
Il drammatico rogo che ha sconvolto la località di Crans-Montana continua a far emergere dettagli inquietanti sulla gestione della sicurezza e sulle abitudini sconsiderate che hanno preceduto la strage di Capodanno. Al centro dell’inchiesta si trova oggi un video promozionale di trentasette secondi, recuperato dal settimanale svizzero Die Weltwoche, che getta una luce sinistra sulle dinamiche interne al bar Le Constellation.
Nonostante i tentativi dei titolari, Jacques e Jessica Moretti, di ripulire la propria immagine digitale eliminando i contenuti dai social network subito dopo la tragedia, la rete ha restituito una prova schiacciante della sistematicità con cui venivano utilizzati materiali pirotecnici all’interno del locale. Questo filmato non rappresenta un evento isolato, ma documenta una vera e propria strategia di marketing basata sul rischio.
Il marketing dell’incoscienza e le fiamme promozionali
Le immagini mostrano un ambiente dominato dall’eccesso, dove le fontane scintillanti non erano un’eccezione ma il fulcro dell’intrattenimento. Nel video si vedono dipendenti e clienti maneggiare con estrema disinvoltura queste candele pirotecniche, agitandole vicino a bottiglie di champagne e perfino tenendole tra le labbra. Questa pratica, che i periti indicano come la causa diretta dell’innesco del rogo sui pannelli del soffitto, era dunque una caratteristica distintiva del locale. La scelta di utilizzare tali strumenti in un ambiente chiuso e affollato dimostra una totale assenza di consapevolezza del pericolo, trasformando un gioco di luci in una trappola mortale per le quaranta vittime della strage. La promozione del Constel puntava proprio su questa atmosfera di festa estrema per attirare una clientela in cerca di divertimento spensierato, ignorando le norme basilari di prevenzione incendi.
La fuga dalle responsabilità e la rimozione dei contenuti
Subito dopo la catastrofe, la reazione dei coniugi Moretti è stata quella di tentare una bonifica digitale. La cancellazione dei profili social e dei video promozionali suggerisce il timore di dover affrontare le conseguenze legali di quelle immagini, che oggi appaiono come un’ammissione di colpa anticipata. Gli inquirenti ritengono che la fretta nel rimuovere i contenuti fosse dettata dalla necessità di nascondere prove evidenti di una condotta negligente reiterata nel tempo. Tuttavia, il recupero di questi filmati permette di ricostruire un quadro preciso: la notte di Capodanno non è stata il frutto di un errore fatale imprevedibile, ma la conseguenza naturale di un modello di gestione che metteva lo spettacolo davanti alla sicurezza umana. Il contrasto tra il clima festoso del video e la realtà dei corpi estratti dalle macerie sottolinea l’enormità di una tragedia che si poteva e si doveva evitare.
Le ammissioni di Moretti e il caos dei soccorsi
Mentre le indagini proseguono, emergono anche le pesanti dichiarazioni rilasciate dal titolare durante gli interrogatori. Jacques Moretti ha ammesso di aver dovuto forzare una porta di sicurezza che risultava chiusa dall’interno, un dettaglio che spiegherebbe l’impossibilità per molti giovani di mettersi in salvo tempestivamente. Il racconto del proprietario si tinge di tinte drammatiche quando descrive il tentativo disperato di soccorrere una delle cameriere del locale, mentre il fumo e le fiamme avevano già invaso il seminterrato. Queste ammissioni confermano che, oltre al problema delle scintille pirotecniche, vi erano gravi carenze strutturali e organizzative. La presenza di ostacoli lungo le vie di fuga ha trasformato il Le Constellation in un labirinto senza uscita, dove il panico ha preso il sopravvento sulla possibilità di evacuazione ordinata.
La magistratura svizzera ha adottato misure cautelari severe, disponendo il carcere per Jacques Moretti e i domiciliari per la moglie Jessica, motivando la decisione con il rischio di inquinamento delle prove e la possibile distruzione di documenti contabili o amministrativi. Oltre alla dinamica dell’incendio, l’inchiesta si è allargata a macchia d’olio toccando altri aspetti della vita professionale dei due indagati, inclusi presunti giri di prostituzione in diverse città svizzere. Questo scenario complesso aggrava la posizione dei Moretti, delineando un profilo di gestione basato sull’illegalità e sul cinismo imprenditoriale. Nel frattempo, le famiglie delle vittime attendono risposte dalle autopsie e dagli accertamenti tecnici, mentre la politica nazionale, mossa dall’indignazione dell’opinione pubblica e dalle parole della premier Meloni, riflette sulla necessità di introdurre divieti assoluti per l’uso di fiamme libere e candele scintillanti nei luoghi pubblici al chiuso.


