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“Lo dicano ora”: il duro intervento dell’avvocato De Rensis sul caso Garlasco

Pubblicato: 13/01/2026 17:08

Il 12 gennaio su Rai Due è tornato in onda Lo stato delle cose dopo la pausa natalizia. In studio, Massimo Giletti ha riacceso i riflettori su alcuni dei casi di cronaca più discussi degli ultimi anni: la morte di David Rossi a Siena, lo scandalo che ha coinvolto Alfonso Signorini dopo l’intervista a Fabrizio Corona e soprattutto il delitto di Garlasco, al centro di nuove polemiche e sviluppi.

Proprio su Garlasco la trasmissione ha dedicato ampio spazio, cercando di fare ordine tra vecchie testimonianze, nuovi racconti e ricostruzioni che continuano a cambiare a distanza di 18 anni dall’omicidio di Chiara Poggi.

Il confronto in studio e il ruolo di Lovati

Nel corso della puntata è intervenuto in studio l’avvocato Antonio De Rensis. In collegamento c’era anche Massimo Lovati, ex difensore di Andrea Sempio, tornato a parlare del famoso “coniglio estratto dal cilindro”, espressione che aveva già fatto discutere in passato.

De Rensis ha commentato con attenzione il metodo dell’ex legale, sottolineando la complessità delle sue posizioni: “Io ho sempre ascoltato con grande attenzione le affermazioni di Lovati quando era difensore e le ho ascoltate con grande attenzione anche stasera. Io credo che Massimo Lovati non abbia mai parlato a vanvera, questo non vuol dire che ha detto cose giuste, ma quando ha parlato ha sempre seguito un ragionamento che io non ho sempre interpretato, ma credo che Massimo Lovati sia molto intelligente”.

Approfondimenti sul caso Garlasco

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Il caso Garlasco continua così a rimanere al centro dell’attenzione mediatica, tra nuove ipotesi e vecchie ombre mai del tutto dissipate. Ogni intervento pubblico riapre il dibattito su prove, indagini e testimonianze che ancora oggi dividono opinionisti e addetti ai lavori.

L’avvocato Antonio De Rensis durante un intervento televisivo

“Lo dicano ora”: la posizione di De Rensis sui testimoni

La discussione in studio si è poi concentrata su Muschitta, il testimone ritenuto inattendibile che in passato aveva descritto agli inquirenti una precisa situazione, salvo poi ritrattare. Dopo il recente servizio de Le Iene, le sue dichiarazioni sono tornate al centro del dibattito.

Su questo punto, l’avvocato De Rensis ha espresso una posizione netta e senza sfumature: “Io non credo a una parola di ciò che ha detto Muschitta, magari ha contagiato altre persone e questo nuovo testimone è stato suggestionato”.

Perplessità sulle intercettazioni e sui racconti

L’avvocato ha quindi articolato le sue perplessità, richiamando intercettazioni e dichiarazioni dell’epoca per sostenere la propria tesi. Ha messo in evidenza alcuni passaggi che, a suo dire, meritavano e meriterebbero ancora oggi un approfondimento investigativo più serrato.

Così De Rensis ha ricostruito i dubbi principali: “Ci sono due aspetti, il primo è riferito al padre di Muschitta che, se non sapessi che è il padre, penserei che avesse fatto degli studi di legge – dice riferendosi all’intercettazione fra Muschitta e papà il giorno dopo la testimonianza – ha sentito che il padre dell’inattendibile parla di “fuoco incrociato”, è come se avesse parlato con qualcuno perché non credo che sia laureato in giurisprudenza, e poi la frase di Sportiello (superiore di Muschitta, ndr) che dice “lo hanno portato là”, ma quando, nella pausa della testimonianza? Se io fossi uno che investiga prendo Sportiello e gli chiedo “chi hanno portato dove”? Detto ciò non credo a una parola di Muschitta. Credo che il testimone de Le Iene si sia fatto suggestionare”.

Immagine di repertorio sul caso Garlasco con riferimenti a Stasi e Sempio

Occhetti e Porta, i periti informatici di nuovo sotto i riflettori

Nel dibattito sono finiti anche Occhetti e Porta, i due ingegneri informatici che durante il primo processo a Alberto Stasi analizzarono il computer dell’imputato. In questi giorni i loro nomi sono tornati al centro dell’attenzione, anche per alcuni riferimenti giornalistici alla loro collaborazione con la difesa.

De Rensis ha replicato così a uno di questi riferimenti, chiamando direttamente in causa i due tecnici: “Un giornalista attempato che si chiama Colonnello – dice De Rensis – mi sembra che abbia fatto un riferimento a questa collaborazione con me, quindi chiedo a Porta e Occhetti (i due periti, ndr)… io spero che voi diffidiate, visto che mi risulta che vi hanno diffidato, spero che voi diffidiate, perché dice che voi lavorate per me e l’avvocato Giada Bocellari, io me li ricordo i nomi, qualcuno no”.

Suggestioni, moventi e “fumo negli occhi”

L’avvocato ha poi allargato il discorso al susseguirsi di ipotesi, suggestioni e possibili moventi emersi negli ultimi giorni sul delitto di Garlasco. Un caleidoscopio di versioni che, secondo lui, rischia di creare solo ulteriore confusione.

Così ha sintetizzato la situazione, citando alcuni elementi finiti di recente sotto i riflettori: “Qualche giorno fa ho sentito parlare della foto di una ragazza portoghese che era a Londra e che avrebbe suscitato gelosie, ho sentito il dottor Reale dire che Sempio frequentava la casa poco, poi le cose sono cambiate, è tutto normale, si possono avere ricordi diversi e sbagliati, adesso sento dire che verranno repertati oggetti dopo 18 anni che non hanno alcun valore giuridico… alla fine esiste anche il fumo negli occhi, ogni 3 o 4 giorni c’è un movente che si sovrappone all’altro”.

Foto di Chiara Poggi legata al delitto di Garlasco

Le domande ancora aperte sulla dinamica dell’aggressione

Nella parte finale del suo intervento, De Rensis ha richiamato anche il mutare nel tempo delle ipotesi sulla dinamica dell’aggressione a Chiara Poggi. Un aspetto cruciale del caso Garlasco, che continua a essere oggetto di analisi e riletture.

L’avvocato ha evidenziato come, secondo lui, anche su questo fronte si stiano accumulando versioni diverse: “Le cose cambiano, tanto è che due giorni fa ho sentito parlare di colluttazione, poi c’è stato un consulente che, svincolato dal pezzo giornalistico, ha detto che stanno facendo accertamenti. Ci è stato raccontato che per 18 anni Chiara non si è difesa perché conosceva l’aggressore, ora si comincia a passare di colluttazione, chissà…”.

Un caso che continua a dividere

Il delitto di Garlasco, nonostante le sentenze e gli anni trascorsi, continua dunque a sollevare interrogativi, revisioni e contrapposizioni. Tra nuovi testimoni, vecchie intercettazioni e ipotesi che si accavallano, la vicenda resta uno dei casi simbolo della cronaca nera italiana recente.

Le parole di Antonio De Rensis nello studio di Lo stato delle cose si inseriscono in questo quadro complesso, richiamando alla prudenza sulle suggestioni mediatiche e alla necessità, se davvero ci sono elementi concreti, di “dirlo ora” e con chiarezza, per rispetto della verità giudiziaria e della memoria di Chiara Poggi.

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