
Nel momento più delicato della sua nuova presidenza, Donald Trump sceglie la diretta televisiva per parlare agli americani. I numeri non lo aiutano: consenso in calo, inflazione e disoccupazione in risalita, malcontento diffuso sul costo della vita e tensioni interne al fronte Maga. Ma il presidente ribadisce la sua linea: la crisi non è figlia delle sue scelte, bensì dell’eredità lasciata da Joe Biden.
Secondo l’ultimo sondaggio Gallup, la popolarità di Trump è scesa al 36 per cento, uno dei livelli più bassi della sua carriera politica. A pesare sono soprattutto i dossier economici: la promessa “età dell’oro”, sostenuta da dazi e rilancio industriale, tarda a manifestarsi. Nel frattempo, l’attenzione dell’opinione pubblica è catturata anche dal riemergere del caso Epstein, che spacca l’elettorato conservatore.
Il presidente non arretra. Davanti alle telecamere rivendica i risultati ottenuti in meno di un anno e insiste su una narrazione già collaudata: un Paese “sull’orlo del fallimento” che ora avrebbe imboccato la strada giusta. I migranti illegali, gli accordi commerciali giudicati sfavorevoli e le politiche democratiche vengono indicati come le cause del declino, mentre l’attuale amministrazione si presenta come argine e soluzione.
Trump difende anche la sua strategia economica. I dazi, definiti ancora una volta “la mia parola preferita”, avrebbero attirato migliaia di miliardi di dollari in investimenti. Sul fronte sociale, nega l’esistenza di una vera emergenza prezzi, sostenendo che i salari crescono più velocemente dell’inflazione e che il peggio è ormai alle spalle.
A rafforzare il messaggio patriottico, l’annuncio di un bonus straordinario per circa un milione e mezzo di militari: 1.776 dollari ciascuno, il “warrior dividend”, richiamo simbolico al 1776, anno della fondazione degli Stati Uniti. Un gesto che intreccia economia, identità nazionale e consenso politico.
La scommessa del presidente è tutta nel tempo. Convincere ora gli americani a fidarsi della sua diagnosi e attendere i frutti promessi. Se il boom economico annunciato per il 2026 non dovesse arrivare, il rischio è che alle prossime elezioni midterm l’elettorato scelga di voltare pagina ancora una volta.


