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Crans-Montana, il Papa riceve i parenti dei ragazzi morti: “Sono commosso, domandiamo a Dio perché”

Pubblicato: 15/01/2026 13:42

Nel silenzio carico di dolore che accompagna le grandi tragedie, anche le parole più alte sembrano faticare a trovare spazio. Quando la perdita è improvvisa, violenta, incomprensibile, ogni tentativo di spiegazione appare fragile. È in questo vuoto che si è inserito l’incontro avvenuto questa mattina nel Palazzo apostolico, dove Papa Leone XIV ha ricevuto i genitori e i familiari dei ragazzi vittime dell’incendio di Capodanno a Crans-Montana. Un momento segnato dalla sofferenza, ma anche dalla volontà di condividere il peso di una domanda che attraversa la fede e l’esperienza umana: perché.

Le cronache raccontano i fatti, i numeri, le responsabilità. Ma restano le vite spezzate e quelle che continuano, ferite, a cercare un senso. Il Pontefice ha scelto di non offrire risposte facili, di non negare la profondità del dolore. Al contrario, ha riconosciuto apertamente il limite delle parole, definendo l’affetto e le espressioni di compassione “limitati e impotenti” di fronte a una tragedia di tale portata.
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L’incontro con i familiari delle vittime

Accogliendo i parenti dei giovani coinvolti nel rogo di Crans-Montana, Papa Leone XIV si è detto profondamente commosso. La voce provata da un raffreddore, ha parlato a braccio, spiegando di aver accolto senza esitazioni la richiesta di udienza. Un sì immediato, motivato dal desiderio di condividere un momento che rappresenta, per chi soffre, una vera prova della fede.

Il Papa ha richiamato il ricordo di una celebrazione funebre, in cui il sacerdote aveva trasformato l’omelia in un dialogo diretto con Dio, scandito dalla domanda che ritorna sempre nei momenti di tragedia: “Perché, Signore, perché?”. Una domanda senza risposta immediata, che accompagna il dolore e mette alla prova le certezze più profonde.

Papa Leone XIV ritratto durante un evento ufficiale in Vaticano

Il dolore e la domanda sul senso

Nel suo discorso, il Pontefice ha ricordato che una delle persone più amate può essere stata strappata alla vita da una catastrofe di estrema violenza, oppure trovarsi ancora ricoverata, segnata nel corpo e nell’anima dalle conseguenze dell’incendio. Tutto questo, ha sottolineato, è avvenuto nel momento più inatteso, durante una notte di festa, quando il mondo celebrava l’inizio di un nuovo anno.

Di fronte a simili eventi, ha chiesto Leone XIV, quale parola può davvero consolare? Dove trovare un conforto che non sia fatto di frasi vuote, ma che sappia toccare il cuore e riaccendere la speranza? Il Papa ha indicato una sola parola possibile: quella pronunciata da Cristo sulla croce, “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, un grido che unisce l’esperienza umana del dolore alla dimensione più profonda della fede cristiana.

La speranza cristiana e la risurrezione

Il Pontefice ha ricordato che la risposta a quel grido non arriva subito, ma attraversa il silenzio, come accadde nei tre giorni che precedettero la risurrezione. Un silenzio che non è assenza, ma attesa. Proprio da lì nasce, secondo Leone XIV, la certezza che la speranza non è vana, perché Cristo è risorto e la Chiesa ne è testimone.

Il Papa ha ammesso con sincerità di non poter spiegare perché una prova così dura sia toccata proprio a quelle famiglie. Ha ribadito però che nulla può separare dall’amore di Cristo, né la morte né la sofferenza. La fede, ha spiegato, illumina anche i momenti più bui con una luce che permette di continuare il cammino, pur nella fatica, richiedendo pazienza e perseveranza.

La vicinanza della Chiesa

Nel suo messaggio conclusivo, Papa Leone XIV ha assicurato ai familiari delle vittime che tutta la Chiesa condivide il loro dolore. Ha promesso la preghiera personale e comunitaria per i defunti, per chi soffre ancora e per chi accompagna con amore i propri cari segnati dalla tragedia.

Il riferimento finale è stato a Maria, la Signora dei Dolori, immagine di una madre trafitta dal dolore ai piedi della croce. A lei il Papa ha affidato i familiari delle vittime, invitandoli ad attendere, come Maria, nella notte della sofferenza, con la certezza che un nuovo giorno potrà sorgere.

L’incontro si è concluso con la benedizione e l’augurio che la pace e la consolazione della fede accompagnino sempre i parenti delle vittime di Crans-Montana. Un momento di raccoglimento che non cancella il dolore, ma prova a renderlo condiviso, riconosciuto, umano.

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