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Crans-Montana, la notizia per i genitori: cosa riceveranno dopo la tragedia

Pubblicato: 06/01/2026 11:34
Immagine collegata alla tragedia di Crans-Montana

Dopo la tragedia di Crans-Montana, che ha spezzato le vite di decine di ragazzi e ha travolto intere famiglie, per i genitori inizia una fase durissima ma inevitabile: capire cosa succederà ora sul piano giudiziario ed economico. Non solo dolore e ricordi, quindi, ma anche pratiche, atti, perizie e una parola che molti fanno fatica anche solo a pronunciare: risarcimento.

A fare chiarezza su tempi, passaggi e possibili tutele per le famiglie è Enrico Giarda, penalista, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Milano ed esperto di diritto penale internazionale, in un’intervista a Repubblica. Secondo il legale, l’inchiesta sarà lunga: “La procura che indaga deve ricostruire cosa ha scatenato l’incendio e deve individuare un nesso causale tra l’evento e i profili colposi di negligenza contestati agli indagati”. Si parla di almeno sei mesi di indagini prima di arrivare a una vera fase processuale.

Indagini in corso e diritti delle famiglie

In questi mesi, mentre magistrati e tecnici lavoreranno per chiarire ogni dettaglio, per i genitori sarà fondamentale informarsi, affidarsi a professionisti e capire quali siano i diritti riconosciuti dalla legge. Non si tratta di “mettere un prezzo” al dolore, ma di far valere una responsabilità e garantire tutele concrete per il futuro.

Parallelamente al lavoro della procura, le famiglie dovranno confrontarsi con assicurazioni, eventuali azioni civili e con tutti gli strumenti previsti per ottenere il riconoscimento del danno subito, sia per le vittime sia per i feriti.

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Dettaglio del locale di Crans-Montana dopo l'incendio

Le cause del rogo e i punti critici sotto esame

Al centro dell’inchiesta ci sono diversi aspetti legati alla struttura e alla gestione del locale andato a fuoco. Capire cosa sia successo, e se tutto fosse davvero a norma, sarà decisivo anche per stabilire cosa spetta ai genitori in termini di risarcimento. Giarda entra nel dettaglio dei possibili profili di colpa: “Per esempio, l’aver permesso l’utilizzo di materiale infiammabile nel locale, che ha fatto propagare l’incendio, oppure l’uso di quelle candele. In quei locali di montagna abbonda il legno, ed è un altro fattore”.

Ma non è solo una questione di materiali. Restano aperti interrogativi fondamentali sulla sicurezza: “Diverse sono le domande aperte. Dagli estintori alle uscite di sicurezza, visto che si è creato un imbuto dove in molti sono rimasti intrappolati”. Se queste criticità saranno confermate, potranno incidere in modo determinante sia sulle responsabilità penali sia sulle possibilità di ottenere risarcimenti adeguati.

Perché questi dettagli contano per i risarcimenti

L’accertamento delle cause del rogo non è solo una questione tecnica: per i genitori significa capire se qualcuno avrebbe potuto evitare la tragedia. E, soprattutto, se esiste un nesso causale tra eventuali negligenze e la morte o le ferite riportate dai ragazzi.

Più chiara sarà la ricostruzione dei fatti, più solida sarà la base per chiedere e ottenere indennizzi importanti. È anche da questi elementi che dipenderà l’operatività delle polizze assicurative e la quantificazione concreta dei danni.

Risarcimenti per i genitori: cosa potranno ottenere

Uno dei temi più delicati riguarda proprio i risarcimenti per le famiglie delle vittime, quasi tutte giovanissime. Secondo Giarda, tutto ruota attorno all’esistenza e al funzionamento delle coperture assicurative del locale: “Un tema rilevante è quello della operatività o meno di polizze assicurative. In Italia tutti questi locali devono averle”. Anche se qui siamo in Svizzera, il principio resta: verificare se esistono polizze attive e fino a che punto coprono il danno.

