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Strage in Svizzera, la notizia dall’ospedale sui tre italiani ricoverati è appena arrivata

Pubblicato: 01/01/2026 22:23

La terribile tragedia avvenuta a Crans-Montana durante i festeggiamenti di Capodanno ha scosso profondamente l’opinione pubblica e ha messo in moto una complessa macchina dei soccorsi transfrontaliera. Nel tardo pomeriggio di giovedì 1 gennaio 2026, tre giovani cittadini italiani coinvolti nel disastro sono stati trasferiti d’urgenza presso l’ospedale Niguarda di Milano, struttura d’eccellenza nazionale per la cura dei pazienti con gravi lesioni cutanee.

L’arrivo dei feriti è avvenuto in una cornice di estrema emergenza, con tre elicotteri che sono atterrati a breve distanza l’uno dall’altro per permettere il ricovero immediato presso il Centro Ustioni e il dipartimento di Medicina d’urgenza. Le autorità sanitarie milanesi hanno fornito i primi dettagli ufficiali attraverso un bollettino medico che delinea un quadro clinico serio ma costantemente monitorato dai migliori specialisti del settore.

Le condizioni dei pazienti ricoverati

Il direttore del Centro Ustioni, Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, ha illustrato la situazione clinica dei tre feriti, spiegando che il gruppo è composto da una donna di trent’anni e da due ragazzi sedicenni. La gravità delle lesioni non è omogenea tra i pazienti, poiché uno dei giovani presenta ustioni profonde ed estese che richiedono un livello di attenzione e cure molto elevato. Al contrario, per gli altri due coinvolti le bruciature risultano più superficiali e circoscritte, un fattore che potrebbe favorire un decorso post-operatorio meno critico. Tutti e tre i pazienti sono giunti in ospedale mantenendo l’intubazione effettuata dai soccorritori svizzeri sul luogo della strage, una procedura necessaria per garantire la stabilità delle funzioni respiratorie durante il delicato trasporto in volo e per gestire il forte dolore derivante dai traumi termici.

Uno degli interventi più urgenti è stato già eseguito su una delle giovani pazienti per scongiurare complicanze vascolari permanenti. I medici hanno dovuto operare d’urgenza una mano della ragazza con l’obiettivo prioritario di ripristinare il corretto afflusso di sangue alle estremità, evitando così il rischio di necrosi dei tessuti. Attualmente, i pazienti sono distribuiti tra il reparto di terapia intensiva e le stanze specializzate del centro ustioni, dove vengono monitorati costantemente i parametri vitali. Il dottor Baruffaldi Preis ha ipotizzato che già nella giornata di venerdì 2 gennaio si possa tentare lo svezzamento dal ventilatore polmonare per il paziente con il quadro meno complesso, mentre per gli altri due sarà necessario attendere ancora diversi giorni prima di poter procedere alla estubazione in sicurezza.

L’organizzazione della risposta ospedaliera

L’accoglienza di pazienti con traumi così specifici ha richiesto un impegno logistico straordinario da parte dell’ospedale Niguarda, come sottolineato da Filippo Galbiati, direttore della Medicina d’urgenza. Non appena ricevuta la segnalazione dalla Svizzera, il nosocomio ha attivato l’unità di crisi in coordinamento con la Direzione sanitaria e generale. Il personale medico e infermieristico ha risposto con grande prontezza, con molti operatori che si sono presentati spontaneamente in reparto per offrire supporto aggiuntivo nonostante il periodo festivo. La valutazione iniziale è stata condotta nella shock room del Pronto Soccorso, un passaggio fondamentale per escludere la presenza di traumi interni causati dall’onda d’urto dello scoppio, oltre alle evidenti lesioni esterne dovute al fuoco e al calore.

Il supporto alle famiglie dei feriti

Oltre all’aspetto puramente medico, la direzione del Niguarda ha posto grande enfasi sulla gestione del trauma psicologico che ha colpito non solo i feriti ma anche i loro parenti. È stato prontamente attivato un team di psicologi specializzati nelle emergenze per fornire assistenza immediata ai familiari che stanno raggiungendo Milano in queste ore. La struttura ospedaliera ha inoltre confermato la disponibilità di circa venti postazioni dedicate ai grandi ustionati, restando in allerta per l’eventuale arrivo di altri connazionali feriti nel medesimo evento. La macchina sanitaria lombarda si conferma dunque un punto di riferimento essenziale per la gestione di catastrofi internazionali, garantendo cure di altissimo livello e una gestione umana del dolore in un momento di così grande sofferenza per le famiglie coinvolte nella strage di Crans-Montana.

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