
Il rogo del locale Le Constellation a Crans-Montana rappresenta una delle tragedie più gravi avvenute recentemente in territorio svizzero, un evento che ha scosso profondamente l’opinione pubblica per l’elevato numero di vittime, quaranta in totale, e per la giovane età dei coinvolti. L’incendio, scoppiato durante i festeggiamenti di Capodanno, ha portato alla luce una fitta rete di presunte irregolarità amministrative, mancanze strutturali e una gestione della sicurezza che appare, dalle prime indagini, del tutto deficitaria. Mentre la comunità di Milano si stringe attorno alla famiglia del sedicenne Achille Barosi, una delle vittime italiane, le autorità inquirenti stanno cercando di ricostruire la dinamica dei fatti, puntando i riflettori sui proprietari del locale, i coniugi francesi Jacques e Jessica Moretti, e sulle responsabilità degli organi di controllo comunali.
La trappola di plastica e cemento
Le indagini tecniche si sono concentrate immediatamente sulla struttura del locale, rivelando dettagli inquietanti riguardo alla veranda antistante l’ingresso. Pochi giorni prima del disastro, precisamente il 19 dicembre, era stato presentato un progetto per l’ampliamento di quest’area, con l’obiettivo di passare da 44 a 74 metri quadrati. Questa struttura si è trasformata in una vera e propria trappola mortale per centinaia di ragazzi che tentavano di fuggire dalle fiamme. Le testimonianze e i rilievi indicano che i giovani non riuscivano a sfondare le vetrate, realizzate in un materiale plastico resistente, mentre l’unica porta d’accesso, larga appena un metro e mezzo, risultava del tutto insufficiente a gestire il flusso di trecento o quattrocento persone in preda al panico. Un ulteriore elemento critico riguarda il senso di apertura della porta, che pare fosse rivolto verso l’interno, contravvenendo alle più basilari norme di sicurezza che impongono l’apertura verso l’esterno per favorire l’esodo.
Una porta chiusa a chiave
Il cuore del disastro si è però consumato nel piano interrato, dove la densità di affollamento era altissima. Due ex dipendenti della struttura hanno rilasciato dichiarazioni pesanti all’emittente svizzera Bfm, sostenendo che l’unica uscita di sicurezza situata nel piano interrato venisse abitualmente chiusa a chiave dai gestori. Il motivo di tale scelta sarebbe stato di natura puramente economica: evitare che i clienti potessero entrare senza pagare o uscire senza saldare il conto delle consumazioni. Questa porta era inoltre parzialmente nascosta all’interno di una zona adibita ai fumatori, rendendola quasi invisibile nel caos e nel fumo. Al momento dei soccorsi, un operatore ha confermato di aver dovuto forzare l’infisso per poter accedere, confermando di fatto che la via di fuga era sbarrata mentre i ragazzi cercavano disperatamente di risalire la stretta e ripida scala che portava al piano superiore.
Scintille e materiali infiammabili
L’origine del rogo è stata individuata nell’uso spregiudicato di fontane pirotecniche posizionate sui colli delle bottiglie di champagne. Questa pratica, utilizzata come elemento scenografico per celebrare l’acquisto di bottiglie costose, ha innescato la combustione del rivestimento del soffitto. Si trattava di spugna sintetica utilizzata per l’isolamento acustico, un materiale estremamente infiammabile che, una volta colpito dalle scintille, ha propagato il fuoco in pochissimi istanti, sprigionando fumi tossici letali. Emergerebbe inoltre che il personale fosse consapevole del rischio, dato che già negli anni precedenti alcuni barman avevano avvisato della pericolosità di accendere quei fuochi d’artificio al chiuso a stretto contatto con i materiali sintetici del soffitto, ma tali avvertimenti sarebbero rimasti inascoltati per non rinunciare allo spettacolo commerciale.
Ombre sul passato e sui controlli
La figura di Jacques Moretti è finita sotto la lente d’ingrandimento non solo per la gestione del locale, ma anche per i suoi precedenti penali legati a reati gravi commessi circa venti anni fa. L’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado ha espresso parole durissime, sottolineando come in Italia una gestione simile avrebbe portato a un immediato arresto. Parallelamente, si sta aprendo un fronte polemico riguardante i controlli comunali. Nonostante la legge svizzera preveda verifiche annuali sulla sicurezza antincendio, Moretti ha dichiarato di aver ricevuto solo tre controlli in dieci anni. Sebbene il presidente del consiglio comunale Nicolas Féraud abbia negato ogni negligenza, il Comune ha comunque deciso di revocare immediatamente la licenza di un altro locale della coppia, il ristorante Le Petit Maison, per ragioni di pubblica sicurezza.
Le conseguenze sul territorio svizzero
L’eco della strage di Crans-Montana ha generato un’ondata di preoccupazione che sta travolgendo l’intera Svizzera, portando a una revisione immediata delle politiche di sicurezza nei locali pubblici. Un progetto di legge che prevedeva l’allentamento delle norme antincendio è stato istantaneamente sospeso sotto la pressione dell’indignazione popolare. Città come Losanna hanno già avviato un censimento straordinario dei rischi in oltre seicento esercizi pubblici, mentre la politica nazionale interroga i gestori dei grandi centri di sport invernali. Resta il dolore per le vittime, molte delle quali minorenni che non avrebbero nemmeno dovuto trovarsi all’interno del locale secondo le leggi vigenti, le quali vietano l’ingresso ai minori di sedici anni non accompagnati e limitano fortemente la somministrazione di alcolici.


