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Barca affondata nelle Filippine, a bordo ci sono italiani. Terrore puro

Pubblicato: 09/01/2026 14:21

Quella che doveva essere una conclusione idilliaca per un viaggio iniziato il 27 dicembre si è trasformata in un vero e proprio incubo in mare aperto per un gruppo di turiste italiane. La vicenda ha coinvolto nove donne, per la maggior parte provenienti da Milano, che avevano scelto l’arcipelago delle Filippine come meta per trascorrere le festività invernali tra relax e natura incontaminata. La situazione è precipitata improvvisamente durante il tragitto di ritorno da un’escursione verso l’isola di Peña Plata, una piccola gemma situata nei pressi di Palawan. Nonostante l’esperienza traumatica, il gruppo è riuscito a mettersi in salvo grazie a una straordinaria prova di sangue freddo e all’uso provvidenziale di uno smartphone resistente all’acqua, unico strumento di comunicazione rimasto attivo mentre l’imbarcazione colava a picco tra le onde.

Un paradiso che diventa trappola

Le ore precedenti al disastro erano state caratterizzate dalla tipica atmosfera delle vacanze tropicali, tra avvistamenti di tartarughe marine, barriere coralline e momenti di svago sulla spiaggia. Le turiste avevano noleggiato una tipica imbarcazione locale in legno, dotata dei classici bilancieri laterali e di un piccolo tettuccio, per esplorare le bellezze di Peña Plata. Tuttavia, durante il viaggio di rientro verso Coconut beach, le condizioni meteorologiche e del mare sono mutate rapidamente. Quelli che inizialmente sembravano semplici schizzi d’acqua sono diventati in breve tempo vere e proprie ondate che hanno iniziato a inondare lo scafo. Il marinaio a bordo ha tentato disperatamente di svuotare la barca utilizzando un semplice catino, ma la quantità d’acqua imbarcata era ormai superiore alla capacità di galleggiamento del mezzo, portando al rapido affondamento della struttura.

Una volta finite in acqua, le nove donne si sono ritrovate in una situazione di estremo pericolo, aggravate dalla mancanza totale di dotazioni di emergenza a bordo. Il capitano della barca, descritto come un giovane poco esperto, non possedeva razzi di segnalazione, telefoni satellitari o altri dispositivi necessari per lanciare un SOS. In questo contesto critico, le turiste hanno dimostrato un’incredibile capacità di reazione, decidendo di legarsi l’una all’altra utilizzando le corde disponibili, i salvagenti e alcune tavole di legno recuperate dai resti del relitto. Questa strategia di gruppo è stata fondamentale per evitare che le forti correnti disperdessero i membri della comitiva e per mantenere alta la coesione psicologica durante i lunghi e interminabili quarantacinque minuti trascorsi in balia delle onde.

Il ruolo provvidenziale della tecnologia

A determinare la svolta positiva della vicenda è stata la presenza di un cellulare impermeabile in possesso di una delle componenti del gruppo. Mentre il capitano si trovava rifugiato sulla parte superiore del tetto che ancora affiorava, la donna è riuscita a contattare il padre di un’amica che era rimasto a terra. Quest’ultimo ha immediatamente allertato il personale dell’albergo dove il gruppo risiedeva, mettendo in moto la macchina dei soccorsi. Senza questo contatto telefonico fortuito, le possibilità di essere individuate tempestivamente sarebbero state minime, data la vastità dell’area e l’assenza di visibilità adeguata per le segnalazioni manuali. Solo dopo quasi un’ora di attesa nel mare agitato, lo scafo inviato dall’hotel ha finalmente raggiunto la posizione delle naufraghe, portandole in salvo sulla terraferma.

Nonostante lo shock subito, le turiste hanno deciso di non lasciar passare sotto silenzio l’accaduto e hanno presentato una denuncia formale presso la Capitaneria di Port Barton. L’accusa principale riguarda la negligenza del personale locale e la totale assenza di misure di sicurezza minime obbligatorie per il trasporto dei passeggeri. L’avvocata Giovanna Fantini ha sottolineato come l’inesperienza del capitano e la precarietà dell’imbarcazione abbiano messo seriamente a rischio la vita di nove persone. Le autorità filippine saranno ora chiamate a indagare sulle responsabilità del noleggiatore e sulle dinamiche che hanno portato al naufragio. Il rientro in Italia per l’intero gruppo è previsto per domani, mettendo fine a un’esperienza che, pur essendo finita bene, resterà per sempre impressa nella loro memoria come un momento di puro terrore.

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