
Nel centrosinistra tira di nuovo aria pesante. Nel mirino non c’è un tema qualsiasi, ma la poltrona di leader e, soprattutto, il volto del futuro candidato o candidata a Palazzo Chigi. In mezzo alla tempesta c’è lei, Elly Schlein, segretaria del Pd, stretta tra i riformisti che chiedono più spazio e una sinistra che osserva con attenzione ogni mossa di Giuseppe Conte.
Dentro e fuori il partito, la domanda è sempre la stessa: chi potrebbe andare “al posto di Elly Schlein” se il progetto dovesse incepparsi proprio sul più bello, quando arriverà il momento di scegliere il nome del o della premier?
Il malcontento che cresce nel Pd e nel centrosinistra
Il malessere non è più solo da corridoio. Esce allo scoperto, si legge sui giornali, si ascolta nei talk show politici, circola sui social. Dal centro arrivano segnali di impazienza e distinguo che, pur senza mettere formalmente in discussione la guida del Pd, logorano l’idea di una leadership già definita e indiscutibile.
A rendere il clima ancora più teso sono soprattutto le parole di chi dice di far parte del “campo largo” ma non nasconde i dubbi sulla reale capacità dell’attuale segretaria di essere davvero la candidata vincente per Palazzo Chigi. Una crepa che, giorno dopo giorno, rischia di allargarsi.
Critiche esplicite e leader sotto pressione
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Fra le voci che hanno fatto più rumore spicca quella di Ernesto Ruffini, fondatore dei comitati Più Uno. In un’intervista, senza giri di parole, ha dichiarato: “Non la vedo come premier”, aggiungendo che “ai miei occhi chi si vede adesso come premier, anziché guadagnare punti ne perde”. Un affondo diretto al cuore del dibattito: la credibilità di Schlein come candidata di tutto il fronte progressista.
Queste frasi arrivano mentre al centro si moltiplicano iniziative e movimenti politici, con l’obiettivo di ridisegnare gli equilibri del campo riformista e, di riflesso, di influenzare chi potrà davvero contendersi il ruolo di guida del centrosinistra.
Assisi, il laboratorio riformista che guarda oltre Schlein
Uno dei luoghi simbolo di questo fermento è Assisi, a Santa Maria degli Angeli, dove è nato il laboratorio di Comunità riformista. Qui Ruffini ha spiegato che “Il laboratorio che parte qui ad Assisi è di buon auspicio”, parlando apertamente della necessità di “chiamare a raccolta tutte le forze riformiste per contribuire a formare un pensiero politico”.
L’obiettivo dichiarato è costruire una comunità capace di contrapporsi “a questo governo di destra che non sta portando avanti il Paese”. Ma sullo sfondo c’è un altro tema, più sottile e molto pop in chiave politica: chi avrà il carisma e l’immagine giusta per guidare davvero questo fronte alternativo?

“Al posto di Elly Schlein”: il nome che agita il dibattito
È proprio in questo clima che prende corpo un nome sempre più sussurrato: quello di Silvia Salis, sindaca di Genova. Nelle ultime settimane è finita al centro delle conversazioni politiche e mediatiche, tanto che molti iniziano a guardarla come possibile alternativa al vertice del centrosinistra.
Eppure, lei stessa ha chiarito, in una lunga intervista al Venerdì di Repubblica, di non voler partecipare a eventuali primarie di coalizione. Una posizione che ha ribadito anche come ospite di Piazzapulita su La7. Proprio questa scelta, però, è stata letta come un altro colpo al fragile castello di carte della segretaria dem.
Silvia Salis, il volto “pop” che piace al centro
Perché il nome di Silvia Salis fa così discutere? Perché nel campo riformista è considerata una figura credibile, pragmatica e trasversale, capace di parlare sia alla base di centrosinistra sia a un elettorato più moderato e civico. In un’epoca in cui l’immagine conta quanto i programmi, il suo profilo “nuovo” e diverso dai soliti schemi di partito la rende automaticamente un nome bomba nelle ipotesi “al posto di Elly Schlein”.
Il fatto che si sia chiamata fuori dalle primarie non appare come un segno di debolezza, anzi: agli occhi di molti, la fa apparire ancora più indipendente e quindi appetibile in prospettiva nazionale, soprattutto se il campo largo dovesse cercare una figura meno divisiva.

