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“Finisce così”. Omicidio Garlasco, nuovo annuncio dell’avvocato di Andrea Sempio

Pubblicato: 23/12/2025 15:42
Garlasco Sempio

Anche nella puntata di oggi di Mattino Cinque il delitto di Garlasco è tornato al centro del dibattito televisivo, confermandosi uno dei casi di cronaca giudiziaria più seguiti e controversi. Il programma condotto da Francesco Vecchi ha dedicato ampio spazio agli ultimi sviluppi dell’inchiesta, che vede Andrea Sempio indagato dalla procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi. Un confronto serrato, alimentato da indiscrezioni investigative e da nuovi elementi che continuano a emergere a distanza di anni dal delitto.

Tra gli ospiti in studio c’era anche Liborio Cataliotti, avvocato difensore di Andrea Sempio, chiamato a commentare lo stato dell’indagine e le notizie circolate nelle ultime ore. Il clima in trasmissione si è fatto particolarmente teso quando il conduttore ha chiesto un parere su una delle voci più discusse, relativa a un presunto nuovo elemento a carico dell’indagato. Vecchi ha infatti fatto riferimento a “la nuova impronta di scarpa che sarebbe compatibile come posizione e che la procura potrebbe individuare come l’impronta di uno dei possibili assassini di Chiara Poggi ed è compatibile con l’impronta della mano che per la procura è riconducibile alla mano di Sempio”.

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Garlasco Sempio

Garlasco, l’impronta di scarpa: cosa ha detto l’avvocato di Sempio

Il riferimento, in questo passaggio, è alla cosiddetta “impronta 33”, individuata sul muro in cima alle scale che conducono alla cantina della casa di Garlasco, proprio nel punto in cui fu ritrovato il corpo senza vita di Chiara Poggi. Un dettaglio che, se confermato, potrebbe assumere un peso rilevante nella ricostruzione della scena del crimine e che per questo ha immediatamente attirato l’attenzione dell’opinione pubblica e degli addetti ai lavori.

Garlasco Sempio

Di fronte a questa ricostruzione, l’avvocato Cataliotti ha scelto una linea prudente, soffermandosi soprattutto sugli aspetti procedurali e giuridici dell’indagine. “Segnalo che gli atti in un’indagine si distinguono in due categorie – ha risposto Cataliotti – gli uni sono gli atti che fanno le parti tramite i propri consulenti e gli altri sono quelli del contraddittorio. Quando parliamo di atti di parte, evidentemente si tratta di atti sindacabili che non hanno valore di prova e che in un processo sarebbero pienamente inutilizzabili”.

Solo nella parte finale dell’intervento emerge con chiarezza il messaggio della difesa, che mira a ridimensionare il peso delle indiscrezioni circolate. Secondo Cataliotti, gli elementi che vengono fatti filtrare all’esterno non possono essere considerati prove fino a quando non vengono sottoposti al vaglio del contraddittorio tra le parti. Una precisazione che si inserisce in un contesto investigativo ancora in evoluzione, nel quale ogni dettaglio viene analizzato e discusso pubblicamente, ma in cui la verità giudiziaria resta, almeno per ora, tutta da definire.

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