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Crans-Montana, il sospetto su Moretti: “Tentò di inquinare le prove tra la strage e l’interrogatorio”

Pubblicato: 16/01/2026 09:09

A Crans-Montana, a distanza di giorni dal devastante incendio di Capodanno al locale Constellation, l’inchiesta entra in una fase sempre più delicata. Al centro non c’è soltanto la ricostruzione delle responsabilità legate alla tragedia, ma anche il timore, esplicitato dagli avvocati delle famiglie delle vittime, che alcune prove possano essere state compromesse o fatte sparire nelle ore e nei giorni successivi al rogo. Un sospetto che pesa come un macigno sull’indagine e che spinge la procura ad approfondire ogni dettaglio dei movimenti e delle scelte compiute dai titolari del locale.

Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione soprattutto sulle azioni di Jacques Moretti nelle ore immediatamente successive all’incendio: dal momento in cui raggiunge il locale in fiamme fino all’audizione davanti alla polizia, avvenuta circa dieci ore dopo. In questo intervallo temporale, secondo i legali delle vittime, sarebbero scomparse tracce digitali riconducibili al Constellation, un elemento che alimenta il sospetto di una possibile alterazione del quadro probatorio.
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I dubbi sulla scomparsa dei documenti

Uno dei punti più controversi riguarda la documentazione relativa alla ristrutturazione del 2015, intervento che avrebbe portato all’installazione di materiali infiammabili all’interno del locale. Moretti ha riferito agli inquirenti che quelle carte non sarebbero più disponibili, spiegando che una prima perdita sarebbe avvenuta durante il periodo Covid a causa di un’alluvione, seguita da un secondo episodio simile, pochi mesi fa, che avrebbe portato allo smaltimento di numerosi documenti contabili danneggiati.

Una versione che non convince del tutto i legali delle vittime, i quali chiedono che l’indagine venga preservata da qualsiasi rischio di distruzione di documenti o di manovre collusive. L’obiettivo dichiarato è uno solo: arrivare a una ricostruzione completa e trasparente di quanto accaduto, senza zone d’ombra.

La notte dell’incendio e le versioni a confronto

La ricostruzione di quella notte resta complessa. Jacques Moretti ha raccontato di essere stato avvertito dalla moglie Jessica e di essersi precipitato al Constellation, dove avrebbe forzato una porta di servizio chiusa a chiave insieme ad altre persone, trovandosi davanti a diversi feriti a terra. Un racconto che trova punti di contatto, ma anche differenze, con la testimonianza di Paolo Campolo, uno dei soccorritori presenti.

Campolo descrive l’apertura forzata di una porta a vetri laterale e ricorda la presenza di corpi ammassati all’interno. Nel suo racconto emerge anche un elemento inquietante: un tavolo che avrebbe ostruito il passaggio, dando l’impressione di essere stato posizionato per impedire l’evacuazione dei feriti. Il testimone riferisce inoltre l’intervento di una persona che parlava italiano e che avrebbe intimato di non toccare le vittime, senza però identificare direttamente Moretti.

Gli inquirenti stanno passando al setaccio ogni spostamento, anche perché Jacques Moretti è stato arrestato sei giorni dopo l’incendio e ora spera di ottenere la libertà su cauzione.

Fiori, candele e omaggi alle vittime del rogo di Crans-Montana

Patrimonio sotto la lente e indagini economiche

Parallelamente, la procura ha avviato verifiche approfondite sul patrimonio dei coniugi Moretti. Ville, immobili e investimenti sono oggetto di controlli incrociati, così come la provenienza dei fondi utilizzati per le ristrutturazioni e la gestione dei locali. Le autorità stanno valutando eventuali misure di blocco dei beni, qualora emergessero elementi ritenuti rilevanti per l’inchiesta.

Nel frattempo, ex dipendenti hanno sollevato ulteriori interrogativi sulle condizioni di sicurezza, parlando di comportamenti rischiosi, uscite di emergenza poco visibili o addirittura inutilizzabili, e pratiche che avrebbero aumentato il pericolo all’interno del locale.

La difesa e la voce di Jean-Marc Gabrielli

In questo clima teso, si è fatta sentire la voce di Jean-Marc Gabrielli, indicato come una figura molto vicina alla famiglia Moretti e legato sentimentalmente a Cyane Panine, una delle vittime simbolo della tragedia. In un’intervista televisiva, Gabrielli ha difeso apertamente i titolari del Constellation, descrivendoli come imprenditori appassionati e sostenendo che le dotazioni di sicurezza, come gli estintori, fossero presenti e documentabili.

La sua posizione, tuttavia, è anch’essa al vaglio degli investigatori. Alcune testimonianze lo collocherebbero all’ingresso del locale la sera di San Silvestro, con un ruolo attivo nella gestione degli accessi, mentre lui sostiene di trovarsi lì solo per motivi personali.

L’inchiesta sull’incendio di Crans-Montana prosegue dunque tra sospetti, versioni contrastanti e accertamenti patrimoniali. In gioco non c’è soltanto l’individuazione delle responsabilità penali, ma anche il diritto delle vittime e dei loro familiari a una verità completa, fondata su prove integre e su un’indagine che non lasci spazio a dubbi.

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