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“Spara a Giorgia”. Meloni, ancora minacce! La scritta stavolta apparsa fuori alla sede del Pd

Pubblicato: 17/12/2025 14:00

Il clima politico a Busto Arsizio si fa improvvisamente teso a causa di una sequenza di atti vandalici dal forte valore simbolico e intimidatorio. Nella notte appena trascorsa, la cittadina in provincia di Varese è stata nuovamente teatro di un episodio inquietante che vede come bersaglio la figura istituzionale della presidente del consiglio Giorgia Meloni.

Una seconda scritta recante il messaggio Spara a Giorgia, accompagnata dal simbolo della stella a cinque punte riconducibile storicamente alle Brigate Rosse, è stata rinvenuta sui muri perimetrali che circondano il quartier generale del Partito Democratico nella zona di Beata Giuliana. Questo nuovo attacco segue di pochissime ore un fatto speculare avvenuto in un’altra zona della città, confermando l’esistenza di un disegno preciso volto a scuotere l’opinione pubblica e le istituzioni locali attraverso l’uso di una simbologia che richiama gli anni più bui della storia repubblicana italiana.

La collocazione simbolica del gesto

L’aspetto che desta particolare attenzione in questo secondo ritrovamento è il luogo scelto dagli ignoti autori per tracciare il messaggio di minaccia. Il muro imbrattato appartiene infatti alla sede cittadina del Partito Democratico, una forza politica che si colloca all’opposizione rispetto al governo guidato da Meloni. Questa scelta logistica sembra suggerire la volontà di creare un corto circuito comunicativo o di colpire trasversalmente diverse aree del panorama politico. Il circolo del Partito Democratico di Beata Giuliana ha reagito con estrema rapidità, esprimendo una condanna ferma e senza appello verso il gesto. La dirigenza locale ha sottolineato come la violenza verbale e le minacce dirette non possano mai trovare spazio nel dibattito civile, indipendentemente dalle divergenze ideologiche. La vicinanza della sede politica ha reso necessario un intervento immediato per ripulire l’area, ma le tracce lasciate dallo spray rimangono al centro dell’attenzione mediatica e investigativa.

Una preoccupante serialità investigativa

L’episodio non può essere considerato isolato, poiché giunge a soli due giorni di distanza da un evento identico che aveva già messo in allerta le forze dell’ordine. In quella prima occasione, la medesima frase Spara a Giorgia era comparsa sulle pareti della sede della Lega, sempre a Busto Arsizio. L’unica variante tecnica registrata tra le due azioni riguarda esclusivamente la tipologia o il colore dello spray utilizzato, un dettaglio che però non muta la sostanza della minaccia. La ripetizione del messaggio e l’uso sistematico della stella a cinque punte indicano una chiara volontà di rievocare lo spettro del terrorismo politico. Gli inquirenti del commissariato cittadino della Polizia di Stato e gli esperti della Digos sono al lavoro per analizzare ogni minimo dettaglio dei rilievi effettuati sui due siti colpiti. L’ipotesi principale è che dietro entrambi gli atti si nasconda la medesima mano o comunque un gruppo ristretto di persone che agisce in modo coordinato per generare un senso di insicurezza diffusa.

Il ruolo fondamentale della videosorveglianza

Per identificare i responsabili, le autorità stanno puntando moltissimo sulle moderne tecnologie di controllo del territorio. Gli inquirenti hanno già acquisito e iniziato a vagliare decine di ore di filmati delle telecamere di sorveglianza sia pubbliche che private presenti nelle vicinanze della sede del Partito Democratico e della Lega. L’obiettivo è quello di individuare movimenti sospetti avvenuti durante le ore notturne, cercando di dare un volto o almeno una sagoma definita agli autori delle scritte. La denuncia immediata sporta dai referenti politici ha permesso alla Digos di intervenire tempestivamente, mettendo in sicurezza le prove e cercando eventuali tracce biologiche o residui dei materiali usati per il vandalismo. La speranza è che l’incrocio dei dati video possa portare a una rapida svolta nelle indagini, ponendo fine a questa serie di provocazioni che rischiano di inasprire ulteriormente il conflitto politico e sociale nel territorio varesotto.

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