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Zelensky smentisce Washington: “Putin non vuole la pace, tutto dipende da sanzioni e pressione occidentale”

Pubblicato: 18/12/2025 14:27

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky respinge le valutazioni arrivate dagli Stati Uniti sulla disponibilità di Vladimir Putin a porre fine alla guerra. Secondo il leader di Kiev, il Cremlino non ha alcuna reale intenzione di fermare il conflitto, nonostante alcuni segnali interpretati da Washington come aperture verso possibili negoziati. Le dichiarazioni sono arrivate giovedì 18 dicembre, durante un incontro con i media, all’indomani dell’intervento di Putin al collegio del ministero della Difesa russo, nel quale il presidente russo ha ribadito l’intenzione di intensificare le operazioni militari in Ucraina.
Zelensky è stato netto nel commentare le parole del leader russo. I segnali provenienti da Mosca, ha spiegato, non rappresentano alcuna novità per Kiev. «Ho sempre detto che Putin non vuole porre fine alla guerra. La vera domanda è se sarà in grado di continuarla», ha affermato il presidente ucraino. Una capacità che, secondo Zelensky, dipenderà in larga parte dall’azione dei partner occidentali, in particolare dall’efficacia delle sanzioni, dalla pressione diplomatica e dall’isolamento economico della Russia.

Le divergenze con gli Stati Uniti e il peso delle sanzioni a Mosca

Pur ribadendo il sostegno alle iniziative americane, Zelensky ha riconosciuto che la posizione degli Stati Uniti è parzialmente diversa. Secondo il presidente ucraino, alcuni esponenti dell’amministrazione Usa ritengono che Putin sia pronto a discutere la fine del conflitto, sia pubblicamente sia attraverso canali riservati.
Una lettura che Kiev non condivide pienamente. Restano infatti divergenze significative su alcuni nodi chiave, come le questioni territoriali, il finanziamento postbellico e la gestione dei beni russi congelati.
Zelensky ha sottolineato come l’economia russa non sarebbe in grado di sostenere a lungo un conflitto di questa portata se le sanzioni venissero applicate in modo rigoroso e senza eccezioni.
Secondo il presidente ucraino, un eventuale rallentamento delle iniziative diplomatiche da parte di Mosca porterebbe a un inasprimento della pressione statunitense. Un passaggio che potrebbe risultare decisivo nel determinare le prossime mosse del Cremlino.

Fondi congelati e ricostruzione dell’Ucraina

Nel corso dell’incontro, Zelensky ha affrontato anche il tema delle risorse finanziarie necessarie alla ricostruzione. Durante colloqui a Berlino, Ucraina e Stati Uniti hanno discusso del sostegno economico per il futuro del Paese, anche se al momento non sono stati resi pubblici i dettagli.
Il presidente ucraino ha chiarito che i fondi derivanti da riparazioni e beni russi congelati non servirebbero solo alla ricostruzione civile, ma anche a sostenere l’esercito e la produzione per la difesa, almeno fino alla fine del conflitto.
Attualmente, secondo Zelensky, circa 200 miliardi di euro di asset russi sono congelati nell’Unione europea, mentre altri 5,5 miliardi di dollari si trovano negli Stati Uniti. Una questione che, a suo giudizio, è soprattutto politica. «Ogni singolo centesimo oggi è fondamentale per noi», ha sottolineato.

Donbass, il nodo più delicato: i prossimi colloqui con gli Stati Uniti

Sul fronte territoriale, Zelensky ha confermato che il Donbass resta uno dei punti più critici del confronto diplomatico. La posizione russa, ha spiegato, è chiara: controllare l’intera regione e spingere l’Ucraina a ritirarsi. Una richiesta che Kiev respinge apertamente. In questo contesto, gli Stati Uniti starebbero cercando una soluzione di compromesso, senza che però sia stata ancora individuata una formula condivisa.
Zelensky ha infine annunciato che le discussioni su un piano in 20 punti, sulle garanzie di sicurezza e sugli accordi per la ricostruzione continueranno nei prossimi giorni negli Stati Uniti, dove sono previsti nuovi incontri tra le delegazioni ucraine e americane. Un percorso ancora lungo e complesso, che per Kiev resta subordinato a una condizione chiave: fermare l’aggressione russa attraverso una pressione internazionale efficace e duratura.

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