Roma, il mondo civico si organizza
Mentre i giochi di nomi e leadership si fanno sempre più intensi, a Roma si muove anche il mondo civico. L’assessore ai Grandi Eventi e fondatore di Progetto Civico, Alessandro Onorato, ha radunato i suoi sostenitori per gli auguri di Natale, lanciando un messaggio chiaro al sistema mediatico e politico.
Onorato ha denunciato che “Gli spazi sui talk non ce li danno”, ma ha rivendicato con orgoglio che “il successo tra la gente è inversamente proporzionale alla presenza in tv”. Un modo diretto per dire: fuori dai palazzi e dagli studi tv, la partita è tutta aperta.

Nuovi partiti e nuove leadership all’orizzonte
Non solo parole: Onorato ha promesso che “tra tre-quattro mesi, quando le regole saranno chiare, lanceremo una costituente per un nuovo partito”, pronto a stare nel centrosinistra e a candidare un proprio esponente alle primarie. E ha garantito: “Qualcuno di noi sicuramente lo farà”. Anche questo tassello pesa nel puzzle delle possibili alternative “al posto di Elly Schlein”.
Più soggetti politici, più aspiranti leader, più possibili candidati premier: il quadro si complica e, allo stesso tempo, rende ancora più centrale il tema della legge elettorale, vero ago della bilancia per capire che tipo di sfida si giocherà.
Legge elettorale e partita del premier
Molto, infatti, dipenderà da come verrà scritta o riscritta la legge elettorale. Se fosse cambiata introducendo l’obbligo di indicare il candidato premier (magari anche solo come firmatario del programma), le primarie diventerebbero quasi inevitabili, a meno di un accordo su una figura terza come Gaetano Manfredi, ipotesi che per ora resta sullo sfondo.
Se invece la legge rimanesse così com’è, ogni partito correrebbe con il proprio leader, lasciando il centrosinistra frammentato non solo nei simboli, ma anche nella proposta di governo. Uno scenario che spinge molti a chiedersi se non serva davvero un nome nuovo, diverso, più largo di un singolo partito.
Schlein, Salis e il futuro del “campo largo”
La segretaria del Pd resta convinta che, alla fine, il campo largo non potrà che convergere su di lei: sia nel caso in cui si facciano le primarie, sia se si scegliesse di seguire il modello del centrodestra alle ultime politiche, con un leader di coalizione riconosciuto.
In questa fase, la decisione di Silvia Salis di tirarsi fuori dal gioco delle primarie a breve termine, paradossalmente, aiuta Schlein: toglie di mezzo una concorrente potenzialmente forte nel raccogliere consensi al centro e nel mondo civico.
Silvia Salis, minaccia silenziosa o riserva di salvezza?
Ma lo sguardo sul lungo periodo cambia radicalmente la prospettiva. La sindaca di Genova non sembra rinunciare a un ruolo nazionale per timidezza: al contrario, appare convinta che quel campo, prima o poi, potrebbe chiederle di guidarlo.
Lo scenario che molti immaginano è questo: se il centrosinistra dovesse scegliere un altro nome, perdere la partita e ritrovarsi il giorno dopo a fare i conti con una sconfitta pesante, molti potrebbero guardare proprio a lei come a un’àncora di salvezza. Un’ipotesi che oggi sembra complessa, anche perché né Elly Schlein né Giuseppe Conte danno segnali di voler cedere il passo. Ma il nome di Silvia Salis resta lì, sullo sfondo, come la carta che potrebbe cambiare la partita “al posto di Elly Schlein”.