I criteri per calcolare i risarcimenti non nascono da zero: “Esistono delle tabelle risarcitorie calcolate in base ad alcuni parametri, tra cui l’età del deceduto. Qui parliamo soprattutto di ragazzi, e i danni per i prossimi congiunti sono in particolare di natura morale”, spiega il penalista. Proprio la giovanissima età delle vittime può far salire molto le cifre, fino a raggiungere importi milionari destinati alle famiglie.

Perché si parla di cifre così alte

Quando la legge valuta un caso come questo, non tiene conto solo della perdita immediata, ma dell’intera aspettativa di vita del ragazzo o della ragazza scomparsi. Più il deceduto è giovane, maggiore è il danno riconosciuto ai familiari, soprattutto sotto il profilo morale.

È per questo che, nel caso di Crans-Montana, gli importi potrebbero essere molto elevati: una forma di riconoscimento, anche economico, di una vita spezzata troppo presto e dell’impatto devastante su genitori, fratelli e nonni.

Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva

Danno parentale e risarcimenti per i feriti

Il danno principale riconosciuto ai familiari delle vittime è il cosiddetto danno da perdita parentale, cioè la lesione profonda del legame affettivo. Giarda lo spiega così: “I danni da perdita parentale si calcolano sull’aspettativa di vita e sul legame con i familiari: genitori, fratelli, nonni. Viene presa in considerazione la sofferenza morale per la perdita del legame affettivo”.

Qui entra in gioco la storia di ogni famiglia: il rapporto con il figlio, la convivenza, la rete affettiva. Tutto ciò viene considerato nella definizione del risarcimento, che non può certo colmare il vuoto, ma rappresenta una forma di riconoscimento giuridico del dolore.

Come vengono tutelati i ragazzi feriti

Per i feriti, invece, il quadro è diverso. In questo caso il risarcimento è legato alle conseguenze fisiche e psicologiche riportate: “Per i feriti il danno è di natura biologica, per tutti mesi in cui saranno costretti a cure specialistiche”. Si parla quindi di terapie, ricoveri, riabilitazione, eventuali postumi permanenti.

Le somme non sono standard, ma vengono stabilite caso per caso, attraverso trattative con le compagnie assicurative, valutando la gravità delle lesioni, la durata delle cure e l’impatto sulla vita quotidiana dei ragazzi.

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Immagine dei soccorsi e dell'area del rogo di Crans-Montana

Cosa rischiano i gestori e chi doveva controllare

Mentre i genitori cercano di orientarsi tra tutele e risarcimenti, sul fronte penale lo scenario è pesantissimo. Giarda chiarisce: “Il codice penale svizzero punisce l’omicidio colposo con pene fino a tre anni”. Ma nel caso di Crans-Montana non si parla di un singolo episodio: “In questo caso però si tratta di omicidio colposo plurimo, di lesioni colpose plurime e incendio colposo: si dovranno effettuare degli aumenti di pena sommando tutti i reati”.

Il risultato? Una possibile condanna durissima: “Sulla base delle norme, si può arrivare fino a vent’anni di reclusione calcolando il numero dei morti, dei feriti e l’incendio, e la continuazione tra tutti i fatti”. A essere esposti non sarebbero solo i gestori del locale, ma anche chi aveva il compito di controllare.

Responsabilità anche per chi ha fatto le ispezioni

Un altro punto chiave riguarda proprio le ispezioni e i controlli di sicurezza. Se venissero accertate superficialità o omissioni, potrebbero emergere nuove responsabilità: “Se l’ispezione non fosse stata condotta in maniera corretta potrebbe esserci un nesso causale tra questa negligenza e la morte dei ragazzi. Si rischierebbe l’accusa di concorso nei reati colposi”.

Per le famiglie, tutto questo significa una cosa: la ricerca della verità non è solo un fatto giudiziario, ma anche la base per ottenere giustizia e risarcimenti adeguati. Una strada lunga e dolorosa, che però può garantire almeno una risposta concreta a chi ha perso tutto in una notte.

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