclusione che “il killer voleva essere certo di uccidere”. Questa analisi suggerisce una volontà omicida determinata e non un gesto impulsivo.

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